Nuovo rapporto di Amnesty denuncia Israele Libano, deliberata distruzione di infrastrutture civili

Londra/Lugano, 23 agosto 2006. Nel recente conflitto che lo ha opposto alla milizia di Hezbollah, Israele ha messo in atto una politica di deliberata distruzione di infrastrutture civili in territorio libanese. Oggi Amnesty International – l’organizzazione mondiale per i diritti umani – rende pubblici i risultati di un’indagine che dimostra che durante il conflitto Israele ha commesso in alcuni casi crimini di guerra.

La distruzione da parte dell’esercito dello Stato ebraico di migliaia di abitazioni civili, così come gli attacchi che hanno colpito e danneggiato numerosi ponti, strade e depositi d’acqua e di carburante, facevano parte di una strategia militare pianificata, e non possono essere giustificati come “danni collaterali”. Il rapporto pubblicato oggi da Amnesty International rafforza la necessità e l’urgenza di un intervento rapido delle Nazioni Unite, unitamente all’apertura di un’inchiesta esaustiva e indipendente sulle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario di cui si sono resi colpevoli tanto Hezbollah quanto Israele durante il conflitto armato durato un mese.

“L’affermazione di Israele che gli attacchi alle infrastrutture rientravano nella legalità è totalmente erronea” ha dichiarato Kate Gilmore, segretario generale aggiunto di Amnesty International. “Numerose violazioni citate nel nostro rapporto, come attacchi e reazioni militari sproporzionate e condotte senza criterio e rispetto per la vita della popolazione civile, costituiscono crimini di guerra. Gli elementi in nostro possesso suggeriscono che la massiccia distruzione di centrali d’acqua ed elettriche, di varie infrastrutture viarie indispensabili per la circolazione dei veicoli e il trasporto di generi alimentari e di prima necessità, nonché per portare aiuto umanitario alla popolazione, erano deliberate e rientravano in una precisa strategia militare”.

Il governo israeliano ha respinto le accuse, ribadendo più volte che venivano attaccate solo postazioni e istallazioni presidiate dai militari di Hezbollah, e che i danni alle abitazioni civile erano dovute al fatto che la milizia sciita utilizzava la popolazione come “scudo umano” per proteggersi dalle rappresaglie israeliane. “Ma la tipologia, l’intensità e la vastità degli attacchi e dei danni inferti alle infrastrutture civili tolgono qualsiasi credibilità a tali affermazioni” ha proseguito Kate Gilmore.

Il rapporto pubblicato oggi a Londra si basa su informazioni di prima mano che l’organizzazione per i diritti umani, premio Nobel per la pace nel 1977, ha raccolto nel corso di decine di colloqui con molte vittime dei bombardamenti israeliani, rappresentanti delle Nazioni Unite, esponenti delle Forze di difesa israeliane (FDI) e del governo libanese, in Libano e in Israele. Alcune delle informazioni contenute nel rapporto sono state riprese da dichiarazioni ufficiali e da articoli di stampi apparsa nei giorni del conflitto.

Il rapporto denuncia:
-    la distruzione massiccia compiuta dalle forze israeliane di interi quartieri e di villaggi civili
-    attacchi a ponti e infrastrutture viarie in zone prive di importanza strategica
-    attacchi a stazioni di benzina e di filtraggio dell’acqua e a supermercati, contravvenendo all’interdizione di colpire obiettivi indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile
-    dichiarazioni di responsabili militari israeliani, che indicano che la distruzione di infrastrutture civili costituiva uno degli obiettivi della campagna militare, con l’obiettivo di sollevare la popolazione contro Hezbollah

Amnesty International lancia pertanto un appello a favore dell’apertura da parte delle Nazioni Unite di un’inchiesta esaustiva e imparziale sulle violazioni commesse dalle due parti durante il conflitto, con particolare attenzione alle conseguenze del conflitto sulla popolazione civile dei due paesi. Con l’obiettivo di determinare le responsabilità individuali nei casi accertati di violazione del diritto internazionale e di concedere commisurate riparazioni alle vittime innocenti del conflitto.