Nuovo rapporto di Amnesty International Guantanamo: scioperi della fame e tentativi di suicidio

Berna/Lugano, 6 febbraio 2006. Amnesty International pubblica oggi un rapporto aggiornato sulla drammatica situazione dei sospetti terroristi detenuti nella base americana di Guantanamo. Un documento che prova gravi violazioni dei diritti dell’uomo e contiene le testimonianze di scioperi della fame e ten-tativi di suicidio. Intitolato "Guantanamo; le vite spezzate. Le conseguenze della detenzione illimitata per i detenuti e le loro famiglie", il rapporto ai avvale dei contributi di ex detenuti e dei loro famigliari.


500 uomini di 35 nazionalità sono tuttora detenuti nel campo di prigionia allestito dagli Usa nella base di Guantanamo, sull’isola di Cuba. Alcune decine di prigionieri stanno portando avanti uno sciopero della fame per protestare contro le violazioni dei diritti dell’uomo, i maltrattamenti e le disumane condizioni di detenzione, mentre numerosi tentativi di suicidio sono stati segnalati. Nel dicembre 2005 il Dipartimento statunitense della difesa aveva reso noto che da 30 a 35 detenuti – tutti sospetti terroristi internazionali catturati dopo l’11 settembre 2001 – rifiutavano il cibo e dovevano essere nutriti con la forza o per via intravenosa. Finora, nessun detenuto ha potuto beneficiare di un riesame giudiziario che convalidasse la legalità della sua detenzione, mentre a 9 prigionieri viene negata la scarcerazione benché non siano più considerati come “nemici combattenti”. “Guantanamo rimane una tragica realtà – ha affermato Susan Lee, direttrice del programma America di Amnesty International -. Malgrado la condanna espressa dalla comunità internazionale, le autorità statunitensi continuano a privare centinaia di detenuti del loro diritto a un giusto processo davanti a un tribunale degli Stati Uniti. Questi uomini reclamano il rispetto della Convenzione di Ginevra sui diritti dei prigionieri e chiedono di essere rilasciati in assenza di un capo di imputazione. Infine, i 500 detenuti di Guantanamo chiedono che membri di organizzazioni per i diritti dell’uomo, come Amnesty, siano autorizzati a visitarli per appurarne le condizioni di detenzione”.
Le testimonianze raccolte mostrano che le famiglie dei prigionieri non ricevono alcuna informazione sulle condizioni dei loro cari, non sanno neppure se sono ancora in vita o se sono morti durante la prigionia. Il rapporto di Amnesty rivela inoltre che vessazioni e sofferenze non si limitano alla base di Guantanamo. In alcuni casi, la scarcerazione non è che un passaggio verso un altro luogo di detenzione illegale e anche chi viene liberato porta i segni psichici e fisici dei mesi trascorsi nella prigione americana. Per questo Amnesty International chiede alle autorità USA di pubblicare i nomi di tutti i detenuti di Guantanamo e degli altri centri di detenzione nel mondo; di liberare tutti i detenuti a cui non viene indicato un capo d’imputazione sorretto da prove concrete; di chiudere il campo di Guantanamo e consentire ispezioni di organi indipendenti per valutare le condizioni di prigionia negli altri centri di detenzione; di aprire inchieste indipendenti per accertare tutte le denunce di tortura e maltrattamenti.

Per leggere la versione integrale in lingua inglese del rapporto andate all'indirizzo www.amnesty.org

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