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Diritto senza frontiere

Le multinazionali svizzere devono rispettare i diritti umani

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Il Consiglio federale ed il Parlamento devono garantire, con regole vincolanti, che le imprese con sede in Svizzera rispettino i diritti umani e gli standard ambientali ovunque nel mondo. E’ quello che chiede la campagna «Diritto senza frontiere», che riunisce una cinquantina di organizzazioni. I diritti umani e la protezione dell’ambiente sono questioni troppo importanti per lasciarle al beneplacito delle imprese. La campagna beneficia del sostegno del Consigliere agli Stati Dick Marty. Questo specialista dei diritti umani chiama la Svizzera a stabilire regole chiare nell’interesse anche della sua propria reputazione.

Glencore in Congo, Triumph in Tailandia o Axpo in Russia… Alcune imprese svizzere violano i diritti umani e gli standard ambientali nelle loro attività all’estero. Su pressione di campagne pubbliche, numerose società hanno certamente preso disposizioni interne in materia di responsabilità sociale ed ambientale. Queste iniziative volontarie «non sono inutili, ma non sono di gran lunga sufficienti per impedire alle imprese di violare i diritti umani e di nuocere all’ambiente», ha spiegato Danièle Gosteli Hauser di Amnesty International davanti ai media a Berna. L’applicazione di questi intenti dipende in effetti dalla «buona volontà delle imprese». Inoltre, i meccanismi di controllo e di sanzioni sono molto deboli.

La cinquantina di organizzazioni di diritti umani e di sviluppo, sindacati, associazioni di protezione dell’ambiente, di donne e di associazioni d’azionari critici, che costituiscono l’alleanza «Diritto senza frontiere», chiede «regole vincolanti per le multinazionali svizzere». Con la loro campagna ed una petizione indirizzata al Consiglio federale ed al Parlamento, esigono disposizioni che obbligano le imprese con la loro sede in Svizzera a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali. «Oggi, una casa madre non è responsabile degli atti commessi dalle sue filiali o dai suoi fornitori», ha deplorato Chantal Peyer di Pane per tutti / Sacrificio Quaresimale. Nel caso, per esempio, di violazioni dei diritti umani da parte di una filiale di Glencore in Congo, le vittime non hanno oggi nessuna possibilità di sporgere querela contro la casa madre in Svizzera. «Una situazione molto grave per i diritti umani in tali paesi».

Come «rifugio di multinazionali», la Svizzera ha una responsabilità particolare in materia d’imprese e di diritti umani, ha dichiarato Urs Rybi della Dichiarazione di Berna. Ospita il più gran numero di multinazionali al mondo per abitante. Accanto alle imprese tradizionali, attira sempre di più società estere, tra cui un gran numero è attivo nel commercio di materie prime. Un ramo che «è il più esposto in termini di rischi per l’umanità e l’ambiente». Il Consiglio federale ha appena proposto una regolamentazione chiara e rapida delle società di sicurezza privata attive all’estero. Per Urs Rybi, è incomprensibile che la  Svizzera continui a raccomandare l’autoregolazione volontaria per il resto delle imprese.

3 novembre 2011