Cina Amnesty International denuncia l'aumento degli sgomberi forzati

Un rapporto diffuso giovedì 11 ottobre da Amnesty International denuncia l’aumento, negli ultimi due anni, degli sgomberi forzati in Cina ad opera delle autorità locali. Queste, indebitatesi con le ...

Un rapporto diffuso giovedì 11 ottobre da Amnesty International denuncia l’aumento, negli ultimi due anni, degli sgomberi forzati in Cina ad opera delle autorità locali. Queste, indebitatesi con le banche statali per finanziare progetti di sviluppo, cercano di recuperare denaro sequestrando e rivendendo terreni. In tutto il paese, tanto nelle campagne quando nelle città, gli sgomberi forzati sono accompagnati da uccisioni, pestaggi, intimidazioni e arresti delle persone sgomberate. Alcune fra queste, per la disperazione, si sono date alle fiamme.

Il partito comunista cinese continua a promuovere i funzionari locali impegnati nella crescita economica, i quali non si fanno scrupoli per ottenerla. I progetti di sviluppo per costruire strade, industrie o complessi residenziali sulle terre sgomberate, sono considerati il modo più diretto per ottenere risultati visibili.

“Le autorità cinesi devono fermare immediatamente tutti gli sgomberi forzati e porre fine alle politiche d'incentivi, sgravi fiscali e promozioni di carriera che incoraggiano i funzionari locali a portare avanti queste pratiche illegali” – si legge nel rapporto. Su 40 sgomberi forzati che Amnesty International ha esaminato in dettaglio, nove sono terminati con la morte di persone che protestavano o avevano opposto resistenza.

Il 3 marzo 2010 una donna di 70 anni, Wang Cuiyan, è stata sepolta viva da una scavatrice quando un gruppo di 30-40 operai ha iniziato a demolire la sua abitazione a Wuhan, nella provincia dello Hubei. I funzionari locali continuano ad approvare, o quanto meno a chiudere un occhio, sui metodi senza scrupoli di chi sgombera le persone dalle loro abitazioni e si accaparra, rimettendolo in vendita, il loro diritto d’uso delle terre.

Le garanzie previste dal diritto internazionale in merito alla necessità di notifiche e consultazioni preventive e all’obbligo di fornire un alloggio alternativo vengono raramente rispettate e gli indennizzi sono ben al di sotto del valore di mercato dei beni espropriati. Al contrario, prima degli sgomberi, alle comunità interessate vengono tolti servizi essenziali come l’acqua e il riscaldamento.

A loro volta, i funzionari che si oppongono agli sgomberi rischiano spesso ripercussioni. Assoldano quindi con frequenza criminali armati di bastoni e coltelli per terrorizzare i residenti.

Gli attivisti per il diritto alla casa, gli avvocati, gli esperti accademici hanno confermato le conclusioni delle ricerche di Amnesty International sulla quasi totale mancanza di indagini su questi episodi da parte della polizia.