Bosnia ed Erzegovina Non c’è ancora giustizia per le vittime di stupri commessi durante la guerra

Le autorità della Republika Srpska (Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) debbono riconoscere che crimini sessuali sono stati commessi su vasta scala durante la guerra del 1992-1995 in Bosnia ed ...

Le autorità della Republika Srpska (Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) debbono riconoscere che crimini sessuali sono stati commessi su vasta scala durante la guerra del 1992-1995 in Bosnia ed Erzegovina. Ciò ha funestato la vita di migliaia di donne in tutto il Paese, come si legge in un rapporto pubblicato da Amnesty International mercoledì 31 ottobre.

Intitolato When everyone is silent: Reparation for survivors of war-time rape in Republika Srpska in Bosnia and Herzegovina (Quando tutti tacciono: Risarcimento delle vittime di stupro in tempo di guerra nella Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina), questo documento apre uno scorcio sulla situazione attuale delle vittime di violenze sessuali commesse durante il conflitto e s’iscrive nel quadro del progetto voluto da Amnesty International affinché costoro ottengano giustizia e riparazione.

Sin dall’inizio della guerra, l’organizzazione a raccolto numerose testimonianze di donne vittime di atti di tortura, in particolare di stupri ripetuti e generalizzati, di schiavitù sessuale, di gravidanza forzata e di altre violenze sessuali.

«Il silenzio che circonda le violenze inflitte alle donne durante la guerra nella Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, crimini universalmente riconosciuti come tali dal diritto internazionale, è assordante. Tanto le autorità quanto i media preferiscono ignorare la sofferenza di tutta una parte della popolazione», lamenta John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale d’Amnesty International.

Vinko Lale, presidente di un’associazione locale di ex-prigionieri rinchiusi nei campi, ha raccontato ad Amnesty International: «Molto spesso, per paura della riprovazione sociale, queste donne non vogliono dire che sono state violentate e preferiscono raccontare che hanno subito altre forme di tortura. Se sapessero che rompendo il silenzio potrebbero stare meglio, forse riuscirebbero a parlare». In ragione degli stupri e di altre violazioni dei diritti umani perpetrati durante la guerra, numerose vittime sviluppano una sindrome da stress post-traumatico e disturbi psicologici.

«Le autorità della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina debbono innanzitutto riconoscere senza esitazione che stupri e altre forme di violenza sessuale sono state perpetrate durante la guerra. Ciò favorirà un clima propizio al dibattito sulla questione; le vittime si sentiranno sufficientemente a proprio agio per uscire allo scoperto, raccontare la propria storia e chiedere giustizia – ha affermato John Dalhuisen –. E’ meglio identificare le numerose vittime di crimini di guerra di natura sessuale e riconoscere i loro bisogni attuali. Occorre far sì che il sistema sanitario pubblico sia in grado di offrire loro le cure mediche e psicologiche necessarie».

Sulle decine di migliaia di crimini sessuali che sono stati commessi contro donne e ragazze durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina dal 1995 sono stati istruiti meno di 40 casi, che sia da parte del Tribunale penale internazionale dell’Aia per l’ex Iugoslavia (TPIY) o dai tribunali delle entità federate dello Stato.

Il governo centrale le di Bosnia ed Erzegovina elabora varie misure legislative e linee guida per far sì che le vittime di crimini riconosciuti dal diritto internazionale siano risarcite. E’ opportuno che tali provvedimenti siano attuati nelle entità federate, ivi compresa la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, ove le autorità debbono rispettare i diritti delle vittime e procedere alla riparazione dei danni.