Aiuto d’urgenza: una via senza uscita 20'000 firme a sostengono della petizione

Amnesty International, Solidarités sans frontières, l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) e l’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri hanno consegnato oggi una petizione accompagnata da oltre 20'000 firme alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga. I firmatari chiedono di alleviare il regime dell’aiuto urgente al quale sono sottomessi i richiedenti l’asilo respinti o toccati da una decisione di non entrata in materia. Le firme sono state raccolte dalle quattro organizzazioni nell’ambito di una campagna lanciata nel mese di febbraio che ha toccato tutta la Svizzera, e nata per protestare contro le condizioni precarie e spesso problematiche alle quali sono sottomesse le persone che dipendono da questo regime.

Dal 2008, i richiedenti l’asilo respinti non possono più beneficiare dell’assistenza sociale e sono sottoposti al regime dell’aiuto d’urgenza. Queste persone sono così collocate al margine della società e in condizioni estremamente precarie. Il loro budget quotidiano, che deve permettere di coprire i bisogni di base, in determinati casi ammonta appena a 4,30 franchi. Il regime dell’aiuto urgente è inoltre applicato intenzionalmente in modo contorto e rigoroso dalle autorità, con lo scopo dichiarato di incitare le persone che ne dipendono a rientrare nel proprio paese il più rapidamente possibile. L’esperienza mostra però che questa strategia repressiva non raggiunge il suo scopo, poiché il numero di persone che dipendono da questo regime a lungo termine non fa che aumentare.

Il regime dell’aiuto d’urgenza è inefficace. Ha un effetto negativo sulla salute delle persone che vi sono sottomesse e le spinge verso l’illegalità. La petizione depositata oggi chiede un’inversione di rotta nella modalità di trattamento dei richiedenti l’asilo respinti. Il sistema deve essere ripensato dalle fondamenta. I diritti dei bambini, in particolare quello alla scolarizzazione, e la dignità umana devono essere rispettati. Le persone vulnerabili e le famiglie non devono più dipendere da questo regime.

La maggior parte delle persone che dipendono dall’aiuto urgente lo fanno per troppo tempo. Questo regime, che si vuole transitorio, diventa così una soluzione a lungo termine. Le persone toccate non possono né rientrare volontariamente né essere espulse verso il loro paese d’origine, a causa della situazione che vi prevale. Si constata inoltre che un gran numero di uomini e donne che dipendono dall’aiuto urgente dopo qualche tempo passano alla clandestinità, andando a ingrossare le fila dei «sans papiers ». Il rimedio si trova solo in un approccio più flessibile e differenziato che preveda pure la possibilità di una regolazione dello statuto individuale.

La Costituzione federale garantisce a tutti il diritto di ottenere l’aiuto d’urgenza in situazione di bisogno (art. 12). Le recenti dichiarazioni da parte di membri della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia, secondo le quali il regime dell’aiuto urgente va abolito, sono quindi inaccettabili. Sono molto lontane dalla realtà e si basano sull’ipotesi, falsa, che una maggiore repressione inciterebbe le persone a partire. Una persona che dipende dall’aiuto urgente nel Canton Zurigo ha detto in proposito : «La mia situazione qui in Svizzera, per quanto sia difficile, non mi indurrà a fare rientro nel mio paese finché la situazione laggiù non sarà migliorata in modo sensibile».

Maggiori informazioni sulla campagna e testo della petizione (in francese).

18 ottobre 2011