Il Consigliere agli Stati Dick Marty solidale con le vittime di Tiananmen© Valérie Chételat
Il Consigliere agli Stati Dick Marty solidale con le vittime di Tiananmen © Valérie Chételat

Rose in memoria del massacro di Piazza Tiananmen del 4 giugno 1989 Parlamentari svizzeri chiedono che sia fatta giustizia

Decidendo di portare all’occhiello una rosa bianca nel corso delle sedute che si sono tenute la mattina di giovedì 4 giugno, circa 80 parlamentari di tutte le frazioni politiche hanno ricordato la sanguinosa fine del movimento per la democrazia in Cina, venti anni fa. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 le autorità cinesi hanno dato l’ordine di sparare sulle migliaia di studenti che manifestavano pacificamente sulla piazza Tiananmen. I parlamentari svizzeri - tra i quali anche i ticinesi Chiara Simoneschi-Cortesi, Marina Carobbio Guscetti, Dick Marty, Filippo Lombardi, Meinrado Robbiani e Attilio Bignasca – hanno dimostrato la loro solidarietà nei confronti dei parenti delle vittime, alle quali le autorità cinesi vietano di manifestare pubblicamente. Una cartolina indirizzata all’ambasciata cinese denuncia l’assenza di un’indagine sui fatti di piazza Tiananmen e le minacce, gli arresti e le intimidazioni che nei giorni precedenti questo anniversario hanno preso di mira i difensori dei diritti umani che chiedono chiarezza.

In Cina, la sanguinosa repressione del movimento in favore della democrazia del 1989 ha provocato centinaia di morti, migliaia di feriti e centinaia di migliaia di prigionieri. Ancora oggi le famiglie delle vittime non sono autorizzate a depositare fiori in piazza Tienanmen in memoria dei loro cari.
A Pechino portare pubblicamente il lutto è vietato, e proprio per questo motivo dei membri del Consiglio degli Stati e del Consiglio nazionale hanno deciso di portare all’occhiello una rosa bianca in segno di solidarietà con le famiglie delle vittime. Su un nastro giallo un messaggio chiaro indirizzato alle autorità cinesi:   - traduzione cinese di «Che giustizia sia fatta ».
Alle 13, sulla piazza Federale, i parlamentari hanno firmato una grande cartolina raffigurante rose indirizzata all’ambasciatore di Cina in Svizzera, Dong Jinyi. Nella cartolina i membri del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati esprimono preoccupazione per l’assenza di un’inchiesta sui fatti del 1989. Chiedono all’ambasciatore di impegnarsi personalmente per far sì che sia resa giustizia alle vittime e ai sopravissuti, perché cessino le minacce contro i militanti per i diritti umani e per fare in modo che in Cina sia autorizzato il dibattito pubblico sui fatti di Tienanmen.
I responsabili del massacro di Tienanmen non hanno mai dovuto rendere conto delle loro responsabilità, nessuna famiglia delle vittime ha ottenuto un indennizzo. Malgrado non vi siano statistiche ufficiali, secondo diverse organizzazioni non governative tra le venti e le cento persone sono tutt’ora detenute in seguito alle manifestazioni in favore della democrazia del 1989.
Con l’avvicinarsi del ventesimo anniversario delle manifestazioni le autorità hanno ulteriormente intensificato la repressione nei confronti di militanti e avvocati in tutto il paese. Amnesty International ha recensito almeno 100 casi di militanti arrestati o vittime di violenza da parte delle autorità nel corso del 2009. Degli avvocati hanno subito gravi minacce da parte delle autorità, altri si sono visti vietare il diritto di esercitare la loro professione o sono stati arrestati.
Amnesty International esige che le autorità cinesi mettano fine alla repressione contro militanti ed avvocati, che siano immediatamente liberate le persone detenute in seguito alle manifestazioni del 1989 e che sia condotta un’indagine indipendente sul massacro di Tienanmen.