Da mesi la ripresa del conflitto ha un forte impatto sulla quotidianità della popolazione civile.© Privato
Da mesi la ripresa del conflitto ha un forte impatto sulla quotidianità della popolazione civile. © Privato

Sri Lanka Popolazione civile ostaggio del governo e delle Tigri per la liberazione del Tamil Eelam.

Prendendo di mira i civili e impedendo loro di fuggire verso luoghi più sicuri, le forze governative e le Tigri per la liberazione del Tamil Eelam violano le leggi della guerra. I recenti scontri hanno messo in pericolo la vita di oltre un quarto di milione di persone, civili che, costretti alla fuga dal conflitto, sono messi ulteriormente alla prova dalla penuria di aiuti umanitari, in particolare la mancanza di alimenti, ripari e cure mediche.

 
Informazioni provenenti dallo Sri Lanka suggeriscono che le forze governative e le Tigri per la liberazione del Tamil Eelam (LTTE) violino le leggi della guerra, prendendo di mira i civili e impedendo loro di fuggire verso luoghi sicuri.
Amnesty International ha ricevuto informazioni secondo le quali, in almeno un’occasione, le LTTE hanno impedito a civili feriti di spostarsi per mettersi al sicuro o farsi curare. Tale comportamento potrebbe costituire un crimine di guerra.

«I recenti scontri hanno messo in grande pericolo la vita di oltre un quarto di milione di persone» ha dichiarato Yolanda Foster, responsabile delle ricerche sullo Sri Lanka per Amnesty International. «Le persone sfollate a causa del conflitto sono confrontate con una penuria di aiuti umanitari. In particolare mancano cibo, ripari e cure mediche. Nessun convoglio di aiuti alimentari si è recato nella regione del conflitto dal 16 gennaio. »

Il governo dello Sri Lanka sta portando a termine operazioni militari in zone abitate da civili. I bombardamenti aerei e i colpi d’artiglieria avrebbero ucciso e ferito civili, distrutto beni e provocato uno spostamento di massa della popolazione.


Attentati suicida


Amnesty International condanna gli attentati suicida commessi da persone travestite da civili come quello messo a segno da una donna il 9 febbraio scorso. In questo episodio, avvenuto in un posto di controllo dal quale transitano i civili in fuga dal conflitto, sono rimaste uccise 28 persone; una decina i feriti.
Le Tigri per la liberazione del Tamil Eelam (LTTE) ricorrono da tempo ad attentati suicida e, in passato hanno già preso di mira la popolazione civile. Questa tattica viola il diritto internazionale, che vieta espressamente tali attacchi, e aumenta i rischi ai quali sono esposti i civili. «Cancellare la distinzione tra civili e combattenti, aumenta il rischio per migliaia di semplici cittadini che, pronti a tutti pur di sfuggire dalla zona di conflitto, sono oggetto di rappresaglie e sono presi tra due fuochi» ha affermato Yolanda Foster.


Nessun accesso per i mass media

In seguito alle limitazioni d’accesso alla zona di conflitto imposte dal governo ai giornalisti è impossibile verificare le informazioni sugli episodi avvenuti durante il conflitto. «In una guerra senza testimoni, il prezzo del non rispetto del diritto internazionale umanitario da parte delle parti in conflitto è pagato dai civili » ha aggiunto Yolanda Foster.