Azione contro la pena di morte in Messico © Amnesty International
Azione contro la pena di morte in Messico © Amnesty International

Rapporto annuale 2008 di Amnesty International 60 anni di promesse non mantenute

È un ritratto a tinte fosche quello che emerge dal Rapporto annuale 2008 di Amnesty International, pubblicato oggi a Londra. 60 anni dopo la firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, uomini e donne subiscono discriminazioni e torture, diritti fondamentali come la libertà d’espressione sono calpestati, la pena di morte è ancora praticata.

I governi di molti paesi sono incapaci di fronteggiare gravissime crisi umanitarie e violazioni dei diritti umani come quelle in atto in Darfur, Zimbabwe, Irak e Myanmar. Nel capitolo riservato alla Svizzera, l’organizzazione  denuncia in particolare le campagne xenofobe, la precaria situazione delle  famiglie private del diritto all’asilo e la diffusa violenza domestica. Amnesty  International chiede agli Stati il coraggio di rispettare gli impegni presi 60  anni fa al momento della firma della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.  

I governi devono scusarsi per i loro fallimenti

Amnesty International chiede ai dirigenti di tutto il mondo di scusarsi e di assumersi le  loro responsabilità per 60 anni di fallimenti in materia di diritti umani, invitandoli a  prendere provvedimenti concreti affinché i diritti di tutti gli esseri umani siano rispettati, nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo firmata il 10 dicembre 1948. “Il mondo oggi è ancora segnato dall’ingiustizia, dall’ineguaglianza e  dall’impunità. È urgente che gli stati agiscano in fretta per colmare il fossato esistente  tra le promesse fatte e le realizzazioni concrete” ha affermato Irene Khan, Segretario generale di Amnesty International, in occasione del lancio del Rapporto annuale  2008, che fotografa la situazione dei diritti umani in oltre 150 paesi. 

Diritti umani calpestati nel mondo

60 anni dopo l’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, lo scenario rimane preoccupante: in almeno 81 paesi sono stati accertati casi di tortura o  trattamenti degradanti, in 54 paesi uomini e donne sono state condannati al termine di processi iniqui che non rispettano gli standard internazionali, mentre in 77  Stati la libertà d’espressione viene soffocata. 1252 persone sono state condannate  a morte, spesso al termine di processi iniqui, e 270 sono tuttora detenute nella base  di Guantánamo senza processo o capo d’imputazione. 

Incapacità di fronteggiare le crisi umanitarie

L’ostacolo più grande sulla strada del rispetto dei diritti umani è la mancanza di una  visione coerente e di una strategia comune a livello globale, afferma Amnesty International. “Il 2007 è stato caratterizzato dall’impotenza dei governi occidentali nel  fronteggiare gravi crisi umanitarie e dalle posizioni ambivalenti o incerte adottate dai  paesi emergenti, poco inclini ad agire quando si sono manifestate situazioni di crisi a  livello di diritti umani, come nel caso di conflitti di lunga durata come in Darfur, così  come incapaci di rimediare alle crescenti ineguaglianze che aggravano le condizioni di  vita di milioni di persone” ha dichiarato Irene Khan.   Amnesty International esorta i governi di tutto il mondo ad adottare un nuovo modello comune fondato sui principi della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.


Le critiche alla Svizzera

© Keystone © Keystone

Nel capitolo dedicato alla Svizzera, Amnesty International denuncia il clima di xenofobia suscitato dalle campagne di manifesti promosse dall’UDC e si associa alle rivendicazioni espresse dal relatore speciale dell’ONU contro il razzismo sulla necessità  di una legislazione completa e di una politica coerente per contrastare il razzismo nel  nostro paese. La situazione delle persone richiedenti l’asilo e respinte dalle autorità desta viva  preoccupazione. Numerosi richiedenti non hanno neppure potuto inoltrare la loro  domanda d’asilo perché sprovvisti di documenti d’identità. Famiglie il cui ricorso contro una sentenza negativa era in fase di riesame hanno ricevuto l’ordine di abbandonare il loro domicilio e attendere la decisione inerente il loro dossier in un centro  d’urgenza.  L’organizzazione ha inoltre ravvisato violazioni dei diritti umani compiute dalla  polizia e dalle forze di sicurezza, violazioni che erano state oggetto di un rapporto  sulla polizia in Svizzera pubblicato nel giugno dell’anno scorso.   

Le grandi potenze devono dare l'esempio

• La Cina deve concretizzare le promesse in materia di diritti umani fatte al momento  dell’assegnazione dei Giochi olimpici di Pechino, in particolare in quattro ambiti: garantire la libertà d’espressione e la libertà di stampa; chiudere i “centri di rieducazione  attraverso il lavoro”; tutelare i difensori dei diritti umani; e abolire la pena di morte. 
• Gli Stati Uniti devono chiudere il centro di detenzione di Guantánamo e tutti i  centri di detenzione segreti sparsi nel mondo; garantire il rispetto del diritto e delle  convenzioni internazionali nell’ambito della “guerra al terrorismo”; e bandire senza  tentennamenti l’utilizzo della tortura e di altre forme di maltrattamenti. 
• La Russia deve mostrare maggiore tolleranza nei confronti dei dissidenti politici e  combattere l’impunità dilagante per le violazioni dei diritti umani perpetrate in Cecenia. 
• L’Unione europea deve aprire inchieste sulla complicità di suoi Stati membri al  sistema orchestrato dalla CIA delle “restituzioni straordinarie” di persone sospettate  di terrorismo; deve essere esigente nel chiedere ai suoi Stati membri il rispetto dei  diritti umani così come lo pretende dagli altri paesi.