Corte penale internazionale Condannato Thomas Lubanga: un importante passo avanti nella lotta contro l'impunità

La condanna di Thomas Lubanga Dyilo per aver reclutato e fatto combattere dei bambini soldato nel gruppo armato che comandava illustra come la Corte penale internazionale (CPI) sia capace di mettere ...

La condanna di Thomas Lubanga Dyilo per aver reclutato e fatto combattere dei bambini soldato nel gruppo armato che comandava illustra come la Corte penale internazionale (CPI) sia capace di mettere fine all’impunità di cui godono i responsabili di genocidio o di crimini contro l’umanità. Lo ha dichiarato Amnesty International in risposta al verdetto reso pubblico oggi.

L’organizzazione per la difesa dei diritti umani è soddisfatta per la sentenza anche se altri capi d’accusa, come l’uso di violenza sessuale nei confronti di giovani donne rapite, non sono stati presi in considerazione. Amnesty International si rammarica che la CPI sia frenata nel suo lavoro da diversi governi che permettono a undici altri individui contro i quali sono stati spiccati mandati d’arresto – tra questi il Presidente del Sudan Omar al-Bashir e l’ugandese Joseph Kony, leader della Lord’s Resistance Army- di circolare liberamente.

A dieci anni dalla sua creazione la Corte penale internazionale ha emesso oggi all’Aja il primo verdetto della sua storia. La Corte ha riconosciuto Thomas Lubanga Dyilo, ex leader dell’Unione patriottico congolese (UPC) colpevole di aver reclutato e fatto combattere dei bambini soldato durante il conflitto armato. Il braccio armato dell’UPC è stato coinvolto in gravi violazioni dei diritti umani, tra queste anche il rapimento di bambini e il loro uso come soldati.

«Il verdetto di oggi dovrebbe far riflettere tutti coloro che nel mondo schierano bambini soldato sul campo di battaglia », ha dichiarato Alain Bovard, giurista della Sezione svizzera di Amnesty International. «Questa sentenza rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro l’impunità di cui godono questi criminali quando le autorità del loro paese rifiutano di indagare sui crimini commessi o non ne hanno la possibilità».

Amnesty International spera ora che altri criminali, tra i quali l’ugandese Joseph Kony, leader della Lord’s Resistance Army e il Presidente sudanese Omar al-Bashir – entrambi ricercati per crimini di guerra e crimini contro l’umanità e oggetto di mandati d’arresto emessi dalla CPI ma ai quali numerosi paesi consentono di muoversi liberamente – siano finalmente arrestati e consegnati alla Corte dell’Aja per essere processati.

Amnesty International rivolge quindi un appello ai governi, invitandoli a cooperare con la CPI arrestando i sospettati. In questo contesto l’organizzazione invita il Consiglio federale a creare un’unità speciale del Ministero pubblico della Confederazione incaricata di rintracciare gli autori di genocidio, i criminali di guerra e gli autori di crimini contro l’umanità che potrebbero soggiornare in Svizzera o transitare dal nostro paese.