Idomeni, villagio greco alla frontiera con la Macedonia: per migliaia di profughi siriani e iracheni, la cosiddetta rotta dei Balcani è il percorso più sicuro verso l'Europa © Richard Burton/Amnesty International
Idomeni, villagio greco alla frontiera con la Macedonia: per migliaia di profughi siriani e iracheni, la cosiddetta rotta dei Balcani è il percorso più sicuro verso l'Europa © Richard Burton/Amnesty International

Amnesty International Piano in otto punti per rispondere alla crisi globale dei rifugiati

9 settembre 2015
Amnesty International propone un piano in otto punti per rispondere alla crisi globale dei rifugiati.
  • Solo un decimo dei 1.15 milioni di rifugiati più vulnerabili vengono ricollocati
  • L’86% dei rifugiati sono ospitati da paesi in via di sviluppo
  • Gli appelli dell’ONU per i rifugiati sono cronicamente e gravemente sotto-finanziati

Il catastrofico fallimento morale dei leader mondiali che tergiversano e bisticciano tra di loro lasciando così cinicamente soffrire milioni di persone in condizioni disastrose definirà la loro eredità morale per le generazioni a venire. È quanto afferma Amnesty International nel rendere pubblico un piano in otto punti per affrontare la crisi globale dei rifugiati.

La tremenda violenza in Siria, Iraq e Afghanistan, i numerosi conflitti in corso nell’Africa subsahariana e altrove hanno portato le cifre della popolazione di rifugiati nel mondo a livelli storici. Nel frattempo sta per aprirsi la «stagione dei boat people» nel Sud-est asiatico, con molti alti rifugiati che si uniranno alle centinaia di Rohingya in fuga dal Myanmar, per finire vittime di trafficanti e altri abusi.

La risposta a questa crisi globale dei rifugiati, in particolare da parte dei paesi più ricchi che hanno ignorato gli appelli per l’aiuto umanitario e per ricollocare le persone vulnerabili, è stata vergognosa. I paesi benestanti hanno offerto posti per il reinsediamento a solo circa un decimo degli 1.15 milioni di persone che ne hanno bisogno. Nel frattempo i paesi in via di sviluppo ospitano milioni di rifugiati con quasi nessun sostegno.

«Le crisi globali dei rifugiati senza precedenti alle quali assistiamo stanno lasciando milioni di persone nella più totale disperazione. La risposta da parte dei paesi benestanti è catastrofica. Questo è un momento determinante, che definirà l’eredità dei leader mondiali in carica per generazioni a venire. La storia li giudicherà molto duramente, a meno che non cambino rotta,» ha dichiarato Salil Shetty, Segretario Generale di Amnesty International.

«Il sistema internazionale di protezione dei rifugiati rischia di essere ridotto in brandelli.»
Salil Shetty

«Il sistema internazionale di protezione dei rifugiati, creato come protezione dopo la Seconda Guerra Mondiale, rischia di essere ridotto in brandelli se i leader mondiali continueranno a non proteggere persone vulnerabili in fuga da conflitti e persecuzioni. I rifugiati hanno il diritto internazionale di chiedere e ottenere asilo.»

Paesi poveri maggiormente colpiti

Mentre l’aumento del numero di rifugiati che raggiungono l’Unione Europea ha dominato le prime pagine dei giornali in questo mesi, la realtà è che i paesi più poveri sono costretti a sostenere l’impatto delle molteplici crisi dei rifugiati in corso nel mondo. I paesi in via di sviluppo, essenzialmente in Medio Oriente, Africa e Asia, ospitano attualmente quasi l’86% del totale di 19.5 milioni di rifugiati presenti nel mondo.

I paesi più ricchi fanno poco o nulla per condividere gli oneri della crisi. Gli appelli umanitari a sostegno della risposta alle crisi dei rifugiati sono regolarmente – e spesso gravemente – sotto-finanziati. Ad esempio - al 2 ottobre - l’appello umanitario dell’ONU per i rifugiati siriani aveva ottenuto solo il 46% dei finanziamenti, mentre quello per i rifugiati del Sud Sudan aveva raggiunto solo il 17% dell’obiettivo stabilito. Questo ha un impatto devastante sull’accesso a cibo, medicine e altri aiuti umanitari per i rifugiati.

«Quando i leader del G20 si incontreranno, il mese prossimo in Turchia, non dovrebbero lasciare la stanza prima di aver messo a punto un piano concreto - con delle scadenze precise e un finanziamento sostenibile - per rispondere alle molteplici crisi dei rifugiati in corso nel mondo. Qualsiasi risultato inferiore a questo sarebbe un fallimento di leadership totale,» ha detto Salil Shetty.

«Invece di essere all’altezza di questa crisi senza precedenti, molti governi sono stati impegnati nel congegnare idee per tenere le persone al di fuori dei propri confini nazionali, mentre in migliaia muoiono in mare o stanno sopportando condizioni squallide all’ombra del filo spinato. Questa è una bancarotta morale di alto livello.»

Un piano in otto punti

Le crisi dei rifugiati terminano quando se ne affrontano le cause profonde. Gli Stati dovrebbero cercare di mettere fine ai conflitti e alle violazioni dei diritti umani generalizzate. Si tratta però di obiettivi difficili da raggiungere, che richiedono molto tempo.

Ciononostante ci sono cose che i paesi più ricchi possono fare adesso per alleviare l’impatto devastante delle crisi dei rifugiati mondiali.

Amnesty International esorta a un’azione concordata in otto aree prioritarie:


1. 
Finanziamento continuo, sufficiente e prevedibile per le crisi dei rifugiati: tutti gli appelli umanitari per le crisi dei rifugiati devono essere interamente finanziati, oltre a fornire un sostegno finanziario significativo ai paesi che ospitano un numero importante di rifugiati, così da aiutarli a fornire i servizi di base ai rifugiati e alle comunità che li ospitano.

2. Realizzare tutti i bisogni di reinsediamento identificati dall’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR): attualmente 1.15 milioni di persone vulnerabili hanno bisogno di un reinsediamento, secondo l’UNHCR. Amnesty International stima che questo numero potrebbe aumentare a 1.45 milioni nei prossimi due anni.

3. Vie sicure e legali per i rifugiati: le persone non dovrebbero intraprendere viaggi pericolosi per realizzare il loro diritto di ottenere rifugio. Gli stati dovrebbero facilitare il ricongiungimento famigliare per i rifugiati, introdurre i visti umanitari per permettere ai rifugiati più vulnerabili che non rispondono ai criteri necessari per il reinsediamento di viaggiare verso questi paesi e chiedere asilo, oltre a assegnare parte dei visti per lavoratori e studenti a rifugiati di altri paesi.

4. Salvare vite: gli stati devono dare la priorità al salvataggio di vite in pericolo rispetto all’attuazione di politiche sull’immigrazione. Nelle situazioni in cui ci sono persone in pericolo di morte, incluso – ma non solo – persone che tentano la traversata via mare, gli stati dovrebbero investire in operazioni di ricerca e soccorso, e accorrere immediatamente per salvare persone in difficoltà.

5. Assicurare l’accesso al territorio ai rifugiati che giungono al confine: a coloro che cercano asilo dovrebbe essere permesso di entrare attraverso il passaggio di frontiera ufficiale, che abbiano o meno con se documenti di viaggio validi. Gli stati dovrebbero astenersi dal mettere in atto misure per evitare la fuga di persone da un paese nel quale sono vittima di persecuzione o violenza ; queste includono il rifiuto di entrata senza visto o altri documenti, i respingimenti e i muri lungo le frontiere per impedire l’accesso al paese o costringere i rifugiati a intraprendere percorsi pericolosi.

6. Combattere xenofobia e razzismo: i governi devono astenersi da atti xenofobi, ad esempio insinuando o affermando che richiedenti asilo e migranti sono la causa di problemi economici e sociali. I governi devono pure riformare leggi o politiche che – esplicitamente o praticamente – sfociano in discriminazioni razziali o di altro genere. I governi devono inoltre avere politiche efficaci per affrontare la violenza xenofoba o razzista.

7. Combattere i trafficanti: gli stati devono agire concretamente per indagare e perseguire le bande di trafficanti. Gli stati dovrebbero offrire protezione e assistenza alle vittime di questi traffici e garantire che abbiano accesso alle procedure per la determinazione dello statuto di rifugiato e/o alle opportunità di reinsediamento. Tutti gli sforzi per lottare contro il traffico e la tratta di esseri umani devono dare la priorità al salvataggio di vite umane.

8. Ratifica globale della Convenzione sui Rifugiati e sviluppo di sistemi di procedura nazionali solidi: gli stati devono riconoscere nella legge il diritto di chiedere e ottenere asilo, avere delle procedure nazionali per stabilire la qualità di rifugiato eque. Devono inoltre garantire ai rifugiati i loro diritti fondamentali e l’accesso ai servizi di base, quali l’educazione e i servizi sanitari.