Veglia mercoledì 14 marzo a Berna Rapporto Amnesty: le voci delle vittime della tortura in Siria

In occasione dell’anniversario delle prime manifestazioni di protesta di massa in Siria, Amnesty International dà voce alle vittime di violazioni di diritti umani. In un rapporto pubblicato il 14 ...

In occasione dell’anniversario delle prime manifestazioni di protesta di massa in Siria, Amnesty International dà voce alle vittime di violazioni di diritti umani. In un rapporto pubblicato il 14 marzo 2012, sopravvissuti raccontano le torture sistematiche subite da parte delle forze di sicurezza, dei militari e delle bande armate fedeli al regime. Con un pensiero rivolto alle migliaia di vittime della violenta e sanguinosa repressione Amnesty International organizza, con la comunità siriana in Svizzera, una veglia silenziosa. Amnesty International invita le autorità svizzere a dare rapidamente il via libera all'accoglienza di un contingente di richiedenti l'asilo provenienti dal paese.

Veglia silenziosa a Berna, in memoria delle vittime in Siria

Data e ora: Mercoledì 14 marzo 2012, dalle 9:00 alle 19:00

Luogo: Heiliggeistkirche (lato Bahnhofplatz)

Nota: Alle 19.15 il Segretario generale del DFAE, Bruno Bättig, guiderà una delegazione della veglia fino alla Piazza federale

Le persone coinvolte nella massiccia ondata di arresti a seguito della rivolta in Siria sono state catapultate in incubo dominato dalla tortura sistematica. È quanto denuncia Amnesty International in un nuovo rapporto pubblicato il giorno dell’anniversario delle prime proteste di massa nel paese. Nel rapporto “I wanted to die. Syria’s torture survivors speak” i sopravvissuti descrivono 31 metodi di tortura o maltrattamenti impiegati sistematicamente contro i manifestanti dalle forze di sicurezza, dall’esercito e dalle bande armate filo-governative (conosciute come shabiba).

Amnesty International ha appurato che la tortura e i maltrattamenti dei detenuti seguono generalmente uno schema prestabilito. Molte vittime hanno affermato di essere state picchiate duramente - con bastoni, calci di fucile, fruste, pugni e cavi intrecciati - appena arrivate nel centro di detenzione. Una pratica questa, chiamata 'al-haflet istiqbal': accoglienza.

Le testimonianze raccolte da Amnesty International indicano che i detenuti sono più a rischio durante l’interrogatorio. Diversi sopravvissuti hanno raccontato l’esperienza del dulab (pneumatico): la vittima viene infilata con la forza in uno pneumatico – spesso appeso al soffitto – e poi picchiata, a volte anche con cavi e bastoni. Un’altra tecnica di tortura molto diffusa è denominata shabeh : la vittima è sospesa dal suolo, in modo che la punta dei piedi sfiori appena il pavimento. Spesso, in questa posizione, la persona viene poi picchiata. Nel corso degli interrogatori si fa inoltre ampio uso di scariche elettriche, e di torture e violenze sessuali basate sul genere.

“Le testimonianze delle vittime di tortura sono un’ulteriore prova dei crimini di guerra commessi in Siria” ha affermato Reto Rufer, coordinatore delle ricerche sulla Siria per la Sezione svizzera di Amnesty International. “Coloro che hanno consentito e ordinato l’uso della tortura in Siria devono senza ombra di dubbio essere portati davanti alla giustizia.”

L'organizzazione per la difesa dei diritti umani ha reiterato la propria richiesta che la situazione in Siria sia denunciata al Procuratore della Corte penale internazionale (CPI). Fattori politici, in particolare l’opposizione di Russia e Cina, hanno finora impedito che questo accada.

“Poiché finora il tentativo di deferire la Siria alla Corte penale internazionale è fallito, Amnesty

International chiede al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di estendere il mandato della commissione di inchiesta in Siria. La sua capacità di monitorare e documentare i fatti deve essere potenziata in vista di un processo che rispetti le leggi internazionali” ha detto Reto Rufer.

“La comunità internazionale ha la responsabilità di perseguire i crimini contro l’umanità nei tribunali nazionali. È inoltre urgente che vengano creati dei team di investigazione internazionali per aumentare le chances di arrestare i responsabili.”

Migliaia di cittadini siriano sono fuggiti nei paesi vicini, soprattutto Libano e Giordania, a causa della

repressione e della violenza. Le loro condizioni di vita sono particolarmente difficili. Amnesty International auspica quindi che le autorità svizzere accolgano la richiesta di accogliere un certo numero di rifugiati formulata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Informazioni sul rapporto

Amnesty International ha intervistato decine di siriani che hanno cercato rifugio dalla violenza in Giordania: tra queste persone, 25 hanno riferito di essere state torturate o maltrattati durante la detenzione prima di riuscire a fuggire attraverso il confine. Il rapporto include la testimonianza di 19 di questi sopravvissuti. Oltre la metà dei casi recensiti provengono dalla zona del governatorato di Da’ra, dove i primi manifestanti furono uccisi nel marzo 2011. I casi restanti riguardano i governatorati di Damasco, Rif Dimashq, Hama, Homs, Latakia, al-Suwayda e Tartus.

Mappa: il rapporto sulla tortura in Siria viene presentato sul sito di Amnesty International www.eyesonsyria.org, una piattaforma di mappatura