Amnesty International si rallegra per la decisione del Consiglio degli Stati di non autorizzare i «tasers» nelle espulsioni forzate

Berna / Lugano, 10 dicembre 2007. Amnesty International è rinfrancata dalla decisione presa oggi dalla maggioranza del Consiglio degli Stati di non autorizzare l’impiego di armi paralizzanti nell’ambito delle misure di coercizione applicabili durante le operazioni di rimpatrio di cittadini stranieri. Tra il 2002 e la fine di settembre 2007, Amnesty International ha recensito almeno 291 decessi dovuti all’impiego di «tasers» negli Stati Uniti e in Canada. L’organizzazione per i diritti umani sottolinea che nessuno studio indipendente è stato finora condotto per accertare le conseguenze dell’uso di queste armi e chiede al Consiglio Nazionale di rivedere la sua posizione e di seguire il voto del Consiglio degli Stati.

«Il fatto che il voto abbia avuto luogo proprio oggi, 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani, ha ricordato ai Consiglieri agli Stati il loro obbligo morale di rispettare i diritti fondamentali» ha affermato il Segretario della Sezione svizzera, Daniel Bolomey.

Amnesty International ritiene che le armi paralizzanti a elettrochoc non dovrebbero venir utilizzate che in circostanze limitate e ben definite, quando esse rappresentano l’unica alternativa per impedire conseguenze mortali. L’organizzazione per i diritti umani giudica il ricorso ai «tasers» nell’ambito delle misure di coercizione applicabili in operazioni di rimpatrio e di espulsione di cittadini stranieri come totalmente sproporzionate. Una posizione che era stata adottata dal Consiglio Federale, ma in seguito smentita dal Consiglio Nazionale.

Queste armi, benché ritenute non letali, hanno causato la morte di almeno 291 persone negli Stati Uniti e in Canada tra il 2002 e il mese di settembre 2007. Nelle scorse settimane, un immigrato polacco di 39 anni è stato «immobilizzato» con l’uso dei «tasers» dopo aver dovuto attendere per alcune ore nel settore arrivi dell’aeroporto di Vancouver. Un video girato da un testimone mostra l’uomo, in evidente stato di agitazione, che rovescia alcune sedie e getta per terra un computer, prima di essere bloccato al suolo con due scariche elettriche dagli agenti accorsi. Pochi istanti dopo l’uomo è deceduto. Se in questa circostanza specifica la diretta correlazione tra la morte e l’impiego dei «tasers» non è stata finora formalmente accertata, il caso dimostra che malgrado la sua pericolosità il ricorso a quest’arma può essere del tutto sproporzionato.

Nessuno studio rigoroso, indipendente e imparziale è stato finora condotto per accertare le conseguenze dell’uso delle pistole paralizzanti, in particolare se usate contro persone affette da problemi cardiaci, sotto l’effetto di droghe o in stato di forte agitazione, come nel caso delle persone in procinto di essere espulse dal nostro paese.