Sri Lanka Non lasciatevi abbagliare

Per molti lo Sri Lanka è il paradiso delle vacanze. Ma la repressione dell’opposizione si intensifica, la persecuzione dei Tamil continua, e il governo srilankese non ha ancora avviato un’indagine ...

Per molti lo Sri Lanka è il paradiso delle vacanze. Ma la repressione dell’opposizione si intensifica, la persecuzione dei Tamil continua, e il governo srilankese non ha ancora avviato un’indagine credibile e indipendente sui crimini di guerra commessi nel 2009. La Società per i popoli minacciati, l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati e Amnesty International lanciano una campagna per far sì che Consiglio federale si impegni per i diritti umani in Sri Lanka e offra protezione ai richiedenti l’asilo provenienti dal paese.

Navi Pillay, Alto Commissario per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, ha visitato lo Sri Lanka tra il 25 e il 31 agosto su iniziativa del governo srilankese. La riunione dei paesi del Commonwealth è prevista per metà novembre a Colombo. L’occasione ideale per lo Sri Lanka per «ripulire » la propria immagine. L’obiettivo della campagna lanciata dalle tre organizzazioni è proprio evitare che questo accada : la verità sui crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani deve essere sotto gli occhi di tutti.

Proiezione del film No Fire Zone in presenza del regista

Per il lancio della campagna in Svizzera, le tre organizzazioni presenteranno il documentario No Fire Zone : The Killing Fields of Sri Lanka in presenza del regista, Callum Macrae. Il film testimonia la gravità dei crimini di guerra commessi dall’esercito dello Sri Lanka. Nel 2009 l’esercito governativo ha lanciato l’attacco finale contro le Tigri tamil nel Nord dello Sri Lanka. Il governo ha volontariamente bombardato il territorio che lui stesso aveva designato come area di cessate il fuoco (no fire zone) uccidendo tra i 40'000 e i 70’000 civili (stime dell’Onu) nel corso degli ultimi mesi del conflitto.

La Svizzera deve fare pressione e proteggere

In Svizzera vivono circa cinquantamila persone originarie dello Sri Lanka. Il nostro paese ha quindi una responsabilità particolare. La Svizzera deve lanciare un segnale chiaro a livello internazionale, per esempio in occasione dei prossimi negoziati del Consiglio per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, previsti tra il 9 e il 27 settembre. Ma il nostro paese deve anche mettere in atto misure concrete per proteggere i richiedenti l’asilo presenti sul territorio. Lo chiede la petizione lanciata da Amnesty International, l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati e dalla Società per i popoli minacciati e sostenuta da oltre venti organizzazioni.

«È necessario che si proceda a un’indagine credibile e indipendente sui presunti crimini di guerra commessi dall’esercito srilankese e dalle Tigri tamil in Sri Lanka,»  ha dichiarato Manon Schick, direttrice della Sezione svizzera di Amnesty International. « Inoltre l’Onu deve essere presente sul posto per osservare la situazione e garantire protezione alle persone minacciate».

«Chiediamo inoltre alle autorità svizzere, vista e considerata la precaria situazione dei diritti umani, di non procedere a rinvii verso lo Sri Lanka. Nessun accordo di riammissione deve essere concluso fino a quando non sarà possibile garantire un ritorno sicuro e dignitoso ai richiedenti l’asilo» ha dichiarato Suzanne Bolz dell’OSAR. «Dei richiedenti l’asilo Tamil la cui richiesta è stata respinta in Europa o altrove sono stati arrestati arbitrariamente e torturati al loro rientro nel paese» ha precisato Angela Mattli della società per i popoli minacciati.

Contesto

A quattro anni dalla fine del conflitto armato la situazione dei diritti umani in Sri Lanka rimane drammatica. Il governo rifiuta che sia venga avviata un’indagine indipendente sui crimini di guerra commessi dall’esercito srilankese e dalle Tigri tamil. Le voci critiche subiscono minacce, detenzione o sono vittime di sparizioni forzate.

I Tamil, continuamente sospettati di avere legami con il movimento delle Tigri tamil, in particolare nel Nord e nell’Est del paese, sono più toccati da questa violenza. I giornalisti critici, i difensori dei diritti umani e i testimoni di crimini di guerra sono perseguitati sistematicamente. Gli oppositori, i sindacalisti o i rifugiati srilankesi rinviati nel proprio paese rischiano la prigione, la tortura o la persecuzione.