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Lugano - Spazio 1929, Via Ciseri 3, 9 aprile 2019 Amnesty Apéro - Cambiamenti climatici: diritti umani in pericolo

I cambiamenti climatici rappresentano una delle più importanti sfide dei nostri tempi, anche in termini di diritti fondamentali. Ma perché affrontare il riscaldamento globale anche dalla prospettiva dei diritti umani? E come Amnesty può dare il proprio contributo alla lotta per un maggiore rispetto dell’ambiente? Ne parleremo con Chiara Liguori, esperta del tema per Amnesty International, il tempo di un Amnesty Apéro.

Negli ultimi due decenni eventi meteorologici estremi hanno colpito una media di 300 milioni di persone ogni anno, causando danni enormi, stroncando vite umano e sconvolgendo la quotidianità di centinaia e centinaia di persone che si ritrovano – da un giorno all’altro – senza casa e senza una fonte di reddito.

Se le emissioni nocive non saranno ridotte presto in modo significativo oltre 600 milioni di persone potrebbero vivere sulla propria pelle la siccità e la carestia, conseguenza diretta del riscaldamento globale. Questi sconvolgimenti ambientali minacciano direttamente i diritti fondamentali: tra questi il diritto alla vita, alla salute, al cibo, all’acqua e all’alloggio.

I leader mondiali e i governi hanno un ruolo fondamentale da giocare: mettere in atto politiche radicali che permettano di ridurre drasticamente le emissioni nocive, avviando per esempio politiche per sostituire i carburanti fossili. È loro dovere proteggere i cittadini e aiutare le popolazioni ad adattarsi al cambiamento climatico, per esempio nel caso di popolazioni costrette alla fuga dall’innalzamento dei mari. Un dovere sancito dall’Accordo di Parigi sul Clima, ma anche in base alle varie convenzioni di diritti umani che hanno ratificato. 

Ad essere in pericolo sono molti diritti umani conquistati dopo lunghe lotte che hanno mobilitato la società civile, ed è concreto il rischio che disuguaglianze già esistenti siano esacerbate. A pagarne il prezzo maggiore saranno fasce della popolazione già discriminate o marginalizzate.

Il cambiamento climatico, ad esempio, sconvolge le vite di molte donne nel mondo: sono loro ad occuparsi di piccole fattorie che pagano a caro prezzo le conseguenze di siccità, alluvioni o raccolti mancati. E sono sempre le donne a portare letteralmente sulle proprie spalle le conseguenze della siccità poiché sono spesso le responsabili dell’approvvigionamento idrico delle proprie famiglie.

Ad essere colpite sono anche le popolazioni indigene, la cui sopravvivenza e cultura sono strettamente dipendenti dall’ambiente che le circonda. Spesso queste comunità vivono in microclimi particolarmente sensibili ai mutamenti del clima e, visto il forte legame tra la cultura e la terra, la loro identità culturale è direttamente minacciata dai mutamenti che vive l’ambiente circostante.

Molti conflitti, ad esempio per il controllo delle risorse naturali, sono esacerbati dai cambiamenti climatici il che fa aumentare il rischio di nuovi conflitti in futuro. Questo potrebbe portare a un maggior numero di persone in fuga, alla ricerca di un approdo sicuro. 

L’ospite - Chiara Liguori

Policy advisor presso il Segretariato Internazionale di Amnesty, a Londra, è responsabile dello sviluppo del lavoro politico e strategico sul cambiamento climatico e sui diritti umani. 

Chiara ha conseguito una laurea in Scienze politiche presso l'Università di Pisa e un master in politiche dell'Unione Europea presso l'ULB di Bruxelles. Prima di ricoprire il ruolo di Policy advisor sul tema del clima, ha lavorato per Amnesty per oltre sette anni come ricercatrice specializzata sui Caraibi nel Programma Americhe. In precedenza, ha lavorato per l'UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) nelle isole Comore e come Human Rights Officer presso la missione ONU per il mantenimento della pace ad Haiti. È appassionata di lotta al cambiamento climatico dal punto di vista dei diritti umani, essendo stata membro attivo del gruppo di lavoro interno di Amnesty sul cambiamento climatico e i diritti umani. Attualmente sta studiando per un Master in Protezione dei Rifugiati e Studi sulle Migrazioni Forzate presso l'Università di Londra.