Denise Graf, coordinatrice asilo della Sezione svizzera di Amnesty International © AI
Denise Graf, coordinatrice asilo della Sezione svizzera di Amnesty International © AI

Profughi minorenni a Como «La Svizzera viola i diritti di questi ragazzi »

8 settembre 2016
Bambini e ragazzi respinti alla frontiera svizzera dormono nella stazione di Como, Italia, e nel parco adiacente. Denise Graf, coordinatrice asilo per la Sezione svizzera di Amnesty International, si è recata sul posto per interrogare questi giovani sui motivi del loro esilio, lo scopo del loro viaggio, i legami con le loro famiglie e su come sono stati trattati dalle guardie di confine.

Amnesty > Ogni settimana centinaia di profughi sono respinti alla frontiera meridionale della Svizzera. Tra questi numerosi minori non accompagnati. Le autorità affermano di non fare altro che applicare la legge. Ma i diritti dei minori vengono veramente rispettati?

Denise Graf < No, i diritti dei minori non sono rispettati. Abbiamo interrogato una trentina di bambini e adolescenti ed esaminato i loro dossier. Abbiamo trovato conferma di quanto Amnesty International e altre ONG hanno potuto osservare in precedenza : dei minori vengono respinti dalle guardie di confine verso l’Italia anche se erano venuti in Svizzera alla ricerca di protezione. Tra loro anche bambini e adolescenti che affermano avere dei parenti in Svizzera che potrebbero occuparsi di loro. In altri casi le autorità hanno impedito a dei giovani che hanno parenti in Germania o in altri paesi del Nord Europa di poterli raggiungere, come prevede il regolamento Dublino III che favorisce il ricongiungimento familiare, respingendoli alla frontiera.

> Il consigliere federale Ueli Maurer, responsabile del corpo delle Guardie di confine afferma che alla frontiera tutto avviene ”nel rispetto delle regole” e che solo le persone senza documenti validi, che non presentano una domanda di asilo credibile o che vogliono solo transitare dal nostro paese vengono rinviate in Italia.

< Non è di competenza di una Guardia di confine giudicare una domanda d’asilo. Questo è di competenza della Segreteria di stato della migrazioni (SEM). La mia critica non riguarda le guardie di confine di Chiasso, che fanno il loro lavoro. Eseguono le nuove direttive che si traducono in un importante aumento del numero di espulsioni. Da inizio luglio le guardie di confine hanno rifiutato l’entrata al 60% delle persone senza documenti di identità validi; in precedenza il tasso era del 10%. Inoltre le guardie di confine non sono formate per questa nuova pratica. Mancano loro le conoscenze e i mezzi necessari per giudicare correttamente le situazioni. Inoltre mancano loro traduttori, indispensabili per capire in quale situazione si trovano questi adolescenti.

Il semplice fatto che un minore debba dormire per strada a Como, quando il suo desiderio è poter raggiungere i suoi parenti in Svizzera, deve essere considerato come una richiesta di protezione. Le autorità devono accogliere questi giovani. Devono informarli dei loro diritti e fornire loro assistenza. Inoltre numerosi giovani vengono trattati come adulti e sono respinti in seguito a un esame superficiale. In numerosi casi le decisioni sono state prese in fretta e in modo arbitrario. Numerosi minori non accompagnati sono stati ammessi al centro di accoglienza di Chiasso solo al loro secondo o terzo tentativo.

> Di quanti casi si tratta? Cosa succede ai minori una volta che sono stati respinti alla frontiera?

< Tra le migliaia di persone respinte alla frontiera meridionale della Svizzera nel corso dell’estate ci sono anche molti minori non accompagnati. La maggior parte di loro sono arrivati in Italia dopo aver attraversato il Mediterraneo, in fuga da conflitti, tortura o povertà. Molti di loro provengono dall’Africa orientale, la maggior parte da Eritrea ed Etiopia. Don Giusto Della Valle aiuta i minori non accompagnati, le donne incinte e le famiglie con figli piccoli accogliendole a Rebbio, nella periferia di Como. Qui ha registrato, nella sua sola struttura, 500 minori non accompagnati tra il 14 luglio e il 15 agosto 2016. Molti ragazzi però non vogliono restare e spariscono. Ritornano alla stazione di Como o nei campi improvvisati nel parco, per poi ritentare la fortuna per attraversare la frontiera. Altri vengono trasferiti dalla polizia nei campi per rifugiati in altre regioni in Italia. In certi casi degli adulti sono stati minacciati di espulsione verso il loro paese di origine. Rimangono quindi per strada, senza soldi e corrono il rischio di subire aggressioni.

 La situazione a Como: il comunicato stampa di Amnesty International, 31 agosto 2016