In Svizzera un’azione accompagnata dallo slogan «Close Guantanamo! Yes we can» si è svolta sabato 10 gennaio, davanti alla stazione di Berna. © Valérie Chételat
In Svizzera un’azione accompagnata dallo slogan «Close Guantanamo! Yes we can» si è svolta sabato 10 gennaio, davanti alla stazione di Berna. © Valérie Chételat

Giornata d’azione internazionale in occasione del 7mo anniversario di Guantanamo Barack Obama deve mantenere la sua promessa di chiudere Guantanamo

In occasione del 7mo anniversario di Guantanamo, Amnesty International ha organizzato azioni in tutto il mondo accompagnate dallo slogan «Close Guantanamo! Yes we can».

L’11 gennaio 2002 i primi prigionieri venivano trasferiti nel campo di detenzione americano di Guantanamo Bay, a Cuba. Oggi i detenuti sono 250, provenienti da 30 paesi. Alla vigilia dell’anniversario di questi primi trasferimenti, Amnesty International ha organizzato nel mondo intero azioni per ricordare al presidente eletto Barack Obama la sua promessa di chiudere Guantanamo e chiedergli di annunciare una data di chiusura in occasione della sua investitura, il 20 gennaio prossimo. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani esige inoltre che il presidente americano vieti ogni forma di tortura e di maltrattamento e che sostenga la creazione di una commissione d’inchiesta incaricata di indagare sulle violazioni dei diritti umani commesse dagli Stati Uniti nell’ambito della loro “guerra contro il terrorismo”.

“La chiusura di Guantanamo sarebbe un segnale di rottura con le pratiche attuali” spiega Lukas Labhardt, responsabile della campagna Close Guantanamo per la Sezione Svizzera di Amnesty International. “Gli Stati Uniti dovrebbero inoltre garantire che in futuro rispetteranno i loro obblighi internazionali. Non ci deve essere una nuova Guantanamo in un altro luogo del pianeta.”

Altri paesi potrebbero contribuire alla chiusura del centro di detenzione offrendo una protezione umanitaria ai detenuti che, a causa del rischio di tortura e persecuzione, non possono fare rientro nel loro paese d’origine. Alcuni paesi dell’Unione Europea, tra cui Portogallo e Germania, si sono dichiarati disposti ad accogliere detenuti di Guantanamo. “La Svizzera potrebbe contribuire alla fine della tragedia umana che rappresenta Guantanamo, con un gesto umanitario. Chiediamo al Consiglio Federale di accettare di accogliere alcuni detenuti in Svizzera”, aggiunge Lukas Labhardt.

Nel novembre 2008 l’Ufficio Federale della Migrazione ha rifiutato tre domande d’asilo depositate da altrettanti detenuti di Guantanamo: un libico, un algerino e un cinese. Amnesty International sostiene il ricorso contro questa decisione presso il Tribunale Federale amministrativo. Gli Stati Uniti intendono liberare i tre uomini, avendo costatato che non rappresentano un problema per la sicurezza. Senza l’aiuto di uno Stato terzo che accetti di accoglierli sul suo territorio questi uomini resteranno in detenzione. Oltre 50 prigionieri attendono la liberazione che è stata loro promessa. Provengono dall’Algeria, dalla Cina, dall’Iraq, dalla Libia, dalla Russia, dalla Somalia, dalla Siria, dalla Tunisia e dall’Uzbekistan. Questi detenuti non sono sospettati di avere legami con gruppi terroristi.

Azione a Berna e in 35 paesi

In occasione del 7mo anniversario di Guantanamo Amnesty International ha organizzato azioni in oltre 35 paesi. In Svizzera un’azione accompagnata dallo slogan «Close Guantanamo! Yes we can» si è svolta sabato 10 gennaio, davanti alla stazione di Berna.  Attivisti-prigionieri vestiti di arancione, rinchiusi in gabbie, hanno ricordato simbolicamente l’esistenza di un campo di detenzione ai passanti. Inoltre gli interessati hanno potuto firmare cartoline indirizzate a Barack Obama, per esortarlo a chiudere Guantanamo.