Aiuto d’urgenza: una via senza uscita

Quattro organizzazioni attive nel campo dell’asilo - Amnesty International, l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR), l’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri e Solidarité sans frontières - lanciano oggi una campagna nazionale con la quale chiedono una riforma del regime dell’aiuto urgente, al quale sottostanno circa 5’000 richiedenti l’asilo respinti. Il regime dell’aiuto d’urgenza porta, secondo le quattro organizzazioni, a un isolamento sociale estremo, numerosi ostacoli amministrativi e una precarizzazione che impedisce ai beneficiari di vivere nella dignità. Condizioni ancor più difficili per le persone più vulnerabili: gli anziani, le persone traumatizzate, le donne incinte o sole con bambini, e i minorenni non accompagnati. L’effetto dissuasivo di questo sistema, inoltre, non è assolutamente dimostrato poiché solo tra il 12 e il 17% delle persone sottoposte all’aiuto d’urgenza lasciano la Svizzera in modo controllato.

© Jacek Pulawski

“L’obiettivo della nostra campagna è sensibilizzare il pubblico e il mondo politico alla situazione estremamente precaria e indegna nella quale vivono le persone sottoposte al regime dell’aiuto d’urgenza”, ha dichiarato Claudia Dubacher, Segretaria generale dell’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri. “È necessario che la popolazione svizzera si renda conto di cosa significa vivere con una somma che varia dai 6 ai 12 franchi al giorno, o l’equivalente in buoni d’acquisto. È semplicemente impossibile vivere dignitosamente in queste condizioni.”

Le quattro organizzazioni chiedono che il sistema dell’aiuto urgente sia rivisto poiché è assolutamente necessario prendere in considerazione la situazione vissuta dalle persone vulnerabili. I diritti fondamentali devono essere rispettati, in particolare il diritto all’educazione e quello a una vita dignitosa, regolarmente calpestati nel caso delle persone che dipendono dall’aiuto d’urgenza. Le organizzazioni promotrici della campagna si rivolgeranno alle autorità federali e cantonali, con richieste in questo senso.

“La messa in atto delle misure legate all’aiuto d’urgenza varia molto da Cantone a Cantone, e così si creano delle disuguaglianze totalmente arbitrarie”, ha affermato Susanne Bolz, capo del servizio giuridico dell’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati. “Questa constatazione emerge chiaramente dai dati di una ricerca che abbiamo appena aggiornato.” In alcuni cantoni la vulnerabilità di alcune persone - come le famiglie con bambini molto piccoli, le donne sole o incinte, e gli anziani - è tenuta scarsamente in considerazione. I cantoni non fanno abbastanza ricorso al margine di manovra che è loro concesso e tengono poco in considerazione delle situazioni individuali.

Qazam Alizada, membro dell’associazione Bleiberecht di Berna, ha vissuto due anni sotto il regime dell’aiuto d’urgenza, sopportando quotidianamente la privazione della dignità. “Come rappresentante di Solidarité sans frontières, per me è molto importante dare voce a tutte le persone che, oggi, vivono questa situazione. La cosa più insopportabile dell’aiuto urgente è lo scoraggiamento permanente, dovuto al fatto di non esistere più, sulla carta. A queste condizioni è impossibile spostarsi, siamo prigionieri e viviamo nella paura costante della prigione, anche se non abbiamo commesso alcun delitto.”

L’esclusione dall’aiuto sociale è un provvedimento nato come misura dissuasiva per portare alla diminuzione delle domande d’asilo e quello delle procedure straordinarie e, soprattutto, per indurre le persone respinte a lasciare il nostro paese.

Secondo l’Ufficio federale della migrazione il fatto che solo il 15% delle persone dipendenti dall’aiuto d’urgenza continui a riceverlo a un anno dall’entrata nel regime, significherebbe che la maggior parte di esse avrebbero lasciato la Svizzera. Ma solo tra il 12 e il 17% delle persone all’aiuto urgente hanno lasciato la Svizzera in modo controllato: questo dimostra che l’esclusione dall’aiuto sociale non ha ottenuto l’effetto dissuasivo auspicato.

“Fin dall’inizio, il regime dell’aiuto urgente aveva come obiettivo far sparire le persone dalle statistiche, ed è questo a oggi l’unico successo che ha ottenuto”, ha dichiarato Susanne Bolz. “Credere che coloro che non beneficiano più dell’aiuto urgente abbiano lasciato la Svizzera è illusorio. Il sistema non incita le persone ad andarsene volontariamente. Al contrario, ha creato delle condizioni umanamente insopportabili, soprattutto perché sono le persone più fragili a dipenderne più a lungo.”

Quattro cantoni - Grigioni, Zurigo, Berna e Vaud - saranno al centro della campagna nel corso delle prossime settimane.

Informazioni generali

Dal 1° aprile 2004 i richiedenti l’asilo oggetto di una decisione di non entrata in materia sono esclusi dall’aiuto sociale. Dal 1° gennaio 2008 l’esclusione concerne pure tutte le persone che hanno ricevuto una decisione negativa definitiva. Sono circa 5’000 le persone sottoposte al regime dell’aiuto urgente garantito dalla Costituzione federale.

L’aiuto urgente, in teoria, include l’alloggio in luogo semplice, spesso collettivo, la consegna di derrate alimentari e di articoli per la cura personale, le cure mediche urgenti e altre eventuali prestazioni indispensabili.

Comunicato stampa: 3 febbraio 2011
Amnesty International, l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR), l’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri e Solidarité sans frontières
Informazioni supplementari