Rifiuti tossici in Costa d'Avorio Contro l'immunità della multinazionale

Trafigura, la multinazionale con sede legale in Svizzera, responsabile dello sversamento, nel 2OO6 ad Abidjan (Costa d’Avorio), di rifiuti tossici, a seguito del quale 1OO'OOO persone sono dovute ...

Trafigura, la multinazionale con sede legale in Svizzera, responsabile dello sversamento, nel 2OO6 ad Abidjan (Costa d’Avorio), di rifiuti tossici, a seguito del quale 1OO'OOO persone sono dovute ricorrere a cure mediche, dev'essere sottoposta a un'inchiesta penale nel Regno Unito. È questa la conclusione cui sono giunte Amnesty International e la sezione olandese di Greenpeace in un nuovo rapporto. La sua pubblicazione avviene oggi in concomitanza con la riunione, a Ginevra, degli Stati parte della Convenzione di Basilea sui movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e il loro smaltimento.

Risultato di tre anni di lavoro, The Toxic Truth (Verità tossica) esamina approfonditamente la tragica successione di manchevolezze all'origine del disastro sanitario, politico e ambientale. Il rapporto chiarisce che la normativa vigente non è stata rispettata da vari governi, incapaci di fermare la navigazione del Probo Koala e del suo carico tossico verso Abidjan.

«Sono trascorsi sei anni da quando si è lasciato che questa terribile tragedia si producesse, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. Bisogna far sì che la Trafigura renda conto del proprio operato dinanzi alla giustizia. Dobbiamo farci carico delle persone che, come ad Abidjan, divengono vittime di una multinazionale che antepone il profitto alla salute».

«In questo rapporto si parla di criminalità delle imprese, di lesioni dei diritti umani e di carenze degli Stati, che non garantiscono la protezione delle persone né quella dell'ambiente. Vi si constata che i sistemi di applicazione del diritto internazionale non hanno svolto il loro ruolo rispetto alle imprese operanti su scala transnazionale. Si può vedere che una società ha potuto trarre vantaggio dalle incertezze giuridiche e dai conflitti di giurisdizione e che il suo comportamento ha avuto conseguenze disastrose» ha spiegato Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International.

Un viaggio illegale. In un primo momento, i rifiuti erano stati avviati verso i Paesi Bassi, per essere trattati adeguatamente. La Trafigura, però, considerando che le lì i costi fossero troppo elevati, li ha inviati in Costa d'Avorio. Le autorità olandesi, violando i loro obblighi giuridici, hanno poi permesso che i rifiuti, pericolosi ai sensi della Convenzione di Basilea (che regola i movimenti transfrontalieri di
rifiuti pericolosi e il loro smaltimento), lasciassero il paese.

Immunità. Un accordo concluso col governo della Costa d'Avorio nel 2OO7 accordava alla Trafigura un'immunità giudiziaria. Nel quadro di una causa civile intentata nel Regno Unito per conto di una parte delle vittime, la Trafigura ha concluso un altro accordo, senza ammettere la propria responsabilità. Un tribunale olandese ha riconosciuto la multinazionale colpevole di aver esportato illegalmente i rifiuti tossici dai Paesi Bassi, ma il pubblico ministero non ha inteso considerare gli avvenimenti successivi, che hanno avuto luogo ad Abidjan, né il loro impatto sulla salute.

Giustizia per il futuro. Il rapporto contiene altresì tutta una serie di raccomandazioni destinate alla comunità internazionale per far sì che le società operanti su scala internazionale non possano sottrarsi all'obbligo di rendere pienamente conto delle lesioni dei diritti umani e dei danni all'ambiente di cui si rendano responsabili.
Il Regno Unito deve aprire un'inchiesta penale sul ruolo svolto dalla Trafigura nello sversamento, visto che è stata una società del gruppo con sede nel paese a prendere numerose decisioni cruciali per il disastro.

La Costa d'Avorio deve garantire che le vittime siano congruamente indennizzate. Deve inoltre riconsiderare la legalità dell'accordo concluso con la Trafigura, con cui riconosce alla società un'ampia immunità giudiziaria nel paese.

La Convenzione di Basilea. La pubblicazione del rapporto avviene in concomitanza con la riunione, a Ginevra, degli Stati parte della Convenzione di Basilea, che prevede che i rifiuti tossici generati da procedimenti industriali non possano essere trasportati all'estero senza il previo consenso del Paese di destinazione.

Trafigura. È uno dei casi su cui Amnesty International, Greenpeace, la Dichiarazione di Berna e una cinquantina d'altre organizzazioni
non governative hanno condotto la campagna Diritto senza frontiere, iniziativa che ha esortato il Consiglio federale e il parlamento a legiferare in modo che le imprese con sede in Svizzera rispettino in tutto il mondo i diritti umani e l'ambiente. Nella sua esemplare risposta sull'attuazione delle linee guida delle Nazioni Unite per il commercio e i diritti umani, il Consiglio federale, la settimana scorsa, ha posto l'accento sul fatto che le imprese svizzere debbono essere consapevoli della loro responsabilità sociale ed ecologica anche per le attività che svolgono all'estero.