L'11 gennaio il quinto anniversario dalla creazione di Guantanamo Diritti umani violati nella guerra al terrorismo

L'11 gennaio il mondo "celebra" una triste ricorrenza che indigna tutte le persone sensibili alle violazioni dei diritti umani: il quinto anniversario dall'apertura del carcere americano in territorio cubano di Guantanamo, dove negli ultimi cinque anni più di 500 prigionieri sono stati deportati con l'accusa di complicità con il terrorismo internazionale.

Molti prigionieri sono già stati liberati per insufficienza di prove, ma la maggioranza ancora attende di conoscere un capo di imputazione e nessun prigioniero ha potuto beneficiare di un procedimento conforme agli standard fissati dal diritto internazionale. Amnesty International chiede con forza l'immediata chiusura del carcere di Guantanamo e pretende che le persone tenute in custodia dalle autorità americane vengano incriminate e sottoposte a un equo e imparziale processo oppure liberate. Ma nel mondo non sono soltanto gli Stati Uniti ad aver adottato una legislazione "ad hoc" nell'ambito della guerra al terrorismo che costituisce una pericolosa erosione dei diritti fondamentali delle persone. Anche Gran Bretagna e Francia hanno modificato le loro legislazioni per limitare alcune libertà individuali.Poche settimane dopo l'11 settembre 2001 gli Stati Uniti hanno adottato il famigerato Patriot Act - una legge anti-terrorismo ad hoc - oltre a un decreto che consentiva l'istituzione di tribunali speciali militari con il compito di giudicare le persone di nazionalità straniera arrestate nell'ambito della guerra al terrorismo. Tutto il mondo ha potuto assistere alle derive che ne sono seguite: pratica della tortura e trattamenti degradanti a Guantanamo e Abu Ghraib, la creazione di centri di detenzione "segreti" in altri stati complici degli Usa e le cosiddette "renditions" di sospetti terroristi.
Mentre George W. Bush affermava nel 2003 che gli Stati Uniti si impegnano a livello mondiale per l'eliminazione della tortura, giuristi del Pentagono si sforzavano di persuadere l'opinione pubblica che incappucciare un detenuto, legargli i piedi e le mani e obbligarlo a stare in posizioni dolorose per delle ore non costituivano atti che violano la Convenzione contro la tortura.

Maggiore sorveglianza

Tony Blair e il suo omologo francese hanno seguito la strada intrapresa dalla superpotenza americana. Il primo ministro inglese ha infatti presentato nell'ottobre 2005 un progetto di legge che autorizza la detenzione amministrativa - senza capo di imputazione e senza accesso alla difesa legale - di tutte le persone sospettate di terrorismo internazionale per un periodo di 90 giorni. Fortunatamente, la Camera dei Lords ha respinto la richiesta fatta dal governo di poter utilizzare in tribunale informazioni e confessioni estorte con la tortura. In Francia - paese che si era opposto alla guerra in Iraq - il ministro Nicolas Sarkozy ha allestito un progetto di lotta al terrorismo che prevede un controllo più stretto di internet, intercettazioni telefoniche, l'uso massiccio della videosorveglianza. Politiche repressive adottate dopo l'11 settembre sono tuttora vigenti in molti paesi: Australia, Bahrein, Giappone, Kenya, Russia, Uzbekistan, Egitto, Malesia e altri ancora.


Standard minimi
Le norme messe oggi in discussione erano state stabilite nell'intento di garantire il rispetto dei diritti umani e forme di giustizia eque e imparziali anche in cirocstanze di guerra, e codificate nella Convenzione di Ginevra del 1949, che definisce anche le modalità di trattamento dei prigionieri di guerra. Molti dei suoi principi vengono oggi violati apertamente e gli standard minimi di rispetto dei diritti umani vengono sospinti verso il basso. Ciò è gravissimo, perché solo il rispetto della legalità può rivelarsi un'arma efficace contro il terrorismo.