Azione a Berna in occasione dell'assemblea generale di AICH ©Adrian Moser
Azione a Berna in occasione dell'assemblea generale di AICH ©Adrian Moser

La Dichiarazione universale dei diritti umani compie 60 anni L'anniversario dei diritti umani

Il 10 dicembre 1948 la comunità internazionale adottava a Parigi la Dichiarazione universale dei diritti umani (DUDU). Un documento che rappresenta ancora oggi il quadro di riferimento più importante per la tutela dei diritti umani a livello internazionale. Amnesty International partecipa alle celebrazioni per il 60mo anniversario dalla firma della Dichiarazione.

Liberi e eguali in dignità e diritti

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti» è il primo principio inserito dalla comunità internazionale nella Dichiarazione universale dei diritti umani (DUDU). Un principio etico fondamentale, che da allora viene riconosciuto dal diritto internazionale. In 30 articoli, la Dichiarazione sancisce in modo irrevocabile che tutti gli esseri umani – indipendentemente dal colore della pelle, dal paese di provenienza, dalla loro religione o cultura – hanno dei diritti di cui non possono essere privati. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali e hanno il diritto di vivere in sicurezza e rispettati nella loro dignità. In tempo di pace come in tempo di guerra.


Protezione dallo Stato

Alcuni Stati, come la Francia e gli Stati Uniti, già in precedenza avevano incluso alcuni diritti umani nella loro legislazione. Con la DUDU questi diritti diventarono davvero universali e tutelati a livello mondiale. Gli orrori della seconda guerra mondiale erano ancora vivi nella memoria collettiva e i leader mondiali si resero conto che il rispetto dei diritti umani non poteva essere lasciato all’arbitrio dei singoli stati.
La DUDU determina una serie di categorie di diritti fondamentali. Per esempio, i diritti associati alla protezione della persona: il diritto alla vita, l’interdizione della schiavitù e del ricorso alla tortura; altri diritti riguardano la libertà: libertà di religione, d’espressione e di associazione; altri ancora mettono in rilievo i diritti economici, sociali e culturali, come il diritto all’educazione, all’alimentazione e alla salute.


Un importante peso morale...

Benché la DUDU non abbia un valore giuridicamente vincolante e gli Stati che non la rispettano non corrano il rischio di subire sanzioni, essa riveste tuttavia una forte peso morale. Gli articoli contenuti nella Dichiarazione costituiscono la base che regola tutti i trattati inerenti i diritti umani a livello internazionale, nazionale e regionale. È il caso, per esempio, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 oppure della Convenzione contro la tortura ratificata nel 1965. Oggigiorno, quasi tutti gli Stati hanno integrato almeno una parte di questi diritti fondamentali nella loro Costituzione. E così facendo s’impegnano a farli rispettare concretamente.  

... ma i diritti sono ancora calpestati

Purtroppo, le violazioni sono all’ordine del giorno e numerosi diritti vengono ignorati e calpestati. Non soltanto da regimi autoritari o da dittature, ma anche nella democratica Europa e perfino in Svizzera. Gli Stati approfittano del fatto che è molto difficile poter esercitare un efficace controllo in varie parti del mondo oppure giustificano la sospensione di certi diritti con l’esigenza di tutelare la “sicurezza nazionale”, come stanno facendo gli Stati Uniti nell’ambito della “guerra al terrorismo”.
Ma la DUDU e i numerosi trattati internazionali sono comunque uno strumento utilissimo, perché permettono ad Amnesty International, alla comunità internazionale o anche a singoli individui di esercitare pressioni sulle autorità politiche e ricordare loro la responsabilità di tutelare i diritti e le libertà di ogni essere umano.

Opportunità senza precedenti

Fin dal momento della sua nascita, nel 1961, Amnesty International ha combattuto per proteggere i principi sanciti nella Dichiarazione dei diritti umani, richiamando i governi alle loro responsabilità. Alcuni progressi sono stati compiuti, ma molto rimane da fare. Perciò la ricorrenza del 60° della Dichiarazione offre un’opportunità senza precedenti, per intraprendere una nuova direzione e rigettare le politiche miopi che negli ultimi anni hanno reso il nostro pianeta un luogo sempre più pericoloso e diviso. Il rispetto dei diritti umani deve prevalere sugli interessi politici ed economici di parte. Per avere successo, però, abbiamo bisogno anche del vostro contributo.
Un mondo più giusto è possibile, costruiamolo insieme!