9 agosto – Giornata internazionale dei Popoli nativi Priorità ai profitti a scapito dei diritti delle popolazioni autoctone

In occasione della "Giornata Mondiale dei Popoli Nativi", il 9 Agosto, dedicata alla situazione di circa 5'000 popolazioni indigene, Amnesty International ribadisce il suo invito agli Stati e alle ...

In occasione della "Giornata Mondiale dei Popoli Nativi", il 9 Agosto, dedicata alla situazione di circa 5'000 popolazioni indigene, Amnesty International ribadisce il suo invito agli Stati e alle imprese perché rispettino e garantiscano i diritti delle popolazioni native.

Per i governi e le imprese la priorità sono progetti di prestigio, quali dighe, oleodotti, autostrade, miniere oppure lo sfruttamento di materie prime: progetti fonte di grandi profitti in nome dei quali spesso si calpestano i diritti delle popolazioni native.

I diritti delle popolazioni native sono garantiti dal diritto internazionale. Gli Stati sono tenuti ad informare le popolazioni toccate da progetti di sviluppo e devono dar loro la possibilità di esprimersi in merito, senza temere rappresaglie. Inoltre gli Stati dovrebbero proteggere i diritti delle popolazioni dagli interessi dei privati e degli attori economici. Sono però una minoranza ad agire in tal senso. Il risultato è che l’habitat delle popolazioni native è sempre più ridotto, la loro cultura è minacciata e le comunità si trovano così costrette ad adattarsi allo stile di vita della maggioranza. Allo stesso tempo le società multinazionali sfruttano le risorse naturali, con poco riguardo per l’ambiente. Una situazione che spesso sfocia in disordini sociali.

"I megaprogetti possono avere un forte impatto negativo sulle comunità native e dovrebbero andare avanti solo se le comunità interessate esprimessero il loro consenso, libero, preventivo e informato." ha dichiarato Mariano Machain, coordinatore della campagna sui diritti economici, sociali e culturali di Amnesty International.

In occasione della Giornata mondiale dei popoli nativi Amnesty International ha presentato un documento che illustra alcuni casi nelle Americhe, dove si registrano importanti violazioni dei diritti delle popolazioni native. Ad esempio in Messico, dove gli indigeni Wixarika avevano chiesto al governo di revocare o limitare le concessioni per lo sfruttamento delle miniere di Wirikuta, una regione intorno a San Luis Potosi di grande importanza per il patrimonio culturale e religioso della comunità. Anche se il governo messicano ha revocato alcune concessioni in molte zone lo sfruttamento minerario non accenna a diminuire.

Un altro esempio è quello dell’Ecuador, dove la comunità Sarayaku, che rischiava di perdere le sue terre a favore di un progetto promosso da una compagnia petrolifera, si è appellata alla Corte interamericana dei diritti dell'uomo. Nel luglio 2012 la Corte si è pronunciata a favore della comunità nativa, ritenendo che lo Stato ecuadoregno fosse obbligato a consultare la comunità in modo adeguato, permettendo ai suoi membri di esprimersi in merito al progetto. Una sentenza che fa giurisprudenza e si applica anche agli altri Stati del continente americano.

"Lo sviluppo economico può contribuire al rispetto dei diritti umani. Ma non deve essere portato avanti alle spese di quelli dei popoli nativi" - ha concluso Machain.

Amnesty International chiede agli Stati americani di prendere misure concrete per tradurre in realtà il diritto alla consultazione e a un consenso libero, preventivo e informato delle comunità native e per evitare ulteriori violazioni dei loro diritti umani.