Nel mondo, circa 3000 persone impiegate nel settore sanitario sono morte del virus, a causa di protezioni insufficienti. ©AFP via Getty Images
Nel mondo, circa 3000 persone impiegate nel settore sanitario sono morte del virus, a causa di protezioni insufficienti. ©AFP via Getty Images

Covid-19 Personale sanitario in pericolo di fronte alla pandemia

Comunicato stampa, 13 luglio 2020, Lugano – Contatto media
I governi devono essere ritenuti responsabili della morte di operatori sanitari e di lavoratori essenziali che non hanno protetto efficacemente dal Covid-19. Lo ha detto oggi Amnesty International nel pubblicare un nuovo rapporto che documenta le esperienze degli operatori sanitari di tutto il mondo. L'analisi dei dati disponibili da parte dell'organizzazione ha rivelato che sono più di 3000 gli operatori sanitari morti a causa del Covid-19 in tutto il mondo - una cifra che è probabilmente sottostimata.

Amnesty International ha documentato casi preoccupanti in cui gli operatori sanitari che hanno espresso preoccupazioni per la sicurezza nel contesto della risposta al Covid-19 hanno dovuto affrontare ritorsioni, che vanno dall'arresto e dalla detenzione fino alle minacce e al licenziamento.

"Con l'aggravarsi della pandemia di Covid-19 in tutto il mondo, esortiamo i governi a prendere sul serio la salute e la vita dei lavoratori essenziali. I paesi che non hanno ancora vissuto la fase acuta della pandemia non devono ripetere gli errori dei governi la cui incapacità di proteggere i diritti dei lavoratori ha avuto conseguenze devastanti", ha detto Sanhita Ambast, ricercatrice e consulente per i diritti economici, sociali e culturali di Amnesty International, "È particolarmente inquietante vedere che alcuni governi puniscono i lavoratori che danno voce alle proprie preoccupazioni per le condizioni di lavoro che possono minacciare le loro vite. Gli operatori sanitari in prima linea sono i primi a sapere se la politica del governo non funziona, e le autorità che li mettono a tacere non possono seriamente sostenere di dare priorità alla salute pubblica".

Migliaia di persone hanno perso la vita

Attualmente non esiste un monitoraggio globale sistematico di quanti lavoratori sanitari ed essenziali sono morti dopo aver contratto il Coronavirus.

Tuttavia, Amnesty International ha raccolto e analizzato un'ampia gamma di dati disponibili secondo i quali oltre 3000 operatori sanitari sono morti dopo aver contratto il Covid-19 in 79 paesi del mondo.

Secondo il monitoraggio di Amnesty International, i Paesi con il più alto numero di decessi di operatori sanitari finora registrati comprendono gli Stati Uniti (507), la Russia (545), il Regno Unito (540, di cui 262 operatori sociali), il Brasile (351), il Messico (248), l'Italia (188), l'Egitto (111), l'Iran (91), l'Ecuador (82) e la Spagna (63).

Il dato complessivo è probabilmente una sottostima significativa a causa della sottovalutazione dei dati, mentre i confronti accurati tra i vari Paesi sono difficili a causa delle differenze di conteggio. Ad esempio, la Francia ha raccolto dati solo da alcuni dei suoi ospedali e centri sanitari, mentre le cifre relative agli operatori sanitari deceduti fornite dalle associazioni sanitarie in Egitto e Russia sono state contestate dai rispettivi governi.

Carenza di dispositivi di protezione salvavita

Gli operatori sanitari hanno segnalato gravi carenze di dispositivi di protezione individuale (DPI) in quasi tutti i 63 Paesi e territori oggetto di indagine da parte di Amnesty International.

Tra questi vi sono paesi che potrebbero ancora vivere una fase acuta della pandemia, come l'India e il Brasile e diversi paesi africani. Un medico che lavora a Città del Messico ha detto ad Amnesty International che i medici spendono circa il 12% del proprio stipendio mensile per acquistare i propri DPI.

Oltre a una carenza globale di forniture, le restrizioni commerciali potrebbero aver aggravato il problema. Nel giugno 2020, 56 paesi e due blocchi commerciali (l'Unione Europea e l'Unione Economica Eurasiatica) avevano messo in atto misure per vietare o limitare l'esportazione di alcune o tutte le forme di DPI o dei loro componenti.

"Mentre gli Stati devono garantire che ci siano sufficienti DPI per i lavoratori all'interno dei loro territori, le restrizioni commerciali rischiano di esacerbare le carenze nei paesi che dipendono dalle importazioni", ha detto Sanhita Ambast, "La pandemia è un problema globale che richiede una cooperazione globale".

Rappresaglie

In almeno 31 dei paesi analizzati da Amnesty International, i ricercatori hanno registrato segnalazioni di scioperi, di minacce di sciopero o di proteste da parte di lavoratori sanitari ed essenziali a causa di condizioni di lavoro non sicure. In molti Paesi, tali azioni sono state accolte con rappresaglie da parte delle autorità.

In Egitto, per esempio, Amnesty ha documentato i casi di nove operatori sanitari detenuti arbitrariamente tra marzo e giugno con accuse vaghe ed eccessivamente ampie di "diffusione di notizie false" e "terrore". Tutte le persone detenute avevano espresso preoccupazioni per la sicurezza o criticato la gestione della pandemia da parte del governo.

Un altro medico egiziano ha detto ad Amnesty International che i medici critici subiscono minacce, interrogatori da parte della National Security Agency (Nsa), interrogatori amministrativi e sanzioni. Ha detto:

"Molti [medici] preferiscono pagare il proprio equipaggiamento personale per evitare questo estenuante avanti e indietro. Le autorità costringono i medici a scegliere tra la morte e la prigione".

In alcuni casi, la risposta agli scioperi e le proteste è stata pesante.

In Malesia, per esempio, la polizia ha disperso una protesta pacifica contro una società di servizi di pulizia ospedaliera. Le lamentele dei manifestanti si sono concentrate su quello che, secondo loro, è stato il trattamento ingiusto dei membri del sindacato da parte dell'azienda e la mancanza di una protezione sufficiente per gli addetti alle pulizie ospedaliere. La polizia ha arrestato, trattenuto e accusato cinque operatori sanitari per "raduno non autorizzato", in violazione del loro diritto alla libertà di associazione e di riunione.

"I lavoratori del settore sanitario e i lavoratori essenziali hanno il diritto di alzare la voce contro i trattamenti iniqui", ha detto Sanhita Ambast, "Gli operatori del sanitario possono aiutare i governi a migliorare la propria risposta alla pandemia e a mantenere tutti al sicuro - ma non possono farlo se sono in prigione, e non possono farlo se hanno paura di parlare".

Ci sono state anche segnalazioni in diversi Paesi di licenziamenti o di azioni disciplinari per aver espresso le proprie preoccupazioni.

Negli Stati Uniti, ad esempio, l'assistente infermiera certificata Tainika Somerville è stata licenziata dopo aver postato un video su Facebook dove ha letto una petizione che chiedeva più DPI. Tainika dice che il personale della casa di cura in Illinois dove lavora non è stato informato che stava assistendo pazienti Covid-19 e l'ha scoperto attraverso i media.  La casa di cura aveva segnalato 34 infezioni e 15 decessi legati al Coronavirus al 29 maggio.

In Russia, Amnesty International ha evidenziato i casi di due medici, Yulia Volkova e Tatyana Reva, soggette a ritorsioni dopo aver lamentato la mancanza di DPI. Yulia Volkova è stata accusata in base alla legge russa sulle fake news e rischia una multa fino a 100 000 rubli (1443 dollari), mentre Tatyana Reva sta affrontando un procedimento disciplinare che potrebbe portare al suo licenziamento.

Sottopagati e senza indennità

Oltre alle condizioni di lavoro non sicure, Amnesty International ha documentato come alcuni lavoratori del sanitario ed essenziali siano pagati sottopagati o in alcuni casi non pagati del tutto.

Nel Sud Sudan, ad esempio, i medici sul libro paga del governo non ricevono lo stipendio da febbraio e non ricevono pacchetti di assistenza sociale o copertura medica. In Guatemala, almeno 46 dipendenti delle strutture non sono stati pagati per i due mesi e mezzo di lavoro in un ospedale Covid-19.

In alcuni Paesi non ci sono indennità aggiuntive per gli operatori sanitari e i lavoratori essenziali nel contesto della pandemia Covid-19, mentre altri Paesi alcune categorie di lavoratori sono esclusi dalle indennità

Amnesty International chiede agli Stati di considerare il Coronavirus come una malattia professionale.

In questo contesto, gli Stati devono garantire che i lavoratori sanitari ed essenziali abbiano accesso a un risarcimento e ad altri tipi di sostegno nel caso in cui contraggano l'infezione. Essi devono anche essere inclusi nei gruppi prioritari per i test del virus.

Stigmatizzazione e violenza

Amnesty International ha documentato diversi casi in cui i lavoratori sanitari ed essenziali hanno subito stigmatizzazioni e violenze a causa del proprio lavoro. Ad esempio, un'infermiera in Messico sarebbe stata inzuppata di cloro mentre camminava per strada e nelle Filippine gli aggressori hanno versato candeggina in faccia a un dipendente dell'ospedale.

Questi incidenti indicano un clima di disinformazione e di stigmatizzazione, sottolineano quanto è importante che i governi forniscano informazioni accurate e accessibili sulla diffusione della malattia.

In Pakistan, da aprile, Amnesty International ha registrato diversi casi di violenza contro gli operatori sanitari. Degli ospedali sono stati oggetto di atti vandalici, dei medici sono stati aggrediti e uno è stato addirittura colpito da un membro della Forza antiterrorismo.

In diverse dichiarazioni alcuni ministri pachistani hanno sostenuto che gli ospedali hanno le risorse necessarie, ma circolano notizie secondo cui gli ospedali sono stati costretti ad allontanare anche i pazienti critici per la mancanza di letti, respiratori e altre attrezzature salvavita. Questo mette in pericolo gli operatori sanitari, poiché la gente non gli crede quando dicono di non avere la possibilità di accogliere nuovi pazienti.

Raccomandazioni

"Ci appelliamo a tutti gli Stati colpiti dalla pandemia di Covid-19 affinché conducano una revisione pubblica indipendente della loro capacità di risposta e della loro strategia di azione di fronte alla pandemia, con l'obiettivo di meglio proteggere i diritti umani e le vite umane nel caso di un'epidemia di massa in futuro", ha detto Sanhita Ambast.

Questo dovrebbe includere un esame per verificare se i diritti degli operatori sanitari e dei lavoratori essenziali - compreso il diritto a condizioni di lavoro giuste e favorevoli e il diritto alla libertà di espressione - sono stati adeguatamente tutelati.

Gli Stati devono garantire un adeguato risarcimento per tutti i lavoratori sanitari ed essenziali che hanno contratto il Coronavirus sul lavoro. Devono inoltre indagare sui casi in cui i lavoratori hanno dovuto affrontare rappresaglie per aver sollevato problemi di salute e sicurezza, e fornire un rimedio efficace a coloro che sono stati trattati ingiustamente, anche reintegrando coloro che hanno perso il lavoro per aver parlato.

Situazione in Svizzera

In Svizzera disponiamo di pochissimi dati e quindi la situazione del personale sanitario e dei professionisti dei settori chiave è poco conosciuta. Nella sua seduta del 20 maggio 2020, il Consiglio federale ha tuttavia incaricato la Cancelleria federale di presentare entro la fine del

2020 un rapporto di valutazione sulla gestione delle crisi durante la pandemia. Il rapporto sarà redatto in collaborazione con i dipartimenti e i rappresentanti dei Cantoni. Considerando l'importanza di questa crisi senza precedenti e l'evidente necessità di trasparenza, Amnesty International ritiene che una valutazione interna non sia sufficiente. L'organizzazione chiede al Consiglio federale di commissionare una valutazione indipendente della gestione della pandemia di Covid-19. In particolare, questa analisi dovrebbe valutare l'impatto della crisi e delle misure adottate dalle autorità svizzere sui professionisti della salute e sui professionisti dei settori chiave in Svizzera. Tale studio è necessario per valutare se i diritti fondamentali degli operatori sanitari e dei lavoratori essenziali sono stati pienamente rispettati. Dovrebbe inoltre indicare, utilizzando dati disaggregati, la misura in cui gli operatori sanitari e altri gruppi di popolazione sono stati infettati dal virus.

L’analisi da parte del parlamento della “legge Covid-19” sarà un’opportunità per esigere una valutazione in questo senso, come elaborato da Amnesty International nella propria presa di posizione (presa di posizione, in tedesco).

Contesto

Ai fini del presente briefing, per "operatori sanitari" si intendono tutti coloro che sono coinvolti nella fornitura di assistenza sanitaria e sociale a qualsiasi titolo, compresi, ma non solo, medici, infermieri, assistenti sociali, addetti alle pulizie, autisti di ambulanze e personale delle strutture. Mentre il briefing si concentra in gran parte sugli operatori sanitari, date le informazioni disponibili, le stesse questioni si applicano a una gamma più ampia di "lavoratori essenziali" che sono stati esposti al Covid-19 in una serie di lavori in prima linea durante la pandemia.

 

Tutti i dati sono corretti al 6 luglio 2020.