Numerose le segnalazioni di comportamenti arbitrari o eccessivi © Manuel Pralong
Numerose le segnalazioni di comportamenti arbitrari o eccessivi © Manuel Pralong

Polizia svizzera sotto tiro Amnesty chiede rispetto per i diritti umani nel lavoro della polizia

Ogni settimana i mass media riferiscono di problemi riscontrati con agenti di polizia durante i loro interventi sul territorio svizzero: violenze nel corso di interrogatori, inchieste disciplinari, critiche alla gerarchia da parte dei sindacati. Per questo Amnesty International ha deciso di condurre una ricerca e pubblicare il rapporto “Svizzera. Per una polizia rispettosa dei diritti umani”.

Amnesty International ha presentato lunedì 25 giugno a Berna il suo rapporto sul lavoro della polizia elvetica. In particolare, questo rapporto si sofferma su:

  • i comportamenti della polizia incompatibili con le norme internazionali relative ai diritti umani, come le misure di contrainte pericolose, che hanno causato dei decessi, l’uso abusivo della forza o le detenzioni arbitrarie con scopi “punitivi”;
  •  gli equipaggiamenti pericolosi utilizzati dalla polizia, come il gas lacrimogeno impiegato negli spazi chiusi, i proiettili coloranti oppure i Taser utilizzati senza alcuna valutazione dei rischi;
  • gli interventi contro gruppi particolarmente bersagliati, come i richiedenti l’asilo, le persone di colore, gli altermondialisti, i tifosi di calcio e i minori;
  • la delega di compiti polizieschi a imprese di sicurezza private, il cui personale non prende in considerazione il rispetto dei diritti umani.

Il rapporto illustra una trentina di casi, verificatisi negli ultimi anni in quattordici cantoni svizzeri. La ricerca condotta da Amnesty International stabilisce che la polizia svizzera ha compiuto numerose violazioni dei diritti umani. Peggio ancora, la maggior parte di queste violazioni sono rimaste impunite. “Nella nostra ricerca, abbiamo constatato che gli agenti di polizia che hanno commesso degli errori non sono praticamente mai condannati, poiché nessuna inchiesta è eseguita oppure le inchieste non sono né indipendenti né esaustive”, denuncia Denise Graf, giurista presso la Sezione svizzera di Amnesty International e tra gli autori del rapporto.

Comportamenti razzisti e discriminatori

“Di fronte a persone di colore, certi poliziotti sembrano perdere il senso delle regole della legalità e della proporzionalità”, ha deplorato Gerome Tokpa, segretario generale di Carrefour de réflexion et d’action contre le racisme anti-Noir (CRAN). “Dalla sua creazione nel 2002, il CRAN registra regolarmente denunce di Neri vittime delle violenze della polizia durante controlli di routine, presso i commissariati di polizia o durante operazioni i cui nomi (ad esempio NERO) non lasciano dubbi sulle categorie prese di mira”. Per sensibilizzare la polizia, il CRAN ha organizzato formazioni multiculturali con la polizia di Basilea. Queste formazioni hanno permesso di far diminuire la tensione tra la comunità nera e la polizia.

Necessità della formazione

Anche il comandante della polizia cantonale di Neuchâtel, André Duvillard, ha insistito sulla necessità di una formazione adeguata per mettere fine agli interventi illegali da parte della polizia.
Raccomandazioni per una polizia rispettosa dei diritti umani
“È senza dubbio perché la polizia non rispetta i diritti umani, tacendo nel contempo le violazioni, che i rapporti tra Amnesty International e la polizia sono stati ambigui per molto tempo”, ha spiegato Anneke Osse, del Programma Polizia e diritti umani della Sezione olandese di Amnesty International, la quale ha lavorato dieci anni come educatrice per la polizia olandese. “Le violazioni dei diritti umani persistono poiché sia non esistono meccanismi interni di correzione, sia la cultura della polizia è caratterizzata da un “muro del silenzio”, ciò che di fatto impedisce di condurre inchieste sugli abusi perpetrati”.
Amnesty International raccomanda alle autorità politiche e ai responsabili della polizia in Svizzera:

  • di organizzare nei cantoni delle istanze indipendenti per il deposito e l’istruzione delle denunce contro la polizia, così da permettere di investigare rapidamente e in maniera indipendente;
  • di introdurre le misure necessarie (adozione di codici etici, miglioramento della formazione, reclutamento di personale straniero nei corpi di polizia) affinché le pratiche poliziesche siano conformi ai diritti umani;
  • di adottare criteri chiari quando imprese di sicurezza private ricevono incarichi di polizia. Le direttive per la concessione di una autorizzazione dovrebbero focalizzarsi sulle tecniche di riduzione progressiva dei mezzi impiegati, sui periodi di formazione in materia di diritti umani e sull’etica professionale.

Diverse pratiche a seconda dei cantoni

“La sovranità cantonale dà luogo a pratiche che variano molto a dipendenza dei cantoni e delle persone impiegate nei rispettivi dipartimenti di polizia”, afferma Denise Graf. Sulla base del rapporto pubblicato oggi, la Sezione svizzera lancia una campagna che si concentrerà nei prossimi sei mesi su 6 importanti cantoni: Ginevra, Vaud, Zurigo, Berna, Soletta e Basilea-Città. Amnesty International spera che le sue raccomandazioni saranno accettate dai responsabili della polizia nel corso degli incontri organizzati in questi cantoni nei mesi di agosto e settembre.