Rapporto annuale 2005: Svizzera

<p><b>Confederazione svizzera </b><br /><br /><b>Capo di Stato e di governo</b>: Samuel Schmid <br /><b>Pena di morte</b>: abolizionista per tutti i reati <br /><b>Statuto di Rom

Confederazione svizzera

Capo di Stato e di governo: Samuel Schmid
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Statuto di Roma della Corte penale internazionale: ratificato
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata con riserve
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato

Sono continuate a pervenire denunce di maltrattamenti, uso eccessivo della forza e abusi di stampo razzista da parte della polizia. È stato proposto un emendamento federale alla legge sul diritto di asilo che, se approvato, violerebbe la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati poiché limita il diritto dei richiedenti asilo ad accedere a procedure efficaci per l’asilo e per il ricorso in caso di rifiuto. Nonostante il Parlamento e la polizia abbiano adottato importanti misure in vari cantoni, la violenza domestica contro le donne ha continuato a essere un problema significativo.

Razzismo, maltrattamenti e uso della forza da parte della polizia
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa hanno pubblicato, rispettivamente a maggio e a giugno, le proprie osservazioni sulla Svizzera. Entrambi gli organi hanno raccomandato la creazione di una commissione di appello cantonale indipendente che possa esaminare le denunce sporte contro le forze dell’ordine. Il CAT ha anche raccomandato di informare le vittime e le loro famiglie del loro diritto al risarcimento e di stabilire procedure più trasparenti. A tal proposito, il CAT ha chiesto informazioni su quali misure avesse adottato la Svizzera per indennizzare le famiglie di due uomini morti durante l’espulsione forzata dal Paese. Il Commissario ha proposto la presenza di un osservatore nel corso delle operazioni di deportazione di cittadini stranieri e ha ribadito che tali operazioni non devono essere condotte da imprese di sicurezza private.

A seguito delle proteste di un gran numero di istituzioni e organizzazioni internazionali e nazionali, il governo ha proibito l’uso di armi che somministrano scosse elettriche, incluse le pistole taser, durante le espulsioni forzate di cittadini stranieri.

Alcuni cantoni hanno compiuto significativi passi in avanti per impedire le violazioni dei diritti umani e hanno introdotto alti standard di protezione dei diritti umani durante le operazioni di polizia.

Legge in materia di asilo

Nel mese di dicembre il Parlamento ha proposto una riforma della legge federale sull’asilo che mirava a limitare, per le persone prive di documenti di identità, la possibilità di presentare domanda di asilo ed eventuale successivo ricorso in caso di rigetto della prima istanza. Le modifiche prevedevano anche di ridurre l’assistenza sociale per i richiedenti asilo la cui domanda era stata rifiutata, anche se essi non potevano lasciare immediatamente il Paese. Se fosse stato approvato, l’emendamento avrebbe rischiato di inasprire la criminalizzazione e il trattamento inumano dei richiedenti asilo respinti. I richiedenti asilo hanno ripetutamente lamentato gli abusi e il trattamento inumano subito per mano degli uffici cantonali per l’immigrazione e dei corpi di polizia. Ad esempio, nel cantone Soletta i richiedenti asilo la cui domanda era stata rigettata non hanno potuto ottenere servizi di assistenza sociale fino a quando la Corte federale ha giudicato incostituzionale tale pratica.

Violenza sulle donne

La violenza domestica ha continuato a essere assai diffusa in tutta la Svizzera, nonostante il codice penale consenta di perseguire i reati di violenza domestica, incluso lo stupro, anche senza denuncia ufficiale della vittima. Altri aspetti della legislazione interna sulla violenza tra le mura di casa sono stati diversi a seconda dei cantoni.

Una nuova legge federale sui cittadini stranieri ha suscitato preoccupazione perché non fornisce protezione alle vittime di violenza domestica che non siano considerate cittadine svizzere. Esse hanno il diritto di restare nel Paese, indipendentemente da matrimonio o coabitazione continuativa, soltanto se possiedono determinati requisiti, per esempio se risiedono in Svizzera da almeno tre anni e hanno importanti ragioni personali per restare nel Paese. È stato motivo di preoccupazione anche l’effetto delle nuove norme nei confronti di persone non svizzere vittime o testimoni di casi di tratta degli esseri umani, in quanto la legge non riconosce loro il diritto di rimanere in Svizzera. Tuttavia, i cantoni sono liberi di permettere a tali persone di restare nel Paese per motivi.