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Nuove misure di polizia: dichiarazioni in Svizzera e all’estero Critiche degli esperti inascoltate

22 marzo 2021
Le misure di polizia per la lotta al terrorismo sono state criticate in termini molto severi, in particolare da esperti dell’ONU, del Consiglio di Europa, dei diritti dell’infanzia e perfino da professori di diritto svizzero. Ma queste critiche, purtroppo, non sono state ascoltate dai legislatori. Ecco una piccola panoramica delle prese di posizione più significative.
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Una definizione vaga e grandi rischi

La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, ha scritto ai legislatori e alle legislatrici svizzeri per chiedere loro di rivedere con urgenza il progetto di legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) per renderlo compatibile con gli obblighi in materia di diritti umani. Si è mostrata particolarmente preoccupata dalla definizione vaga di “potenziale terrorista” e dall’assenza di garanzie giuridiche sufficienti riguardo il campo di applicazione delle misure che l’Ufficio federale di polizia (fedpol) può pronunciare: “L’assenza di una definizione chiara e precisa apre la strada a un’interpretazione ampia che crea il rischio di ingerenze eccessive ad arbitrarie nei diritti umani”, ha scritto, aggiungendo che la nozione stessa di “potenziale terrorista” rischia di essere stigmatizzante.

La Commissaria ha sottolineato la gravità delle misure, in particolare gli arresti domiciliari previsti dalla legge. Una misura così severa, che può durare fino a nove mesi, non può assolutamente venir considerata come “proporzionata e necessaria” dal punto di vista dei diritti umani. Secondo lei, inoltre, il fatto che queste misure possano essere imposte con una decisione al di fuori del sistema di giustizia penale è particolarmente problematico.

La Commissaria ha espresso una preoccupazione particolare riguardo l’applicazione delle misure di polizia ai bambini “al di fuori del sistema di giustizia per minori e senza le garanzie giuridiche adeguate”. Questo genere di misure non dà la garanzia di un quadro sufficientemente adattato ai bambini, incluso per quelli che si considera potrebbero in un futuro essere implicati in attività terroristiche.

Dunja Mijatović ha ricordato che il rispetto dei diritti umani deve essere in primo piano nella lotta contro il terrorismo: “Le politiche che rispettano i diritti umani preservano i valori che i terroristi cercano di distruggere, indeboliscono il sostegno all’estremismo violento tra coloro che potrebbero essere tentati di aderirvi e rafforzano la fiducia dell’opinione pubblica nello Stato di diritto”.

Presa di posizione della Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, maggio 2020

Gravi conseguenze per i diritti umani

Tre relatori speciali e due relatrici speciali delle Nazioni Unite hanno scritto ai legislatori svizzeri chiedendo loro di rivedere il progetto di legge. Hanno sottolineato che le misure potrebbero toccare un certo numero di diritti umani, in particolare la libertà di circolazione, di associazione e di riunione, così come il diritto alla vita privata e familiare. In determinate circostanze potrebbero anche essere limitati il diritto al lavoro, il diritto all’educazione o il diritto di partecipare alla vita religiosa e culturale.

Le relatrici e i relatori si sono detti preoccupati dal fatto che il progetto di legge mancasse della chiarezza necessaria per garantire che le misure prese siano necessarie e proporzionate. La definizione di “potenziale terrorista” non è sufficientemente elaborata e l’estensione della definizione di terrorismo per includere ogni attività non violenta che potrebbe portare alla propagazione di paura e timore va ben oltre il diritto nazionale svizzero e viola le norme internazionali. Inoltre, i relatori hanno dichiarato che “gli atti che mirano a influenzare o modificare l’ordinamento dello Stato possono includere una serie di comportamenti che non sono di natura terroristica”. Gli esperti hanno pure criticato il potere discrezionale conferito all’Ufficio federale di polizia (fedpol) come anche la mancanza di garanzie in materia di controllo giudiziario.

Gli esperti hanno criticato il fatto che gli arresti domiciliari previsti dalla legge siano sottomessi a norme e garanzie meno rigide rispetto alla privazione della libertà in virtù del diritto penale. Questa legge bypassa così le garanzie e le condizioni procedurali consacrate dalla CEDU.

Altre critiche includono l’impatto importante che queste misure avrebbero sui diritti dell’infanzia, in particolare sul diritto all’educazione. Hanno espresso la propria preoccupazione sulle possibili conseguenze della stigmatizzazione dei minori a causa di una loro eventuale classificazione come “potenziali terroristi”, e della marginalizzazione e del trattamento discriminatorio che ne risulterebbero nei diversi contesti sociali.

Dichiarazione delle relatrici e dei relatori speciali dell’ONU, maggio 2020.

Un modello per i governi autoritari

In un’altra dichiarazione, le relatrici e i relatori speciali hanno osservato che la Svizzera non aveva fornito loro una “risposta soddisfacente” riguardo le preoccupazioni espresse sull’incompatibilità del progetto di legge con i diritti umani. Hanno dichiarato che “la definizione eccessivamente ampia dell’attività terroristica” potrebbe anche includere degli atti legittimi che mirano a influenzare o modificare l’ordinamento dello Stato, quali le attività legittime dei giornalisti, della società civile e dei militanti politici. Di conseguenza questa legge “potrebbe creare un pericoloso precedente e rischia di fungere da modello ai governi autoritari che tentano di reprimere la dissidenza politica, in particolare con la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti.”

Gli esperti hanno quindi nuovamente esortato i parlamentari a respingere una legge che “è destinata a diventare una macchia importante sul bilancio altrimenti solido della Svizzera in materia di diritti umani”.

Seconda dichiarazione delle relatrici e dei relatori speciali delle Nazioni Unite, settembre 2020.

L’esperto dell’ONU in materia di tortura, Nils Melzer, ha dichiarato alla SRF: “La nuova definizione del terrorismo in Svizzera va oltre quanto è accettabile in uno Stato di diritto”. Siccome il terrorismo è definito senza violenza, in principio qualsiasi attività politica non gradita al governo può essere interpretata come un’attività terroristica, ha dichiarato Melzer.

Violazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia

Un membro ed un ex presidente del Comitato sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite hanno vivamente criticato il progetto di legge: “La Svizzera è stata criticata dal Comitato sui diritti dell’infanzia per la sua soglia di intervento penale al di sotto degli standard internazionali (10 anni invece di 14 anni). Permettere alla polizia di intervenire senza infrazione a partire dai 12 anni è una nuova violazione degli obblighi elvetici nei confronti dei suoi bambini” derivanti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, che la Svizzera ha ratificato.

Secondo gli esperti di diritti dell’infanzia, “una strategia efficace di lotta contro il terrorismo non deve ignorare i diritti umani, ancor meno i diritti del bambino”. Al contrario, essa deve “rispettare questi diritti e tenere in considerazione i bisogni particolari degli adolescenti, la loro integrazione e la loro educazione”. Gli esperti esortano quindi i politici a rivedere il progetto.

Opinione dei membri svizzeri del Comitato sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, maggio 2020.

Porta aperta all’arbitrio

Poco prima del voto finale in Parlamento più di sessanta professori e professoresse di diritto di tutti gli atenei svizzeri hanno messo in guardia contro le decisioni arbitrarie che potrebbero scaturire da questa legge. Al centro delle loro critiche il concetto estremamente impreciso e soggettivo di “terrorista potenziale”, che “apre la porta all’arbitrio”. I professori hanno criticato l’assenza di un controllo giudiziario, la mancanza di garanzie penali, l’introduzione di una presunzione di pericolosità, l’incompatibilità degli arresti domiciliari con la CEDU e l’indebolimento della protezione dei minori. Hanno inoltre espresso la propria preoccupazione riguardo alle possibili “violazioni dei diritti fondamentali degli individui toccati dalle MPT” e che potrebbe esserci un numero importante di “falsi positivi”, ovvero persone ingiustamente accusate di “svolgere delle attività terroristiche”.

Infine, hanno chiesto ai legislatori e alle legislatrici di riconsiderare la propria posizione: “È in effetti di uno Stato di diritto forte di cui la Svizzera ha bisogno per poter rispondere alle minacce terroristiche. Il progetto di legge presentato all’Assemblea federale pone delle serie difficoltà alla luce della Costituzione federale e degli strumenti internazionali dei diritti umani. La sua adozione minerebbe gravemente il nostro Stato di diritto.”

Lettera aperta di 60 esperti di diritto, settembre 2020.

Critiche di altre organizzazioni

Piattaforma delle ONG svizzere per i diritti umani, ottobre 2019.

Rete svizzera per i diritti dell’infanzia, febbraio 2020.

Commissione Internazionale di Giuristi, (International Commission of Jurists – ICJ), giugno 2020.

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