Un uzbeco detenuto a Guantanamo sarà presto in Svizzera Amnesty International saluta l'ammissione per motivi umanitari

Amnesty International esprime la sua soddisfazione dopo la decisione del Consiglio Federale di offrire la possibilità ad un detenuto di Guantanamo, proveniente dall'Uzbekistan e liberato dagli Stati Uniti, di vivere Svizzera.

Accogliendo per motivi umanitari di un detenuto di Guantanamo, la Svizzera contribuisce alla chiusura del centro di detenzione e a mettere fine alle gravi violazioni dei diritti umani che sono commesse al suo interno.  L'organizzazione si augura che altri paesi europei seguano presto la strada intrapresa dalla Svizzera, accogliendo detenuti ; persone che rischiano la tortura o altre gravi violazioni dei loro diritti fondamentali, e non possono quindi fare rientro nei propri paesi d'origine.

Nel gennaio 2009, il Consiglio federale si era dichiarato pronto ad esaminare la possibilità di accordare l'ammissione per motivi umanitari a detenuti di Guantanamo. Amnesty International si rallegra per la decisione, presa oggi dal Consiglio federale, di accogliere un prigioniero uzbeco. Altri paesi europei, come Francia, l'Irlanda, il Portogallo, il Belgio e l'Ungheria, hanno accettato, compiendo un gesto umanitario, di accogliere ex detenuti di Guantanamo. Ora la Svizzera deve incoraggiare altri Stati a seguire il suo esempio. Amnesty International augura che altri Stati europei seguano presto l'esempio della Svizzera.

A questo stadio della procedura le condizioni nelle quali questa persona vivrà in Svizzera non sono ancora chiare. Amnesty International esorta le autorità ad accordare a quest'uomo uno statuto legale che ne garantisca la sicurezza fisica e gli permetta di ottenere il sostegno necessario per una rapida integrazione, e una completa riabilitazione. Si tratta quindi di fornire le cure mediche e psicologiche, corsi di linguistici e altre forme di sostegno sociale. L'organizzazione invita le autorità a consultare immediatamente gli avvocati dell'uomo per poter identificare i suoi bisogni specifici e mettere in atto le infrastrutture necessarie.

«Dopo sette anni di detenzione arbitraria, quest'uomo ha bisogno di tranquillità e di tempo per elaborare il suo passato e ricostruirsi una vita», ha dichiarato Lukas Labhardt, esperto di Guantanamo per Amnesty International. «Ora è essenziale che le autorità ed i media rispettino la sua sfera privata.»

Questi detenuti fanno parte di un gruppo di circa 50 persone che, se nessun paese terzo accettasse di accoglierle, sarebbero condannate a rimanere in detenzione a tempo indeterminato. Queste persone hanno assolutamente bisogno di una protezione internazionale. Si tratta di uomini arrestati arbitrariamente perché si trovavano nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Da anni, gli Stati Uniti sono pronti a rilasciarli poiché non costituiscono un rischio dal punto di vista della sicurezza. Stigmatizzati come terroristi agli occhi dei governi dei loro paesi d'origine, non possono farvi rientro poiché potrebbero essere torturati o incarcerati.

Da diversi anni Amnesty International è impegnata in una campagna mondiale per il rispetto dei diritti umani nell'ambito della "guerra contro il terrorismo". Sono circa 800 i detenuti provenienti da circa 40 paesi che, da gennaio 2002, sono stati detenuti a Guantanamo. Ad oggi sono 210 le persone ancora detenute nel campo. Sono circa 40 i prigionieri che non possono fare rientro nel proprio paese d'origine, poiché rischiano di essere torturati o di subire altre gravi violazioni dei loro diritti fondamentali. Amnesty International ritiene che gli Stati Uniti siano i primi responsabili di questa situazione, e che debbano liberare questi detenuti sul loro territorio nazionale. Ciononostante, l'organizzazione esorta pure altri governi ad offrire una protezione umanitaria a questi detenuti, contribuendo così a mettere fine al loro calvario e facilitando la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo, già posticipata.

Lugano/ Berna 16 dicembre 2009