Il Consiglio Federale valuta la possibilità di accogliere dei detenuti La Svizzera è pronta a contribuire alla chiusura di Guantanamo

Amnesty International ha appreso con piacere la decisione del Consiglio Federale di valutare la possibilità di accogliere detenuti scarcerati da Guantanamo. Con questo passo la Svizzera sostiene la nuova amministrazione americana e il suo impegno di invertire la rotta in materia di diritti umani, chiudendo rapidamente il carcere di Guantanamo.

"Oggi il Consiglio Federale ha dato un segnale importante affermando che la Svizzera vuole contribuire alla chiusura di Guantanamo" ha dichiarato Denise Graf, coordinatrice asilo per la Sezione svizzera di Amnesty International. "La possibilità che la Svizzera faccia un gesto umanitario rappresenta una speranza per tutti i detenuti che, senza accusa o processo, aspettano di ritrovare la libertà. Per alcuni di loro l'attesa dura da 7 anni."

La Svizzera non è l'unico paese che si è detto pronto a trovare un luogo sicuro dove accogliere alcuni detenuti di Guantanamo dopo la loro liberazione. Anche l'Unione Europea è alla ricerca di una soluzione. Il Portogallo e la Francia hanno annunciato di voler garantire la protezione umanitaria agli ex prigionieri che non possono fare rientro nel loro paese a causa del rischio di tortura e persecuzioni.

Nel novembre 2008 l’Ufficio Federale della Migrazione ha rifiutato tre domande d’asilo depositate da altrettanti detenuti di Guantanamo: un libico, un algerino e un cinese. Amnesty International sostiene il ricorso contro questa decisione presso il Tribunale Federale amministrativo. Gli Stati Uniti intendono liberare i tre uomini, avendo costatato che non rappresentano un problema per la sicurezza. Senza l’aiuto di uno Stato terzo che accetti di accoglierli sul suo territorio questi uomini resteranno in detenzione. Oltre 50 prigionieri attendono la liberazione che è stata loro promessa. Provengono dall’Algeria, dalla Cina, dall’Iraq, dalla Libia, dalla Russia, dalla Somalia, dalla Siria, dalla Tunisia e dall’Uzbekistan. Questi detenuti non sono sospettati di avere legami con gruppi terroristi

21 gennaio 2009