Lettere Ottobre 2013

IRAN - Sayed Ziaoddin Nabavi , studente ventisettenne, è stato arrestato il 14 giugno 2009, poco dopo aver partecipato a una protesta di massa contro la seconda elezione di Ahmadinejad alla ...

IRAN - Sayed Ziaoddin Nabavi , studente ventisettenne, è stato arrestato il 14 giugno 2009, poco dopo aver partecipato a una protesta di massa contro la seconda elezione di Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica. Nel gennaio del 2010 è stato condannato a 15 anni di carcere duro e a 74 frustate per attività sovversive. In realtà Sayed Ziaoddin Nabavi era membro del Consiglio per la difesa del diritto all’istruzione, un ente creato dagli studenti a cui era stato impedito di continuare l’Università a causa del loro attivismo politico. Nel maggio del 2011, dopo la pubblicazione di un documento di protesta per le pessime condizioni di carcerazione e per le torture subite durante gli interrogatori è stato trasferito in una prigione del Khuzestan, lontanissimo dai suoi familiari.

Amnesty considera Sayed Ziaoddin Natavi un prigioniero di coscienza, punito unicamente per il pacifico esercizio del suo diritto alla libertà di espressione e di associazione e ne chiede pertanto il rilascio immediato e senza condizioni ; così come, in attesa del suo rilascio, il suo trasferimento in un carcere più vicino al domicilio dei suoi familiari. Amnesty chiede inoltre che sia aperta un’inchiesta imparziale ed esaustiva sulle torture subite e che i responsabili siano giudicati.

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IRAQ - Ahmad ‘Amr ‘Abd al-Qadir Muhammad, palestinese nato in Iraq, è stato arrestato a Bagdad il 21 luglio 2006 e detenuto in isolamento per oltre un anno. In seguito è stato condannato a morte per appartenenza a un gruppo armato senza prove concrete, sulla scorta di testimonianze contraddittorie e di una sua confessione estorta sotto tortura. Il suo processo non è stato quindi per nulla equo.

Amnesty chiede la commutazione della pena capitale e che sia aperta un’inchiesta indipendente sulle torture subite da Ahmad ‘Amr ‘Abd al-Qadir Muhammad e che i responsabili vengano deferiti alla giustizia. Chiede inoltre che egli sia riprocessato ma con una procedura conforme agli standard di equità riconosciuti internazionalmente e senza ricorso alla pena di morte.

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ETIOPIA- L’associazione etiope per i diritti umani HRCO, la più vecchia ONG del Paese, vede ora il suo lavoro fortemente ostacolato dalle severe misure che il governo ha adottato nel gennaio del 2009. Queste disposizioni legali, il cui scopo ufficiale è regolamentare le attività delle associazioni civili, ostacolano invece eccessivamente l’azione delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, imponendo loro di ricevere dall’estero non più del 10% delle loro entrate e limitando al massimo al 30% le loro spese per le attività di ricerca, di assistenza giuridica gratuita e per altri interventi in favore delle vittime di soprusi. È inoltre stata creata un’agenzia statale che può obbligare le ONG a fornire informazioni che potrebbero nuocere gravemente alle vittime e ai testimoni di ingiustizie. Sono anni ormai che le autorità etiopi minacciano, arrestano e perseguitano gli attivisti impegnati nelle difesa dei diritti umani.

Amnesty chiede che siano immediatamente sbloccati i conti bancari della HRCO. Chiede inoltre che le restrizioni legali imposte alle ONG siano abolite.

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