I poveri pagano il prezzo della crisi economica e finanziaria © AI
I poveri pagano il prezzo della crisi economica e finanziaria © AI

Rapporto annuale 2009 di Amnesty International La crisi economica è una bomba a orologeria per i diritti umani – anche in Svizzera.

Il mondo intero è seduto su una bomba ad orologeria. La crisi economica è infatti anche una crisi dei diritti umani. Il Rapporto annuale di Amnesty International 2009 mostra come l’aumento della povertà vada di pari passo con i conflitti armati, l’aumento della violenza e della repressione, della xenofobia e del razzismo. In risposta a queste sfide Amnesty International lancia una nuova campagna mondiale, intitolata «Pretendi dignità». La campagna intende rafforzare l’impegno dell’organizzazione nel campo dei diritti economici, sociali e culturali e rappresenta una tappa importante nella storia di Amnesty International. Nel capitolo dedicato alla Svizzera Amnesty International esprime la sua preoccupazione per le restrizioni sempre più importanti dei diritti dei migranti e dei richiedenti l’asilo.

Il mondo è seduto su una bomba a orologeria sociale, politica ed economica che potrebbe scatenare una crisi dei diritti umani”, ha dichiarato Daniel Bolomey, Segretario generale della Sezione svizzera in occasione della pubblicazione del Rapporto annuale 2009 di Amnesty International. “La crisi economica nasconde una crisi dei diritti umani esplosiva. La recessione economica ha amplificato le violazioni dei diritti umani, ma ha contemporaneamente distratto l’attenzione portata a questi abusi e creato nuovi problemi. I diritti umani erano già stati bistrattati in nome della sicurezza. Ora sono relegati in secondo piano in nome della ripresa economica.”
“Il mondo ha bisogno di un New Deal dei diritti umani – non delle semplici promesse, ma l’azione concreta da parte dei governi, che si devono impegnare a disinnescare questa bomba a orologeria. I leader mondiali devono investire per i diritti umani altrettanto quanto investono nell’economia.”
“I segnali di contestazione e violenza politica non fanno che aumentare, facendo crescere di pari passo il rischio che la recessione provochi maggiore repressione”, ha dichiarato Daniel Bolomey, sottolineando le reazioni severe dei governi di Tunisia, Egitto e Camerun e altri paesi africani di fronte alle manifestazioni che denunciavano condizioni economiche, sociali e politiche insoddisfacenti.
Daniel Bolomey ha inoltre denunciato come i leader mondiali concentrino tutte le loro energie nel tentativo di rianimare l’economia, trascurando i sanguinosi conflitti che provocano gravissime violazioni dei diritti umani. “Da Gaza al Darfur, passando dall’est della Repubblica Democratica del Congo per arrivare fino allo Sri Lanka: il bilancio in vite umane di questi conflitti è insopportabile e la reazione insufficiente della comunità internazionale è scioccante. Mezzi imponenti sono investiti per combattere i pirati al largo della Somalia, ma nulla viene fatto per mettere fine al commercio delle armi che uccidono i civili in quel paese. In Afghanistan e Pakistan si intensificano le operazioni militari, ma si minimizzano le implicazioni umanitarie e dei diritti umani”, ha detto Daniel Bolomey.
“Ignorare la crisi dei diritti umani per concentrarsi unicamente sull’economia è il modo migliore per rafforzare entrambe le crisi. La ripresa economica non sarà duratura o efficace se i governi falliranno nel combattere gli abusi che provocano e riproducono la povertà.”

Non distogliere lo sguardo – la campagna « Pretendi dignità »

La crisi dei diritti umani richiede un importante cambiamento di rotta. E proprio per questo Amnesty International lancia una nuova campagna mondiale intitolata «Pretendi dignità». Quattro saranno i temi centrali della prima fase della campagna: i diritti delle persone che vivono nelle bidonville; le misure contro la mortalità materna; la responsabilità delle imprese, in particolare nell’industria estrattiva; un rafforzamento dell’aspetto dei diritti umani nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio.
“Se abbiamo i mezzi per fermare la povertà, allora l’immobilismo, il fatto di distogliere lo sguardo e minimizzare il problema non possono essere giustificati. Si tratta della violazione di un diritto”, ha spiegato Bruno Reisen, direttore di campagne di Amnesty International in Svizzera. “Seguendo una politica estera coerente ed incentrata sui diritti umani, la Svizzera potrebbe contribuire a mettere fine al circolo vizioso della povertà.”

per informazioni sulla campagna « Pretendi dignità »
francese
tedesco

La situazione dei diritti umani in Svizzera

Nel capitolo dedicato alla Svizzera, il Rapporto annuale di Amnesty International mette in evidenza le nostre preoccupazioni riguardanti le restrizioni sempre più importanti dei diritti economici, sociali e culturali dei migranti in situazione irregolare e dei richiedenti l’asilo. Preoccupa la nuova revisione della Legge sull’asilo: nessuna delle revisioni precedenti ha infatti messo l’asticella così in alto per le persone bisognose di protezione.
“La legislazione sugli aiuti urgenti e la messa fuori legge dei richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta – e che spesso non sono in grado di lasciare la Svizzera legalmente – portano all’emarginazione di centinaia di persone che si ritrovano confinate in una situazione indegna e senza speranza”, ha dichiarato Denise Graf, coordinatrice asilo della Sezione svizzera di Amnesty International. “Il Consiglio Federale non può continuare ad applicare dei doppi standard in materia di diritti umani. I diritti economici sociali e culturali sono indivisibili e validi per tutte e tutti. Lo stesso vale per il rispetto, garantito dalla Costituzione, della dignità umana. L’isolamento, l’esclusione e la criminalizzazione non possono essere la risposta alla richiesta di aiuto di persone alla ricerca di protezione.
Il razzismo e la discriminazione razziale non sono solo la conseguenza di leggi discriminatorie, ma sono favoriti anche da certe dichiarazioni politiche. Amnesty International teme che si abusi del dibattito politico, in particolare attorno all’iniziativa anti-minareti, per mantenere e ravvivare i timori della popolazione nei confronti dell’Islam, rafforzando il clima xenofobo.