Nasrin Sotoudeh, premio Sakharov 2O12, in sciopero della fame.
Nasrin Sotoudeh, premio Sakharov 2O12, in sciopero della fame.

Iran Si teme per la salute della vincitrice del Premio Sakharov

Il premio Sakharov, istituito dall'Unione Europea per ricompensare iniziative nell'ambito dei diritti fondamentali e della libertà di pensiero, è stato attribuito a Nasrin Sotoudeh, avvocato iraniano ...

Il premio Sakharov, istituito dall'Unione Europea per ricompensare iniziative nell'ambito dei diritti fondamentali e della libertà di pensiero, è stato attribuito a Nasrin Sotoudeh, avvocato iraniano e difensore dei diritti umani.

Le condizioni di salute della vincitrice del prestigioso riconoscimento si deteriorano rapidamente a causa dello sciopero della fame intrapreso per protestare contro l'atteggiamento delle autorità iraniane, che le rifiutano d'incontrare in tête à tête la figlia di 13 anni e il figlio di cinque.

Incarcerata nel settembre 2O1O, la prigioniera d'opinione ha cominciato lo sciopero della fame 1O giorni or sono ed è stata ricoverata nell'ospedale del penitenziario d'Evin, a Teheran, il 22 ottobre scorso.

«Da tre mesi Nasrin Sotoudeh non può vedere i propri figli se non tramite uno schermo di vetro, ossia da quando le autorità hanno scoperto che aveva utilizzato un fazzoletto di carta per redigerela propria memoria difensiva in vista di una prossima udienza in tribunale», ha riferito Ann Harrison, direttrice aggiunta del programma Medio Oriente e Africa settentrionale di Amnesty International.

«Le autorità iraniane hanno vietato a sua figlia di viaggiare e hanno imposto a suo marito di trascorrere una notte in prigione, questo perché hanno difeso pacificamente la causa di Nasrin Sotoudeh. Pur sostenendo l'importanza della famiglia nella vita iraniana, le autorità non lesinano gli sforzi atti a ridurre al silenzio le famiglie dei prigionieri di opiniene e dei prigionieri politici. Si tratta di un esempio scandaloso di misure estreme cui l'Iran ricorre per far tacere ciunque critichi la sua politica e le sue pratiche».

«Assillando i famigliari dei prigionieri al solo scopo di far cessare le legittime manifestazioni pubbliche del loro pensiero, le autorità iraniane disattendono senza vergogna gli obblighi internazionali in materia di diritti umani».