Lo sfarzo dei giochi olimpici di Pechino non deve far dimenticare il bilancio della Cina in materia di diritti umani. © Wikimedia
Lo sfarzo dei giochi olimpici di Pechino non deve far dimenticare il bilancio della Cina in materia di diritti umani. © Wikimedia

Giochi olimpici Pechino 2022 Il diritto alla libertà d’espressione in Cina

Berna/Lugano, gennaio 2022
La pressione da parte delle autorità cinesi sulla libertà di espressione e di riunione supera le frontiere del paese. L’attenzione mediatica portata dai Giochi dovrebbe essere l’occasione per Pechino di affermare il proprio impegno a favore del rispetto dei diritti fondamentali.

Tra le numerose violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità cinesi, il loro sistematico disprezzo verso il diritto alla libertà di espressione deve portare alla vigilanza in occasione dei Giochi del 2022. È estremamente problematico che il governo cinese, pur organizzando un evento sportivo di grande portato destinato a celebrare gli scambi tra paesi e una comprensione reciproca, metta in atto un enorme sistema di censura e di controllo di tutto ciò che i suoi cittadini possono dire e vedere.

Censura

Il governo cinese gestisce in modo più rigido che mai ciò che i suoi cittadini possono vedere e dire del mondo. Applica quindi un filtro estremo su Internet, bloccando migliaia di siti web e servizi legati ai social media. I giornalisti sono soggetti a una forte censura: i messaggi giudicati troppo critici nei confronti delle autorità vengono rapidamente soppressi da un esercito di censori, e le voci dissidenti rischiano dure sanzioni. La liberté di espressione di determinati gruppi è particolarmente e continuamente minacciata, per esempio citizen journalists, accademici, persone impegnate nella difesa dei diritti umani – inclusi avvocati specializzati in questo campo – e le minoranze etniche e religiose.

Sorveglianza

Le tecnologie digitali e di sorveglianza di punta sono diventate un elemento cruciale dell’apparato dello Stato in tutte le regioni della Cina. Dalle megalopoli ai piccoli villaggi, i cinesi sono al centro di una costante sorveglianza – online come nella vita reale – che accresce e facilita molto il controllo da parte del governo.

Conseguenze spaventose in Cina continentale e a Hong Kong

Il sistema di censura e di sorveglianza in Cina, con la sua omnipresenza e il suo carattere altamente tecnologico, limita fortemente la libertà di espressione in questo paese. Non solo penalizza direttamente ciò che le autorità cinesi ritengono inappropriato, ma genera anche un clima di autocensura. Sempre più persone sono coscienti del rigido controllo esercitato dalle autorità negli spazi virtuali e non, e tarano quindi i propri propositi per evitare di superare la “linea rossa”. Adattarsi a questa situazione è estremamente difficile, se non impossibile. Le politiche ufficiali sui contenuti vietati hanno tendenza ad essere molto vaghi. Inoltre, le definizioni di “sicurezza nazionale” e di altri termini simili spesso utilizzati dal governo per legittimare la repressione del dissenso sono così ampie da mancare di chiarezza e di prevedibilità penale. Il rapido deteriorarsi di molti diritti a Hong Kong, tra cui la libertà di espressione, illustra in modo brutale il funzionamento dei meccanismi di censura nella Repubblica popolare di Cina.

La censura oltre la Cina

Il governo cinese tenta di imporre progressivamente la propria censura al mondo. I giornalisti stranieri sul posto che scrivono articoli critici nei confronti delle autorità sono sempre più spesso l’oggetto di ritardi e di rifiuti rispetto al rinnovo di visti, se non sono espulsi. La Cina si ostina a respingere gli appelli della comunità internazionale a favore dell’accesso libero alla regione autonoma uigura dello Xinjiang e di altre regioni per obiettivi di ricerca e di informazione, affermando che non vi avviene nessuna violazione dei diritti umani. Le persone che risiedono all’estero vengono colpevolizzate quando denunciano la situazione dei diritti umani in Cina. Applicando i criteri in materia di censura in vigore al suo interno, le aziende tecnologiche cinesi che conducono delle attività in altri paesi bloccano e censurano dei contenuti considerati “politicamente sensibili”, in particolare le critiche nei confronti del governo cinese.

Vigilare affinché la Cina rispetti le regole

La libertà di espressione è iscritta nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essa copre il diritto ciò che ci piace e ciò che pensiamo, e di cercare e di condividere ogni tipo di informazione, senza nozioni di frontiere. Essa dà anche il diritto di essere d’accordo o meno con le persone al potere e di esprimere delle opinioni con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma. La libertà di espressione è strettamente legata ad altri diritto – tra i quali le libertà di associazione, di riunione pacifica, di pensiero, di coscienza, e di religione o di convinzione – di cui favorisce l’esercizio.

La Cina è parte della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e il diritto alla libertà di espressione è iscritto nella sua Costituzione (articolo 35). Inoltre, quando ha sottoposto la propria candidatura per i Giochi invernali del 2022, il governo cinese ha fatto diverse promesse riguardo la libertà d’espressione. Ha quindi annunciato che i media che desiderassero coprire l’evento sarebbero liberi di comunicare qualsiasi tipo di informazione, incluso sui preparativi, e avrebbero avuto accesso a Internet senza impedimenti. Ha anche assicurato che degli spazi sarebbero stati previsti per delle manifestazioni.

La comunità internazionale nel suo insieme deve, da ora e durante i Giochi invernali 2022, esortare il governo cinese a dimostrare il proprio impegno sincero e duraturo per una migliore protezione delle libertà di espressione e di riunione pacifica, e di altri diritti umani.