Un gruppo attraversa la frontiera in Guatemala © Amnesty International/Encarni Pindado
Un gruppo attraversa la frontiera in Guatemala © Amnesty International/Encarni Pindado

Centro America Le vittime di una crisi dei rifugiati dimenticata da tutti

14 ottobre 2016
Incapaci di fermare la violenza e l’altissimo tasso di omicidi in El Salvador, Guatemala e Honduras, che costringono migliaia di persone alla fuga, i governi dell’America centrale stanno alimentando la profonda crisi dei rifugiati. Ad affermarlo è Amnesty International nel rendere pubblico un nuovo rapporto.

Il documento, Home Sweet Home? Honduras, Guatemala and El Salvador’s role in a deepening refugee crisis indaga su come i tre paesi stiano fallendo nel proteggere le persone dalla violenza, e nel mettere in atto un progetto per la protezione dei deportati, costretti a fare ritorno in situazioni che mettono a repentaglio la loro vita da paesi quali il Messico e gli Stati Uniti.

“El Salvador, Guatemala e Honduras sono diventati delle zone di guerra dove le vite umane sembrano essere sacrificabili e dove milioni di persone vivono nel terrore di cosa i membri delle gang o dei servizi pubblici di sicurezza potrebbero fare a loro o ai loro cari. Questi milioni di persone sono ora i protagonisti di una delle crisi dei rifugiati meno visibili al mondo,” ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International. 

“Anche se paesi come il Messico e gli Stati Uniti non riescono a proteggere richiedenti asilo e rifugiati provenienti dal Centro Amercia, è ora che le autorità in El Salvador, Guatemala e Honduras svolgano il proprio ruolo in questa crisi e intraprendano i passi necessari per affrontare i problemi che costringono queste persone a lasciare le proprie case.”

“In Centro America milioni di persone svaniscono, vittime di paesi che non soddisfano le proprie responsabilità nel fornire protezione internazionale di cui hanno bisogno e dell’incapacità e della mancanza di volontà dei loro stessi governi di proteggerli dalla fine più tragica.”

Violenza record

Il tasso di omicidi in El Salvador è aumentato in modo drammatico negli ultimi tre anni, con le persone intrappolate nella spirale di violenza tra gang rivali che tentano di conquistare il controllo del territorio. I tassi di omicidio in Guatemala e Honduras sono pure tra i più alti al mondo.

Le Nazioni Unite hanno classificato El Salvador come uno dei paesi più pericolosi al mondo al di fuori delle zone di guerra, con oltre 108 omicidi per 100’000 abitanti nel 2015. In Honduras questo tasso era del 63.75 e in Guatemala era di 34.99 per 100’000 abitanti.

I giovani sono più colpiti dalle violenze: oltre la metà di coloro che sono stati uccisi nei tre paesi nel 2015 hanno meno di 30 anni. I giovani uomini sono spesso costretti a unirsi alle gang, mentre le giovani donne diventano le “ragazze” dei gangster e subiscono spesso abusi sessuali.

La violenza delle gang ha portato un numero molto elevato di giovani a lasciare gli studi. Il Ministero dell’Educazione salvadoregno avrebbe riferito che 39’000 studenti hanno lasciato la scuola in seguito a minacce da parte delle gang nel 2015 – il triplo rispetto al 2014. Secondo il sindacato degli studenti la cifra reale supererebbe le 100’000 unità.

Nessuna protezione

L’incessante violenza ha portato a un’importante aumento delle richieste di asilo da parte di cittadino centro americani in Messico, negli Stati Uniti e in altri paesi, fino a raggiungere livelli ai quali non si assiste dai tempi dei conflitti armati nella regione, decenni or sono.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), il numero di richieste di asilo da parte di persone provenienti da questi tre paesi è aumentato di più di sei volte negli ultimi cinque anni, in particolare nei paesi confinanti e negli Stati Uniti.

Nonostante le prove che molti richiedenti asilo rischiano di subire violenze estreme e potenzialmente la morte se non viene concesso loro l’asilo, le deportazioni da Messico, Stati Uniti e altri paesi sono aumentate. Il numero di guatemaltechi, honduregni e salvadoregni deportati dal Messico è aumentato quasi del 180% tra il 2010 e il 2015.

Mandati a casa a morire

Per Saul è troppo tardi. Il 35enne padre di 5 è stato ucciso in Honduras meno di tre settimane dopo esser stato rinviato dal Messico, nel luglio 2016, dopo il rifiuto della sua domanda di asilo.

Autista di bus, uno dei mestieri più pericolosi in Honduras a causa del controllo da parte delle gang, Saul ha lasciato il paese nel novembre 2015, dopo esser sopravvissuto a una sparatoria con due dei suoi figli, uno dei quali è rimasto gravemente ferito. La polizia non ha dato seguito alle sue denunce, né gli ha offerto protezione.

Quando Amnesty International ha parlato con Saul in luglio le sue ultime parole sono state: “Sento che succederà ancora qualcosa. Forse a me.” Sua moglie e i suoi figli ora vivono nel terrore che qualcosa possa succedere a loro.

Rappresentanti del governo in El Salvador, Honduras e Guatemala non hanno potuto confermare ad Amnesty International come verrebbero usati i 750 milioni di dollari stanziati per la regione nell’ambito di un Piano per la Prosperità sostenuto dagli Stati Uniti. Il piano ha come obiettivo di affrontare alla radice le cause della migrazione per fermare il flusso di migranti e proteggere coloro che vengono rimpatriati.

El Salvador, Honduras e Guatemala hanno allestito centri ufficiali per i deportati. Questi sono sottoposti a delle brevi interviste durante le quali i funzionari della migrazione li interrogano sulle violenze e gli abusi che potrebbero aver subito durante il viaggio. Raramente viene chiesto loro qualcosa sulle violenze dalle quali sono fuggiti, lasciando il proprio paese, e se necessitano di protezione.

“I programmi di accoglienza per i deportati sono uno scherzo di cattivo gusto. Un edificio scintillante, un pasto caldo e uno striscione di benvenuto non proteggono queste persone dagli orrori che le aspettano una volta a casa,” ha dichiarato Salil Shetty. “Quello che dobbiamo vedere è un’iniziativa regionale per l’investimento degli aiuti che ricevono per affrontare le cause che spingono così tanti disperati a lasciare le proprie case.”