Rapporto dell’ONU sulle imprese ed i diritti umani Dalle parole ai fatti, anche in Svizzera

Il 30 maggio, il Professor John Ruggie, Rappresentante speciale per la questione dei diritti umani e delle imprese, presenterà davanti al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite il suo rapporto finale che vuole colmare le lacune di governo in materia di protezione dei diritti umani nei casi di abuso commesso dalle imprese.

Il 30 maggio, il Professor John Ruggie, Rappresentante speciale per la questione dei diritti umani e delle imprese, presenterà davanti al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite il suo rapporto finale che vuole colmare le lacune di governo in materia di protezione dei diritti umani nei casi di abuso commesso dalle imprese.

Diverse organizzazioni non governative svizzere chiedono al Consiglio federale di difendere la causa affinché il quadro di riferimento «proteggere, rispettare, riparare» e le sue linee guida vengano sostenute da un meccanismo dotato di una vera struttura operativa. La Svizzera deve anche cogliere l’occasione per sviluppare una strategia nazionale «economia, imprese e diritti umani» che si basi sui principi fondamentali definiti nei lavori di J. Ruggie.

Il Consiglio dei diritti umani, che si riunirà dal 30 maggio a Ginevra, si pronuncerà sull’adozione del rapporto finale dopo sei anni di consultazioni e lavori condotti nel mondo intero dal Prof. Ruggie e dal suo team. Questa riflessione ha fatto indubbiamente progredire i dibattiti sulle soluzioni da portare alle minacce ai diritti umani da parte del settore privato. Ha messo in evidenza le lacune da colmare nel governo degli Stati affinché i diritti umani vengano protetti efficacemente contro gli abusi delle imprese.

Diverse organizzazioni svizzere chiamano la Svizzera ad impegnarsi affinché le Nazioni unite si dotino, dopo questo mandato, di un meccanismo robusto ed operativo. L’ambito e le linee guida definiti da J. Ruggie non bastano da soli. E’ essenziale continuare i lavori con la creazione di una Procedura speciale dotata di mezzi sufficienti per garantire un’applicazione efficace. Questa procedura dovrà applicarsi a coordinare le Procedure esistenti, consultare ampiamente la società civile – in particolare nei paesi coinvolti - , elaborare all’attenzione del Consiglio dei diritti umani proposte concrete per l’applicazione delle linee guida, in particolare per standardizzare le pratiche nei diversi Stati. Le lacune identificate da J. Ruggie dovranno essere oggetto di raccomandazioni specifiche. Sarebbe necessario che venga creato un processo inter-governativo per sviluppare basi legali internazionali per assicurare una migliore protezione contro gli abusi e garantire l’accesso alle riparazioni per le vittime.

La Svizzera che si è fortemente impegnata nell’ambito di questo processo «Ruggie», deve ora creare la sua propria strategia nazionale «economia, imprese e diritti umani». Esiste ancora in Svizzera una mancanza di coerenza tra la promozione dei diritti umani nella politica estera e quella della politica economica estera, dove predomina la paura che il rispetto dei diritti umani possa mettere in causa la competitività delle imprese sul mercato estero. «Aspettiamo dalla Svizzera un impegno forte anche su scala nazionale, senza il quale non colmeremo mai il fossato tra le buone intenzioni di garantire una protezione contro gli abusi del settore privato e la loro lacunosa applicazione sul terreno», rileva Danièle Gosteli Hauser, responsabile Economia e diritti umani alla Sezione svizzera d’Amnesty International. «Il messaggio delle Organizzazioni non governative è inequivocabile: la Svizzera ha bisogno di una strategia nazionale sulle imprese ed i diritti umani che sia coerente e conseguente», dichiara Andreas Missbach, della Dichiarazione di Berna.

Maggio 2011