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Votazione sulla Legge sulle attività informative No alla sorveglianza sproporzionata

5 settembre 2016 - Comunicato stampa
A venti giorni dalla votazione popolare del 25 settembre, Amnesty International Svizzera ribadisce il proprio appello a respingere la nuova Legge sulle attività informative. Questa legge permetterebbe la messa in atto di misure di sorveglianza sproporzionate e rappresenterebbe una violazione della sfera privata e della libertà d’espressione, diritti fondamentali iscritti nella Costituzione federale.

In nome della sicurezza numerosi Stati stanno sviluppando misure di sorveglianza. Queste sono spesso eccessive e violano i diritti umani fondamentali. La nuova legge sulle attività informative (LAIn) mette a disposizione del Servizio di attività informative della Confederazione una gamma di nuovi mezzi di sorveglianza. Amnesty International critica in particolare due misure danneggiano in modo sproporzionato la sfera privata.

L’esplorazione dei segnali via cavo permetterebbe al Servizio di attività informative di registrare tutti i flussi di dati e di analizzarli tramite parole chiave. Questi servizi avrebbero così accesso a una quantità enorme di dati e al contenuto di comunicazioni elettroniche quali le e-mail, la telefonia o le ricerche in internet. Tutte le persone che si trovassero in Svizzera sarebbero toccate da queste misure di sorveglianza.

I metadati (chi, quando, dove e con chi comunichiamo) di tutte le persone in Svizzera vengono già conservati per sei mesi. Se sospetta un’infrazione la polizia può consultare questi dati. Con la nuova legge sulle attività informative, il Servizio di attività informative della Confederazione (SIC) avrebbe anch’esso accesso a queste informazioni, anche se la persona non è sospettata di atti illeciti.

Sospetto generalizzato

Amnesty International respinge le due misure – l’esplorazione del segnale via cavo e lo stoccaggio dei metadati da parte – poiché rappresentano una forma di sorveglianza di massa non basata sul sospetto.

“Amnesty non si oppone di principio alla sorveglianza. Ma la sorveglianza è giustificata solo se vi sono indizi concreti di un’attività illegale. Inoltre la misura deve essere mirata e proporzionata. Al contrario la sorveglianza di massa indipendente da qualsiasi sospetto è inaccettabile,” ha dichiarato Patrick Walder, responsabile del settore “Sicurezza e diritti umani” per la Sezione svizzera di Amnesty International.

“La sorveglianza di massa, non basata su sospetti precisi, entra in conflitto con diversi diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione federale e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Oltre al diritto alla protezione delle sfera privata e al segreto delle comunicazioni ad essere toccate sarebbero pure la libertà d’espressione e la presunzione di innocenza. Se si sorveglia un medico, un avvocato o un giornalista ad essere in pericolo sono il segreto professionale o la protezione delle fonti.”

Le nuove possibilità di ricerca informazioni previste dalla LAIn sono sottoposte ad autorizzazione e devono venir approvate da tre istanze: il Tribunale amministrativo federale, la Delegazione del Consiglio federale per la sicurezza e dal capo del Dipartimento federale della difesa (DDPS). “Ma una misura di sorveglianza indiscriminata rimane contraria al diritto internazionale anche dopo l’autorizzazione da parte dei membri del Consiglio federale e di un giudice,” ha affermato Patrick Walder.

Meno sicurezza a casa dei “Cavalli di Troia”

Autorizzare l’impiego dei “Cavalli di Troia”, programmi che permettono alle autorità di penetrare di nascosto in un computer o in un telefonino, è una violazione del diritto fondamentale alla protezione della sfera privata. Tale violazione può essere considerata lecita solo a delle condizioni molto precise e limitate. I “Cavalli di Troia” pongono anche un latro problema fondamentale, ovvero l’indebolimento generale della sicurezza informatica.

L’argomentario completo di Amnesty International sulla votazione del 25 settembre può essere letto qui:

in francese https://www.amnesty.ch/fr/themes/surveillance/surveillance-en-suisse/la-loi-sur-le-renseignement-lrens

in tedesco https://www.amnesty.ch/de/themen/ueberwachung/dok/2016/argumente-nein-nachrichtendienstgesetz