Svizzera Il Parlamento attacca il cuore dell‘asilo

La soppressione della diserzione come motivo d’asilo è stata accolta dal Consiglio nazionale. Una decisione del Parlamento di attaccare l’essenza della Legge sull’asilo, che priva del diritto ...

La soppressione della diserzione come motivo d’asilo è stata accolta dal Consiglio nazionale. Una decisione del Parlamento di attaccare l’essenza della Legge sull’asilo, che priva del diritto all’asilo coloro la cui vita è messa in pericolo o minacciata in patria, che sciocca profondamente Amnesty International. Quanto deciso dal Consiglio nazionale viola gli obblighi sottoscritti dalla Svizzera a livello internazionale.

Da diversi anni ormai si assiste allo smantellamento del diritto d’asilo, sia dal punto di vista dell’accoglienza dei richiedenti venuti a cercare protezione da noi che dal punto di vista della procedura. Ciononostante nessuna delle misure messe in atto ha contribuito ad accelerare le procedure o a risolvere i problemi legati al rinvio.

Pur avendo reso l’accesso alla procedura d’asilo sempre più difficile attraverso un gran numero di revisioni della legge, il Parlamento non aveva mai osato prendere di mira coloro che fuggono da una dittatura senza scrupoli e vengono da noi per salvare la propria vita. Mai prima d’ora aveva osato attaccare l’essenza stessa della Legge sull’asilo, ovvero la nozione di rifugiato e i diritti fondamentali dei rifugiati riconosciuti. Rifiutando di riconoscere lo statuto di rifugiato a un disertore o a un oppositore politico che rischia la morte o la tortura nel proprio paese solo a causa di un importante aumento di domande d’asilo di cittadini eritrei, il Parlamento ha superato una linea rossa, violando con cognizione di causa le Convenzioni di Ginevra del 1951. E questo nonostante la Consigliera federale Simonetta Sommaruga abbia puntualizzato alcuni elementi e spiegato al Parlamento che un disertore, considerato dal suo governo come un nemico del regime, è esposto alla tortura o alla morte, e che quindi dovrebbe essere riconosciuto come rifugiato in base alle Convenzioni di Ginevra.

Il Parlamento riconosce inoltre implicitamente che le numerose misure decise per lottare contro i cosiddetti abusi non hanno scaturito l’effetto auspicato. Questo non deve sorprendere poiché il rapporto del Consiglio federale del marzo 2011 sulle misure di accelerazione in materia di asilo mostrava chiaramente che i problemi posti dal nostro sistema di asilo devono essere risolti altrimenti, non con la lotta ai presunti abusi. È necessario quindi velocizzare la procedura e la ricerca dei documenti di viaggio necessari per il ritorno nel proprio paese di origine dei richiedenti l’asilo respinti.

E che dire del sistema olandese, spesso citato quale esempio per le sue procedure brevi ? Amnesty International a constatato che nel 2011 le risorse in termini di personale messe a disposizione delle autorità olandesi erano il doppio di quelle di cui dispone l’UFM per esaminare una quantità due volte inferiore di richieste. Inoltre gli avvocati nominati per la difesa dei richiedenti l’asilo nel corso della procedura contribuiscono in modo sensibile all’accelerazione della procedura, contribuendo a stabilire meglio i fatti. Decidendo, per esempio, di aumentare in modo significativo il personale dell’UFM e di introdurre nella Legge il principio dell’assistenza giuridica sistematica, la Svizzera riuscirebbe senza dubbio a risolvere buona parte dei suoi problemi.

Invece di cercare le soluzioni laddove esistono, il Consiglio nazionale volta le spalle alla tradizione di accoglienza della Svizzera e prende delle misure indegne del nostro paese. Si spinge fino all’introduzione di una clausola d’emergenza che permette di prendere decisioni che non contribuiscono assolutamente ad accelerare la procedura. Al di là degli attacchi all’essenza stessa della Legge, sopprimendo la possibilità di inoltrare domanda d’asilo presso un’ambasciata il Consiglio nazionale priva le persone perseguitata dell’unica via rimasta per venire legalmente in Svizzera, senza gettarsi tra le braccia di passatori criminali e senza mettere in pericolo la propria vita. L’unico bagliore di speranza scaturito dal dibattito: il mantenimento dei permessi umanitari per le persone ben integrate in Svizzera dopo 5 anni.