L'entrata in vigore del Trattato sul commercio delle armi è una grande vittoria © duncan p walker / i-Stock
L'entrata in vigore del Trattato sul commercio delle armi è una grande vittoria © duncan p walker / i-Stock

Rapporto annuale 2014 -2015 Successi 2014

A livello globale Dopo una campagna durata oltre 20 anni, nel dicembre 2014 il Trattato globale sul commercio di armi è entrato in vigore con, al momento, 130 firme e 62 ratifiche. Il trattato ha ...


 

A livello globale

Dopo una campagna durata oltre 20 anni, nel dicembre 2014 il Trattato globale sul commercio di armi è entrato in vigore con, al momento, 130 firme e 62 ratifiche. Il trattato ha l’obiettivo di limitare i trasferimenti internazionali di armi e munizioni. Se applicato, contribuirà a salvare migliaia e migliaia di vite umane.

Sempre nel dicembre 2014, 117 stati hanno votato a favore della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla moratoria delle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte. Rispetto alla precedente risoluzione del 2012, Eritrea, Guinea Equatoriale, Figi, Niger e Suriname hanno votato a favore, mentre Bahrain, Myanmar, Tonga e Uganda sono passati dal voto contrario all’astensione.

Ancora nel dicembre 2014, il comitato ristretto sull’intelligence del Senato Usa ha pubblicato parte del rapporto sul programma di detenzioni segrete e rendition diretto dai servizi segreti della Cia, rivelando non solo gli scioccanti dettagli delle violazioni commesse ma anche il livello raggiunto dalla complicità degli stati europei che hanno ospitato centri segreti di detenzione o, in altro modo, hanno collaborato col governo Usa nel trasferimento illegale, della sparizione forzata e nella tortura e nei maltrattamenti di decine di detenuti.

Medio Oriente e Africa del Nord

Nel gennaio 2014 il parlamento del Marocco ha votato all’unanimità una modifica al codice penale per impedire che gli uomini che hanno rapporti sessuali con minorenni possano evitare la punizione sposando le loro vittime.

La nuova costituzione adottata dalla Tunisia nel febbraio 2014 ha introdotto molte garanzie sui diritti umani. A maggio il prigioniero di coscienza Jabeur Mejri, che aveva trascorso due anni in carcere per aver pubblicato online articoli e vignette considerati offensivi verso l’Islam, è stato rimesso in libertà anche se il proscioglimento definitivo non è stato ancora deciso.

Nel gennaio 2015 la Palestina ha depositato gli strumenti di accessione allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale. Le indagini della Corte potranno contribuire a spezzare quella cultura dell’impunità che ha perpetuato un ciclo di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commesse da entrambe le parti nel conflitto israelo-palestinese.

Nel febbraio 2015 le autorità dell’Egitto hanno rilasciato Peter Greste, uno dei tre giornalisti di Al Jazeera in carcere da oltre un anno per accuse fabbricate. Amnesty International ha proseguito a chiedere il rilascio degli altri due colleghi di Greste, Mohamed Fahmy e Baher Mohamed.

Asia e Pacifico

A seguito della prima visita di Amnesty International dopo oltre 20 anni, effettuata nel febbraio 2014, le autorità del Vietnam hanno rilasciato almeno sette prigionieri di coscienza.

Nei mesi di febbraio e marzo del 2014, le autorità della Malaysia hanno temporaneamente sospeso l’esecuzione di Chandran Paskaran e Osariakhi Ernest Obayangbon.

Migliaia di sopravvissuti alla tortura, al sequestro di persona e ad altre violazioni dei diritti umani hanno ritrovato un filo di speranza quando, nel marzo 2014, le Nazioni Unite hanno approvato un’indagine indipendente sui crimini commessi dalle forze statali e dai gruppi armati durante la guerra civile iniziata negli anni Ottanta e terminata nel 2009.

Nell’aprile 2014 la Corte suprema dell’India ha garantito riconoscimento legale alle persone transgender. La sentenza impone alle autorità di riconoscere l’autoidentificazione delle persone transgender come uomo, donna o transgender e di fornire loro benefici speciali nel campo dell’istruzione e del lavoro.

In Cambogia, nell’agosto 2014, il tribunale speciale incaricato di processare i responsabili del regime dei Khmer rossi ha giudicato colpevoli Noun Chea (il vice del leader Pol Pot) e Khieu Samphan (all’epoca capo di stato) di crimini contro l’umanità, condannandoli all’ergastolo.

Nel novembre 2014, 30 anni dopo l’avvelenamento di oltre 500.000 persone in uno dei peggiori disastri industriali contemporanei, il governo dell’India ha finalmente acconsentito a utilizzare i dati medici e scientifici sull’inquinamento di Bhopal per rivedere la multimilionaria richiesta di risarcimento avanzata contro la Union Carbide.

A seguito del lancio di un rapporto sull’uso della tortura da parte della polizia, nel dicembre 2014 il senato delle Filippine ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sulle denunce di Amnesty International.

Africa

Nel febbraio 2014 la Corte penale internazionale ha respinto l’appello di Thomas Lubanga Dyilo, giudicato colpevole in primo grado di crimini di guerra nella Repubblica Democratica del Congo. Un mese dopo la stessa Corte ha giudicato colpevole German Katanga, leader di un gruppo armato dello stesso paese, di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Nel maggio 2014 la Commissione africana sui diritti umani e dei popoli ha adottato un’importante risoluzione che chiede la protezione dei diritti di tutte le persone a prescindere dall’orientamento sessuale e dell’identità di genere reali o percepiti.

Meriam Ibrahim, una donna incinta condannata a morte in Sudan per apostasia e costretta a partorire ammanettata in carcere, è stata rilasciata nel giugno 2014.

Sempre nel giugno 2014, la Corte penale internazionale ha confermato le accuse di crimini contro l’umanità nei confronti dell’ex presidente della Costa d’Avorio.

Nel luglio 2014 il parlamento del Mozambico ha tolto dalla proposta di nuovo codice penale una disposizione che avrebbe consentito ai responsabili di uno stupro di evitare la condanna sposando le loro vittime.

Nell’agosto 2014 la Corte suprema dell’Uganda ha annullato la legge contro gli omosessuali prolungata dal parlamento all’inizio dell’anno. Tre mesi dopo, l’Alta corte del Botswana ha annullato la decisione del ministero del Lavoro e degli affari interni di rifiutare il riconoscimento di un’organizzazione che rappresenta i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate.

Nel settembre 2014, la forza di peacekeeper delle Nazioni Unite è stata dispiegata nella Repubblica Centrafricana e la Corte penale internazionale ha avviato un’indagine preliminare sui crimini di diritto internazionale commessi nel paese.

In un’importante sentenza che applica il principio della giurisdizione universale, emessa nell’ottobre 2014, la Corte costituzionale del Sudafrica ha stabilito che le denunce di torture commesse in Zimbabwe da e contro cittadini di quel paese devono essere indagate dalla polizia sudafricana.

Ancora la Corte penale internazionale, nel dicembre 2014, ha confermato le accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra nei confronti di Bosco Ntaganda, leader di una fazione del gruppo armato M23 operante nella Repubblica Democratica del Congo.

Nel dicembre 2014 la Corte africana dei diritti umani e dei popoli ha stabilito che il Burkina Faso aveva violato il diritto alla libertà d’espressione del giornalista Issa Lohe Konaté, che era stato condannato a un anno di carcere per aver pubblicato articoli critici nei confronti del capo della procura.

Nel gennaio 2015, sei anni dopo due fuoriuscite di petrolio che distrussero i mezzi di sostentamento di migliaia di persone nel delta del fiume Niger in Nigeria, una causa civile nel Regno Unito ha costretto la Shell a raggiungere un accordo per destinare alle comunità colpite un risarcimento di 55 milioni di sterline.

Sempre nel gennaio 2015 Dominic Ongwen, uno dei leader del gruppo armato ugandese denominato Esercito di resistenza del Signore, si è consegnato alle forze statunitensi presenti nella zona ed è stato trasferito alla Corte penale internazionale dove sarà processato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Americhe

La decisione presa nel febbraio 2014 da una corte d’appello di Haiti, con cui ha annullato una sentenza del 2012 che aveva stabilito l’immunità per l’ex presidente Jean-Claude Duvalier, ha ridato speranza a migliaia di vittime di violazioni dei diritti umani. Nonostante il decesso di Duvalier nel corso dell’anno, la sentenza consente il proseguimento delle indagini per i crimini contro l’umanità commessi sotto la sua presidenza, dal 1971 al 1986.

Dopo oltre 20 anni di campagne, nel giugno 2014 la comunità nativa Sawhoyamaxa del Paraguay ha riottenuto le sue terre ancestrali grazie a una legge che ha stabilito la restituzione alla comunità di più di 14.000 ettari di terreno.

In Colombia, sempre nel giugno 2014, è entrata in vigore una legge che definisce la violenza sessuale come crimine di guerra e crimine contro l’umanità. Se attuata in modo efficace, potrà favorire i procedimenti giudiziari nei confronti degli autori di crimini sessuali durante il pluridecennale conflitto interno.

Ancora nel giugno 2014, in Cile è stata annunciata una modifica alla legge sull’aborto, che se entrerà in vigore non considererà più reato l’interruzione di gravidanza se questa è frutto di uno stupro, se la vita della donna è in pericolo o se il feto non ha prospettive di vita.

Nell’ottobre 2014 il prigioniero di coscienza e vittima di tortura Angel Amílcar Colón Quevedo è stato rilasciato dalle autorità del Messico dopo cinque anni di detenzione preventiva.

Il rapporto finale della Commissione nazionale per la verità, presentato nel dicembre 2014, ha significato un passo avanti storico nella storia del Brasile, verso la giustizia per i crimini contro l’umanità e le altre violazioni dei diritti umani commesse dalla dittatura militare tra il 1964 e il 1985.

Nel gennaio 2015, 53 prigionieri politici sono stati rilasciati a Cuba immediatamente prima e dopo l’annuncio della ripresa dei rapporti diplomatici con gli Usa.

Sempre nel gennaio 2015, il parlamento di El Salvador ha graziato una donna condannata a 30 anni di carcere dopo aver avuto un aborto. Amnesty International ha proseguito la campagna in favore di altre 16 donne in prigione per le stesse ragioni.

Ancora nel gennaio 2015, un tribunale del Guatemala ha condannato a 90 anni di carcere l’ex capo degli ispettori di polizia Pedro García Arredondo, giudicato colpevole di aver organizzato nel 1980 l’incendio dell’ambasciata spagnola a Città del Guatemala, nel quale morirono arse vive 37 persone. A sua volta l’ex capo della polizia guatemalteca Erwin Sperisen, è stato giudicato colpevole di numerosi omicidi da un tribunale della Svizzera.

Europa e Asia centrale

Nell’aprile 2014 la Corte europea di giustizia ha dichiarato invalida, in quanto in violazione del diritto fondamentale alla riservatezza, la Direttiva sulla conservazione dei dati, che richiedeva agli stati membri di conservare le comunicazioni dei loro cittadini.

In Bielorussia, nel giugno 2014, l’attivista per i diritti umani e prigioniero di coscienza Ales Bialiatski è stato rilasciato dopo tre anni di carcere.

Sempre nel giugno 2014, a seguito di un’azione legale promossa dalle organizzazioni per i diritti umani che intendevano conoscere il livello di monitoraggio delle autorità sulle attività online, il Regno Unito è stato costretto a rivelare l’esistenza di una politica segreta che aveva autorizzato la sorveglianza di tutti gli utenti di Facebook, Twitter, Youtube e Google.

Nel luglio 2014, dopo anni dopo essere stato arrestato per aver preso parte a una manifestazione ampiamente pacifica in una piazza di Mosca, Mikhail Kosenko è stato rilasciato da un’unità psichiatrica. La sua condanna non è stata tuttavia ancora annullata.

Nel settembre 2014 l’Unione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro la Repubblica Ceca per violazione della Direttiva sull’uguaglianza, a causa della discriminazione subita dai rom nel sistema scolastico.

Sempre nel settembre 2014 il governo spagnolo ha deciso di ritirare una proposta di legge che avrebbe ostacolato l’accesso a servizi di aborto legali e sicuri, mettendo così a rischio la salute e la vita delle donne.

Ancora nel settembre 2014, per la prima volta dal 2010 si è potuto svolgere il Pride di Belgrado, un’importante vittoria per la comunità delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate della Serbia.

25 febbraio 2015

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