Pena di morte Ritirata l’iniziativa popolare per il ripristino della pena di morte

Un giorno dopo il lancio della raccolta delle firme, il comitato che ha promosso l’iniziativa «Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali» ha deciso di ritirare la stessa. Amnesty International si è detta sollevata da questa decisione e ha invitato a continuare gli sforzi per l’abolozione della pena capitale a livello mondiale.

Trovate qui il comunicato stampa diffuso il giorno del lancio ufficiale dell’iniziativa.

Amnesty International è costernata dal lancio di un’iniziativa per la reintroduzione della pena di morte in Svizzera, confermato ufficialmente oggi. L'organizzazione per la difesa dei diritti umani è da anni impegnata nella lotta contro questa pena crudele, ingiusta ed inefficace. Un impegno coronato dal successo, come mostra la chiara tendenza verso l’abolizione a livello mondiale di questa pratica. Tuttavia, a partire da oggi, in Svizzera saranno raccolte firme a favore dell’iniziativa intitolata «Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali».

Amnesty International ritiene che la pena di morte sia disumana e che non abbia alcun effetto deterrente. Inoltre, la pena di morte è irreversibile, ma gli errori giudiziari non sono rari, come dimostra in particolare l’esempio degli Stati Uniti, uno dei 58 Stati che applicano tuttora la pena capitale.

Il 24 agosto 2010 la Cancelleria federale ha completato l’analisi formale dell’iniziativa «Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali», dando così avvio alla raccolta delle firme. L'iniziativa mette in questione un diritto umano fondamentale, tutelato dalla Costituzione federale: il diritto alla vita.

«La pena di morte è inutile, ingiusta e disumana, ma soprattutto è indegna della Svizzera», ha dichiarato Daniel Bolomey, Segretario Generale della Sezione svizzera di Amnesty International. «Tale iniziativa è incomprensibile, in un momento in cui la tendenza a livello mondiale va verso l’abolizione. Invito a una mobilitazione di massa, che coinvolga in particolare i partiti politici, per informare la popolazione svizzera affinché questa iniziativa non raccolga il numero di firme necessario per essere sottoposta al voto popolare.»

Da anni Amnesty International si batte per l’abolizione della pena capitale a livello mondiale, riscontrando un certo successo. Attualmente sono 139 i paesi in cui non avvengono esecuzioni. L’unico paese in Europa a prevedere la pena di morte è la Bielorussia. La reintroduzione della pena di morte in Svizzera sarebbe un segnale particolarmente negativo da parte di uno Stato spesso visto come un modello in materia di rispetto dei diritti umani, e che, a livello di politica estera, si impegna per una moratoria mondiale.

«La pena di morte è ingiustificabile. Contrariamente a quanto sperano gli iniziativisti, essa non può impedire alcun crimine», ha dichiarato Daniel Bolomey. «È una punizione crudele. L’attesa dell’esecuzione è paragonabile a una forma di tortura, e ogni metodo di esecuzione può portare a una morte estremamente dolorosa.»

Le ricerche condotte da Amnesty International mostrano che nessun sistema giuridico è immune dall’errore. Per definizione, la pena di morte è irreversibile e il rischio di condannare una persona innocente è sempre presente. Le persone appartenenti a minoranze etniche o religiose, che vivono in povertà o soffrono di malattie psichiche sono anche più spesso condannate a morte.

 

Settembre 2010