Lugano - Tunnel di Besso, 21 aprile 2018 Amnesty in azione. Libertà per Narges, Abdolfattah e Ilham!

Sabato 21 aprile il Gruppo Ticino di Amnesty International scende in strada e invita la popolazione a mobilitarsi a sostegno di tre difensori dei diritti umani: Narges Mohammadi (Iran), Abdolfattah Soltani (Iran) e Ilham Tohti (Cina). Tutti e tre prigionieri di coscienza, incarcerati solo per aver espresso le proprie opinioni in modo pacifico, sono stati “adottati” dal Gruppo Ticino che, insieme ad altri gruppi di volontari di Amnesty International nel mondo, da diversi anni lavora assiduamente per ottenerne la liberazione.

Sabato 21 aprile, data del 46esimo compleanno di Narges Mohammadi, i volontari di Amnesty animeranno il Tunnel di Besso, chiedendo ai passanti di firmare messaggi di solidarietà con i tre prigionieri, oppure di scattare selfie e postarli sui social così da lanciare tanti messaggi di sostegno della richiesta di libertà per questi coraggiosi difensori dei diritti fondamentali. Sarà inoltre possibile sottoscrivere petizioni rivolte ai governi iraniano e cinese per chiedere la liberazione immediata di Narges, Abdolfattah e Ilham, tutti e tre ingiustamente incarcerati.

 

I 3 casi

narges.jpg

Narges Mohammadi, iraniana, è portavoce del Centre for Human Rights Defenders (CHRD), una ONG con sede a Tehran co-fondata dal Premio Nobel Shirin Ebadi. Il CHRD è attivo nella difesa dei diritti delle donne, dei prigionieri politici e delle minoranze in Iran ed è stato chiuso in maniera coatta dalle forze di sicurezza nel 2008.

Narges è detenuta dal maggio 2015 nella prigione di Evin, dopo aver già scontato tre mesi di detenzione nel 2012 con successivo rilascio per gravi motivi di salute.

In carcere da oltre 1'000 giorni, durante i quali è stata messa in isolamento tre volte, nel maggio 2016 Narges Mohammadi è stata condannata in appello a 16 anni di carcere complessivi per una serie di imputazioni: crimini contro la sicurezza nazionale; fondazione di un’associazione ritenuta illegale; coinvolgimento in una campagna contro la pena di morte.

 

abdol.jpg

Abdolfattah Soltani è un avvocato iraniano, cofondatore, insieme al Premio Nobel Shirin Ebadi, del Centre for Human Rights Defenders (CHRD).

Soltani è stato arrestato più volte a causa della sua attività: una prima volta il 30 luglio 2005; 16 giugno 2009 quando è stato nuovamente fermato senza alcuna motivazione e detenuto per 72 giorni. Un terzo arresto è seguito il 10 settembre 2011.

Abdolfattah è stato condannato a 18 anni di carcere (pena poi ridotta a 13 anni), per aver co-fondato un’associazione ritenuta illegale; per aver diffuso una propaganda anti-governativa; e per aver accettato premi ritenuti illegali (The Nuremberg International Human Rights Prize).

Oltre alla condanna Soltani è stato inoltre bandito dall’esercizio della professione di avvocato per 20 anni.

Il 21 marzo 2018 ha iniziato uno sciopero della fame, in protesta per il mancato permesso in occasione dell’anno nuovo persiano e il rifiuto da parte delle autorità di rivedere il suo caso. In seguito a un appello di numerose personalità internazionali Soltani ha sospeso lo sciopero della fame il 26 marzo, annunciando che lo riprenderà il 20 aprile.

 

 tohti.jpg

Ilham Tohti - premio Martin Ennals 2016 per i difensori dei diritti umani - è un docente universitario uiguro, condannato all’ergastolo dalle autorità cinesi nel 2014 con l'accusa d'incitamento al "separatismo". 

Nel 1994 Tohti entra nel mirino delle autorità cinesi per i suoi lavori sulle discriminazioni che avvenivano nello Xinjiang. Dal 1999 al 2003 viene allontanato dall’insegnamento con il divieto di pubblicare i suoi scritti. Si “sposta” sul web, dove crea il sito uyghurbiz.net per incoraggiare il dialogo tra uiguri e cinesi. 

Le autorità cinesi oscurano più volte la pagina e arrestano le persone che vi scrivono, ma Tohti non abbandona il suo lavoro. Per questo motivo viene arrestato nel 2009, dopo aver condiviso informazioni sull’arresto e la sparizione di diversi uiguri che avevano manifestato contro il governo cinese. Sottoposto più volte agli arresti domiciliari, nel 2014 è condannato all’ergastolo al termine di un processo lampo durato due giorni. Il "Mandela della Cina" sta scontando la propria pena nonostante i numerosi riconoscimenti internazionali attribuiti alla sua azione.