Legge sulle misure di polizia Una legge arbitraria, superflua e inutile

1 giugno 2021
di Sarah Rusconi, portavoce Amnesty International Svizzera

La legge sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) dà un potere quasi illimitato alla polizia federale, che porrà ricorrere a misure coercitive contro adulti innocenti e persino bambini - senza il sospetto di un crimine e senza il consueto controllo da parte di un tribunale.

La legge promuove l'arbitrio e mette in pericolo i principi dello Stato di diritto. Ma soprattutto è inutile: la presunta lacuna nella lotta contro il terrorismo che dovrebbe colmare non esiste. Questo perché negli ultimi anni la Svizzera ha costantemente rafforzato gli strumenti per la lotta al terrorismo. Chiunque sia membro di un'organizzazione terroristica, sostenga, finanzi o recluti per conto di essa, diffonda foto o video di gruppi terroristici nei social media, minacci di ricorrere alla violenza o prepari un attacco può già essere perseguito e condannato secondo il diritto penale. E questo accade già nella realtà. Infatti già da anni sono punibili gli atti preparatori e il tentativo di reato.

Un’analisi dell'Università di Losanna di tutti i procedimenti per terrorismo trattati dal Tribunale penale federale dal 2004 mostra che nessuno dei 29 imputati è stato condannato per un atto di violenza. Le condanne riguardavano principalmente attività su Internet: per nove delle 27 persone condannate, i reati si riferivano ad attività sul web.

Le attività terroristiche possono quindi già essere perseguite e punite ben prima di un atto violento. Ma con l’introduzione della nuova la legge sulle misure di polizia le autorità dovranno diventare veggenti. La legge, infatti, è pensata per monitorare persone pericolose che non hanno commesso un crimine ma delle quali si suppone potrebbero essere pericolose in futuro. La polizia federale sarà quindi autorizzata a fare previsioni sulla pericolosità futura delle persone: un fatto preoccupante che apre le porte all'arbitrio. Le misure preventive prenderanno inevitabilmente di mira persone che sono solo apparentemente pericolose. E le persone ingiustamente sospettate dovranno dimostrare che in futuro non rappresenteranno un pericolo - questo non è solo impossibile, è un incubo kafkiano. Così si mina la presunzione di innocenza e si introduce la presunzione di pericolosità.

Ma ci sono elementi ancor più scioccanti. Le misure saranno applicabili già dai 12 anni, gli arresti domiciliari perfino dai 15 anni (unica misura che prevede l’avvallo di un giudice). Minori potranno quindi essere oggetto delle seguenti misure: l’obbligo di presentarsi e partecipare a colloqui, divieto di contatto, divieto di lasciare o accedere a determinati luoghi, limitazioni di viaggio al di fuori della Svizzera, la sorveglianza elettronica e la localizzazione dei telefoni cellulari. Inoltre, la legge autorizzerebbe la polizia ad intervenire e applicare misure amministrative coercitive contro bambini e adolescenti ritenuti potenziali terroristi in base a semplici indizi. Non è difficile prevedere delle decisioni di polizia basate sul “rischio zero”, che prenderebbero alla lettera comportamenti di giovani pre- o adolescenti, un’età spesso caratterizzata da una sana provocazione, dalla logica degli estremi o dalla sfida irrazionale. Vogliamo veramente dare alla polizia il potere di stabilire cos’è un indicatore di terrorismo invece che una bravata o un atto di inciviltà?

Se la polizia federale ritiene una persona pericolosa -maggiorenne o minorenne che sia - può ordinare contro di lei delle misure coercitive di propria autorità - senza alcun intervento diretto giudiziario (tranne nel caso degli arresti domiciliari). La polizia è quindi sia giudice che carnefice, in violazione di un altro fondamentale principio dello stato di diritto - la separazione dei poteri.

Quali profili di "persona potenzialmente pericolosa" ha nel mirino la legge di polizia, se già oggi le persone possono essere condannate per terrorismo a causa della loro attività su Internet? La legge sulle misure di polizia definisce l'attività terroristica come la "diffusione della paura e del timore" con intenzioni politiche. Così, anche la legittima protesta politica può essere perseguita dalla polizia - sia contro gli attivisti sui social media che contro persone contrarie alle misure di protezione dal Coronavirus sia contro i giovani ecologisti dello sciopero del clima. Questa ampia definizione di "timore" (art. 23e cpv.2 MPT) è in rottura con gli standard internazionali e con la legislazione svizzera: nel diritto penale, affinché un atto sia considerato terrorismo è richiesto un "reato violento", e nella legge sui servizi segreti una "minaccia concreta alla sicurezza interna o esterna". Con la nuova legge, la Svizzera diventa un modello per gli stati autoritari, fin troppo felici di perseguitare gli oppositori definendoli "terroristi". 

Ma che senso ha tutto questo? Chiunque voglia davvero commettere un attentato non può essere fermato con le misure coercitive - né dal braccialetto elettronico né con gli arresti domiciliari. Queste misure non fanno nulla per prevenire la violenza, colpiranno però molte persone innocenti e avranno un grave impatto sulla loro vita.  Siamo veramente pronte e pronti a sacrificare i nostri diritti e i principi dello Stato di diritto in nome di questa illusione della sicurezza totale?