Bellinzona - Auditorium Banca Stato, 13 aprile 2018 Incontro con Nargis Mosavi, giornalista afghana

Venerdì 13 aprile, alle 20.15 l’Auditorium Banca Stato di Bellinzona ospiterà un incontro con la giovane giornalista afghana Nargis Mosavi. Con lei anche Emanuele Giordana, esperto di Afghanistan. Promotori dell’iniziativa sono Amnesty International, Reporter Senza Frontiere e l’Associazione ticinese dei Giornalisti.

Nargis Mosavi ha 23 anni e lavora per l’emittente afghana Tolonews, da sempre oggetto di minacce da parte del Governo, dei Talebani e di Daesh. Ha esordito nel mondo televisivo in giovanissima età: lavorando inizialmente dietro lo schermo, per poi condurre trasmissioni in diretta. Ogni sera presenta una trasmissione di carattere economico intitolata “Bazaar”. La sua famiglia, che si era rifugiata in Pakistan fuggendo gli orrori del conflitto, è rientrata in Afghanistan nel 2002 con la famiglia e si è stabilita nella Kabul liberata dalla coalizione internazionale, per dare il proprio contributo alla rinascita del paese.

Durante la serata, Nargis Mosavi racconterà la sua vita di giovane donna ambiziosa e di giornalista consapevole dei problemi che affronta l’Afghanistan, e parlerà delle sfide che le donne afghane devono affrontare, correndo il rischio di morire in uno dei numerosi attacchi ai giornalisti.

Nel 2017, secondo il portale Watchdog, sono stati perpetrati ben 141 attacchi contro giornalisti, con 14 casi di morte. Una situazione è confermata anche nel Rapporto 2017-18 di Amnesty International.

Il Governo rimane l’attore più aggressivo nei confronti dei media. La vita di un giornalista in Afghanistan è costantemente in pericolo. Nargis Mosavi non può girare per la città o per il paese senza protezione e quando si sposta è obbligata a farlo con vetture blindate ma senza nessuna garanzia di sicurezza.

Nargis Mosavi rappresenta oggi il modello di giornalista che lotta per la parità dei diritti fra donne e uomini, per la libertà d’espressione in un paese in cui regnano povertà, disoccupazione, corruzione, ingiustizia e insicurezza, in cui gli uomini controllano ancora completamente l’accesso agli incarichi decisionali e la vita delle donne, fuori e dentro la famiglia.


Dal Rapporto 2017/2018 di Amnesty International
NAI, un organismo di vigilanza al servizio della libertà di stampa attivo in Afghanistan, ha segnalato durante l’anno passato più di 150 aggressioni nei confronti di giornalisti e altri professionisti del settore mediatico, oltre ad attacchi contro locali che ospitano gruppi di giornalisti. Questi attacchi, commessi sia da agenti del governo che da entità esterne, si sono manifestati sotto forma di omicidi, arresti, incendi, aggressioni e minacce.
Inoltre la violenza nei confronti delle donne e delle ragazze non è cessata. In particolare sono aumentate le punizioni in pubblico inflitte da gruppi armati in nome della Sharia (diritto islamico). L’anno scorso un giornalista di primo piano della regione di Zaboul ha ricevuto minacce di morte da parte dei talebani, e in seguito è stato oggetto di vari tentativi di assassinio. Nonostante abbia denunciato i fatti e poiché le forze di sicurezza non hanno fatto nulla per proteggerlo, ha dovuto lasciare la provincia. In novembre combattenti dello Stato Islamico Khorasan hanno attaccato l’emittente Shamshad TV a Kabul; un membro del personale è stato ucciso e altri sono stati feriti.