Atila Roque, direttore di Amnesty Brasile | © AI
Atila Roque, direttore di Amnesty Brasile | © AI

Intervista Amnesty sostiene i manifestanti brasiliani

Di passaggio in Svizzera al momento dello scoppio delle proteste nel suo paese Atila Roque, direttore della Sezione brasiliana di Amnesty ha condiviso con noi le sue impressioni sugli eventi in corso e sullo stato della società brasiliana. Intervista di Noémi Manco

Come reagisce Amnesty Brasile alle manifestazioni a Rio, San Paolo e altre grandi città del paese?

Amnesty Brasile è stata la prima organizzazione a sostenere i manifestanti, in particolare ricordando che la libertà di riunione è un diritto. A partire dal secondo giorno delle proteste abbiamo messo in guardia contro l’impiego eccessivo della forza da parte della polizia. Inoltre abbiamo pubblicato delle linee di condotta per la polizia alle quali i media nazionali hanno dato ampio risalto.

Ci sono state manifestazioni un po’ ovunque, come si tiene aggiornato sulla situazione?

È vero, la situazione evolve rapidamente e il movimento si diffonde, mentre la sezione brasiliana di Amnesty ha solo 11 impiegati! Dobbiamo quindi contare sulla collaborazione dei nostri membri che ci tengono aggiornati grazie ai social network, ma lavoriamo anche con altre organizzazioni della società civile. Viste le dimensioni del paese e la diffusione del movimento di protesta dobbiamo assolutamente condividere le informazioni che abbiamo raccolto.

Amnesty Brasile intrattiene dei rapporti stretti con altre organizzazioni attive per la difesa dei diritti umani?

Si, e questo da quando è nata la sezione brasiliana, nel 2012. Amnesty è attiva da poco nel paese e quindi non possiamo assolutamente ignorare il lavoro fatto da molte altre organizzazioni presenti in Brasile prima di noi. Abbiamo deciso di lavorare con loro: abbiamo potuto approfittare della loro conoscenza del terreno e loro hanno beneficiato dell’ottima reputazione di Amnesty tra l’opinione pubblica brasiliana. Con il tempo i nostri uffici sono diventati un luogo di incontro, una piattaforma di scambio tra le ONG e tra i militanti. A dire il vero, i nostri uffici assomigliano più a una casa aperta a tutti che ha un luogo di lavoro tradizionale. Ci avevano consigliato di scegliere una sede in un palazzo nei quartieri ricchi, con un servizio di sorveglianza, ma ho rifiutato. Credo che un’organizzazione come Amnesty, che conta sull’impegno dei propri soci, debba rappresentare tutta la popolazione.

Siete riusciti a creare una base di soci attivi solida in così poco tempo?

Si, perché la popolazione brasiliana è molto ben informata e soprattutto molto interessata. Grazie in particolare alla fama del nome di Amnesty abbiamo ricevuto un’ottima accoglienza e il numero di membri è aumentato rapidamente. Rimane difficile mobilitare le persone in tutto il paese e non solo a Rio de Janeiro, dove abbiamo i nostri uffici.

Quali sono i temi prioritari sui quali lavorate?

In questo momento siamo impegnati in un importante progetto di ricerca sul sistema giudiziario e penale brasiliano. Esaminiamo le leggi, le condizioni di detenzione, gli interventi della polizia. Questo progetto si protrarrà fino al 2014, e in seguito presenteremo le nostre conclusioni al governo. Ci interessa anche molto la questione della democrazia e dello sviluppo. Con la crescita economica folgorante che ha vissuto il Brasile, riteniamo sia importante riflettere sul tipo di sviluppo che vogliamo promuovere. Amnesty milita in favore di una crescita sostenibile, rispettosa dei diritti umani e in particolare dei diritti delle popolazioni native, spesso vittime di espropri delle terre o di sgomberi forzati. E per finire, visto che il nostro paese sta acquisendo visibilità sulla scena internazionale, incoraggiamo i nostri politici a difendere con fermezza i diritti umani anche in politica estera.

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