Casi del mese Scrivi una lettera, salva una vita

Dalla sua nascita, nel 1974, il Gruppo Ticino di Amnesty International si impegna concretamente per le vittime di violazioni dei diritti umani, ovunque nel mondo. La diffusione sul territorio cantonale degli Appelli internazionali di Amnesty International raccoglie l'adesione di centinaia di persone nella Svizzera Italiana. Qui è possibile scaricare i casi, pubblicati mensilmente, contribuendo grazie all'invio di una semplice cartolina alla difesa dei diritti fondamentali di persone altrimenti dimenticate.

Partecipare all'azione è semplice.

Dopo aver scaricato il documento PDF del caso scelto, si può ricopiare il testo suggerito su una cartolina, firmare, e spedire al destinatario indicato.

Altrimenti il documento può essere stampato, per ritagliare il formulario già pronto, firmare e incollare su una normale cartolina prima di spedire per posta.

Nella scelta delle cartoline chiediamo di prestare la massima attenzione, privilegiando paesaggi o immagini il più neutre possibile così da non turbare le diverse sensibilità culturali e religiose.

Ogni cartolina, ogni firma, conta!

Grazie mille!

Appelli attuali

BAHRAIN

bahrein.jpg

Ali Mohamed Hakeem al Arab è stato arrestato il 9 febbraio 2017 da agenti del CID (Criminal Investigations Directorate) con l'accusa di aver costituito un'organizzazione terroristica. In detenzione, per obbligarlo a firmare una confessione, è stato pesantemente torturato, in particolare gli sono state strappate le unghie dei piedi, gli sono state somministrate forti scariche elettriche e rotte le ossa delle gambe.

Ahmed Issa Ahmed al Malali è stato pure lui arrestato il 2 febbraio 2017 da membri del CID che agivano però congiuntamente con ufficiali della guardia costiera. Durante il suo fermo, Ahmed Issa Ahmed al Malali è stato colpito alle gambe con diverse pallottole che gli sono state rimosse in ospedale solo tre settimane dopo. Anche lui è stato selvaggiamente torturato finché non ha sottoscritto una confessione.

Il 22 agosto 2017 i due venticinquenni sono stati processati proprio sulla base delle confessioni estorte e condannati alla pena capitale. L'8 marzo 2019 la Corte di Cassazione ha confermato le sentenze.

Amnesty International chiede al sovrano del Bahrain di non ratificare le condanne a morte inflitte ad Ali Mohamed Hakeem al Arab e ad Ahmed Issa Ahmed al Malali. Gli chiede inoltre di ordinare immediatamente un nuovo processo che rispetti le norme internazionali di equità e che escluda qualsiasi prova ottenuta sotto tortura e non commini pene capitali.

Anche le allegazioni di tortura dovrebbero essere esaminate nel quadro di un'inchiesta indipendente ed imparziale.

Chiedi al Bahrain di riesaminare il caso di Ali e Ahmed!

VENEZUELA

gilber-caro-1366px.jpg

Gilber Caro è stato arrestato per motivi di natura politica il 2 marzo scorso e detenuto in isolamento fino a quando, il 13 marzo, è comparso davanti a un tribunale.

Durante l'udienza Gilber Caro è apparso visibilmente angosciato ed in pessime condizioni di salute. Ai giudici ha dichiarato di temere per la propria integrità fisica e mentale, se non addirittura per la sua stessa vita.

Il carcere nel quale è rinchiuso (Comunidad Penitenciaria Fénix-Lara) è infatti conosciuto per le frequenti e violentissime sommosse.

Amnesty International chiede che Gilber Caro possa liberamente incontrare la sua famiglia e gli avvocati di sua scelta. Chiede inoltre che la sua integrità fisica e mentale siano garantite.

Unisciti ad Amnesty, scrivi anche tu alle autorità venezuelane a sostegno di Gilber!

MOZAMBICO

maratane.jpg

Il 15 ottobre 2015, nel campo per i rifugiati di Maratane (Provincia di Nampula), una giovane profuga proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) è morta dando alla luce il suo bambino, lui pure deceduto.

Dopo questo increscioso episodio, i rifugiati del campo hanno incominciato a protestare per l'accaduto ed in seguito anche per le loro pessime condizioni di vita. Durante queste manifestazioni è stato preso d'assalto il posto sanitario del campo dal quale è stato sottratto del cibo.

Pochi giorni dopo, l'amministratore del campo ha sporto denuncia contro 24 persone ritenute responsabili dell'intrusione. 16 erano richiedenti l'asilo e ora detenute nel carcere della città di Pemba.

Il 29 maggio il tribunale provinciale di Cabo Delgado ha però assolto tutte le persone dalle accuse.

Amnesty International chiede che le 16 persone siano immediatamente liberate così che possano ritornare nel campo di Maratane; ma non estradate verso la RDC dove rischierebbero di subire gravi violazioni dei loro diritti umani. Chiede inoltre che, in attesa del rilascio, le loro condizioni di detenzione rispettino le norme internazionali, specialmente in materia di acqua, cibo e cure sanitarie.

 Agisci con Amnesty, chiedi giustizia per i 16 del campo di Maratane!