Il famigerato carcere di Evin, vicino a Teheran. Il Gruppo Ticino di Amnesty si batte per la liberazione dell'attivista Narges Mohammadi, detenuta ad Evin insieme a centinaia di altre persone.
Il famigerato carcere di Evin, vicino a Teheran. Il Gruppo Ticino di Amnesty si batte per la liberazione dell'attivista Narges Mohammadi, detenuta ad Evin insieme a centinaia di altre persone.

Bellinzona, Auditorium di Banca Stato (Via H. Giusan 5 B), 30 aprile 2019 40 anni all'ombra degli Ayatollah - I diritti umani in Iran

Il Gruppo Ticino di Amnesty International, da anni impegnato nella difesa dei diritti dei dissidenti e di tutte le persone che si occupano della difesa dei diritti umani in Iran, invita a una serata speciale dedicata a meglio conoscere la condizione dei diritti umani nel paese grazie a due testimoni, l'attivista Nima Pour Jakob e Cristina Annunziata, presidente di Iran Human Rights Italia onlus.

 “L’anno della vergogna”, così Amnesty International ha definito il 2018 in Iran.

Durante tutto l’anno si sono susseguite proteste contro la povertà, la corruzione e l’autoritarismo che tengono in ostaggio le vite di milioni di iraniani. Le autorità hanno arrestato oltre 7’000 tra manifestanti, studenti, giornalisti, ambientalisti, attivisti, lavoratori e difensori dei diritti umani. A centinaia sono stati condannati a pene detentive o frustate.  Almeno 26 persone sono morte durante le proteste di piazza - 9 le morti sospette in carcere. A pagare un prezzo elevato per il loro attivismo sono state le donne che, con coraggio, hanno protestato contro la prassi abusiva e discriminatoria dell’obbligo d’indossare il velo.

Complessivamente lo scorso anno, in Iran, sono stati arrestati arbitrariamente, sia durante le proteste che nell’ambito del loro lavoro, 11 avvocati, 50 operatori dell’informazione e 91 studenti. Almeno 20 operatori dell’informazione sono stati condannati a lunghi anni di carcere o alle frustate al termine di processi iniqui.

La repressione si è intensificata anche nei confronti delle minoranze etniche e religiose - dai dervisci gonabadi ai cristiani, dai baha’i ai curdi solo per citarne alcune - con centinaia di arresti e ulteriori limitazioni all’accesso all’istruzione, all’impiego e ad altri servizi. 

Le autorità hanno cercato di ridurre al silenzio ogni forma di dissenso, inasprendo la repressione ai danni dei diritti alla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica e compiendo arresti di massa di manifestanti. L’impressionante numero di arresti, condanne e sentenze alla fustigazione rivela fino a che punto estremo le autorità sono arrivate pur di sopprimere il dissenso pacifico.

Oggi, a quarant’anni dalla Rivoluzione, per milioni di iraniani la libertà rimane una chimera: dopo la repressione in giacca e cravatta dello Scià, dal 1979 a schiacciare il popolo sono, per mano dei temuti basij (il braccio armato dei Guardiani della rivoluzione), i religiosi sciiti dalla lunga barba e il turbante.

Il Gruppo Ticino di Amnesty International è da anni impegnato nella difesa dei diritti umani di attiviste e attivisti iraniani.

Per sensibilizzare la popolazione ticinese sulla situazione dei diritti umani in Iran invita a un incontro pubblico  (vedi volantino scaricabile qui):

40 anni all'ombra degli Ayatollah - I diritti umani in Iran

Martedì 30 aprile, ore 18:00

Auditorium di Banca Stato, Via H. Guisan 5 b, Bellinzona

Il Gruppo Ticino di Amnesty Internationalè da anni impegnato nella difesa dei diritti umani di attiviste e attivisti iraniani. Un impegno che si traduce in fatti concreti: il 21 novembre 2018 l’avvocato e difensore dei diritti umani iraniano Abdolfattah Soltani - condannato nel 2012, al termine di un processo iniquo, a 13 anni di carcere - è stato liberato con la condizionale.

Ora il lavoro dei militanti ticinesi di Amnesty si concentra sul caso diNarges Mohammadi. Portavoce del Centre for Human Rights Defenders (CHRD), una ONG con sede a Tehran co-fondata dal Premio Nobel Shirin Ebadi, è detenuta dal maggio 2015 nella prigione di Evin. Nel maggio 2016 Narges è stata condannata in appello a 16 anni di carcere complessivi per una serie di imputazioni: crimini contro la sicurezza nazionale; fondazione di un’associazione ritenuta illegale; coinvolgimento in una campagna contro la pena di morte.

 

Gli ospiti

Nima Pour Jakob

Attivista per i diritti umani, è nato a Tabriz, Iran, nel 1987. Durante gli studi di ingegneria meccanica, a causa del suo attivismo, nel 2011 è stato arrestato insieme ad altri attivisti per i diritti dei lavoratori impegnati nel Comitato per la creazione di organizzazioni sindacali (Committee to Pursue the Establishment of Workers Organizations), e condannato a 6 anni di carcere. È rifugiato in Svizzera dal 2012.

Cristina Annunziata (in collegamento)

Archeologa di formazione e professione, è presidente di Iran Human Rights Italia onlus, associazione nata nel 2011 dopo la repressione delle proteste e mobilitazioni in occasione della riconferma dell’elezione di Ahmadinejad nel 2009. È la sezione italiana di Iran Human Rights (Ihr), organizzazione non governativa, apartitica e politicamente indipendente attiva dal 2007, con sede a Oslo, che persegue l’obiettivo del rispetto, in Iran, dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dai successivi trattati e atti di diritto internazionale.

 

La Rivoluzione del 1979

16 gennaio 1979: lo Scià Mohammad Reza Pahlavi abdica e sceglie l’esilio. Da oltre un anno in tutto l’Iran migliaia di cittadini iraniani - studenti, nazionalisti, religiosi, laici e comunisti – scendono regolarmente in piazza per denunciare le politiche autoritarie e le riforme fallite volute dal monarca.

Due settimane più tardi, centinaia di migliaia di persone affollano l’aeroporto di Teheran per assistere al rientro in patria dall’esilio parigino dell’Ayatollah Khomeini, il leader carismatico della rivolta.

Ai primi di febbraio si dimette l’ultimo governo dello Scià, e l’esercito si ritira. I temutissimi uomini della Savak – la polizia segreta dello Scià - hanno perso il potere di terrorizzare, imprigionare e torturare chiunque chieda maggiore libertà. Libertà di dire “no” a una modernizzazione forzata, imposta dal monarca e dai suoi alleati occidentali (USA in primis) per arginare l’opposizione comunista - libertà di difendere la cultura e le tradizioni del proprio paese ed esprimere opinioni poco gradite all’imperatore che tutto comanda.

Il 30 marzo 1979 un referendum popolare sancisce, con oltre 98% dei voti a favore, la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran. Alcool, gioco d’azzardo e prostituzione sono messi al bando, iniziano le persecuzioni contro gli omosessuali e chiunque non rispetti la shari’a. Viene creato il corpo delle Guardie rivoluzionarie, Pasdaran. A fine anno, in un secondo referendum, è approvata la nuova Costituzione, che crea un dualismo tra democrazia e autoritarismo. Da una parte il presidente e il parlamento, eletti dal popolo e con un potere limitato, dall’altra la Guida suprema, leader religioso quasi onnipotente.