La moschea  Ibrahim al-Khalil di Aleppo dopo un bombardamento, 27 marzo 2015. © Amnesty International
La moschea Ibrahim al-Khalil di Aleppo dopo un bombardamento, 27 marzo 2015. © Amnesty International

Rapporto Annuale 2015/2016 Le istituzioni che proteggono i diritti umani sono in pericolo

Londra – Lugano, 24 febbraio 2015.
Il sistema internazionale di protezione dei diritti umani rischia di andare in fumo mentre interessi nazionali a corto termine e drastici giri di vite in materia di sicurezza hanno condotto a un assalto su larga scala contro le libertà fondamentali. Questo l’avvertimento lanciato da Amnesty International nel presentare il proprio Rapporto annuale 2015/2016 sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Un avvertimento che tocca anche la Svizzera, dove iniziative popolari creano un clima ostile verso i diritti umani.

Nel corso dello scorso anno numerosi governi hanno violato il diritto internazionale, portando pregiudizio alle istanze internazionali di protezione dei diritti umani. Questo uno dei messaggi centrali del Rapporto Annuale di Amnesty International 2015-2016.

«Ad essere minacciati non sono solo i nostri diritti. In pericolo sono pure le leggi e i sistemi che li proteggono,» ha ammonito il Segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, nel presentare il documento a Londra.

«Milioni di persone sono vittime della violenza commessa dagli Stati e da gruppi armati. Nel contempo ci sono governi che stanno spudoratamente rappresentando la protezione dei diritti umani come una minaccia alla sicurezza, alla legge o ai “valori nazionali.»

Diritti umani globalmente minacciati

Amnesty International ha documentato quanti governi hanno spudoratamente violato leggi internazionali nel corso del 2015 nel proprio contesto nazionale. Almeno 122 paesi hanno torturato o maltrattato in altro modo e almeno 30 paesi hanno costretto illegalmente dei rifugiati a fare ritorno in paesi nei quali le loro vite potevano essere in pericolo. In almeno 19 paesi sono stati commessi crimini di guerra o altre violazioni delle «leggi della guerra» da parte di governi o gruppi armati.

A preoccupare è la tendenza tra i governi a mettere sotto pressione e attaccare attivisti, avvocati e altre persone che impegnate per la difesa dei diritti umani.

«Invece di riconoscere il ruolo centrale di queste persone nella società, molti governi hanno preso di mira le voci critiche presenti nel proprio paese, mettendole fortemente sotto pressione,» ha dichiarato Salil Shetty.

L’organizzazione per la difesa dei diritti umani afferma che la situazione è dovuta alla reazione dei governi di fronte alle minacce alla sicurezza registrate nel 2015.

«La reazione sbagliata di molti governi alle minacce in materia di sicurezza nazionale è stata reprimere la società civile, il diritto alla privacy e il diritto alla libertà d’espressione,» ha affermato Salil Shetty. «Allo stesso modo è sbagliato costruire una contrapposizione tra sicurezza nazionale e diritti umani, per mettere questi ultimi sotto pressione. Alcuni governi hanno perfino violato le proprie leggi nazionali così facendo.»

Capitolo Svizzera: diritti umani sotto pressione anche da noi

Tra i 160 paesi analizzati dal Rapporto Annuale di Amnesty International figura anche la Svizzera. Ad essere criticato è in particolare il clima ostile verso i diritti umani nel paese, alimentato tramite delle iniziative popolari.

«La Svizzera non è immune alla tendenza globale alla demonizzazione dei meccanismi internazionali di tutela dei diritti umani», ha commentato Manon Schick, direttrice della Sezione svizzera di Amnesty International. «Le iniziative popolari, come quella denominata “Il diritto svizzero prevale su quello straniero” oppure “L’iniziativa per l’attuazione” in votazione tra quattro giorni, hanno lo scopo di minare le istituzioni e i meccanismi internazionali facendo riferimento ai valori di sicurezza e nazionali affinché la Svizzera vi rinunci. Ma si tratta di sistemi e meccanismi nati per la protezione di noi tutti. Ad essere messo in questione è il risultato di 70 anni di lavoro da parte della comunità internazionale.»

Tra gli sviluppi in materia di diritti umani in Svizzera citati dal Rapporto annuale di Amnesty International, sono pure segnalati:

  • La nuova legge sulla sorveglianza, che mette in pericolo il diritto alla privacy,
  • L'uso sproporzionato della forza da parte degli agenti di polizia, in particolare durante le espulsioni di richiedenti asilo, e la debolezza delle norme in vigore in materia di responsabilità delle forze di polizia,
  • La protezione a volte inadeguata per le vittime della tratta, nonché delle donne straniere vittime di violenza domestica,
  • La mancanza di un articolo sulla tortura nel Codice penale svizzero.
Nazioni Unite disperatamente bisognose di un rafforzamento

Nel 2015, le Nazioni Unite e i suoi uffici per la protezione dei diritti umani e i rifugiati hanno molto sofferto a causa dell’ostilità e dell’abbandono da parte di governi recalcitranti.

«Le Nazioni Unite sono nate per “proteggere le prossime generazioni dalle guerre” e per ”riaffermare l’importanza dei diritti umani fondamentali”. Ma ora, al fronte di enormi sfide, sono più vulnerabili che mai,» ha detto Salil Shetty.

Molti governi hanno volontariamente sabotato l’azione dell’ONU per prevenire atrocità di massa o nel portare i colpevoli di tali atti davanti alla giustizia, e hanno respinto – o scartato - le sue raccomandazioni per il miglioramento dei diritti fondamentali a livello nazionali.

Il conflitto siriano è un terribile esempio delle conseguenze umane catastrofiche del fallimento sistematico da parte dell’ONU nel realizzare il proprio ruolo cruciale nel far rispettare i diritti e le leggi internazionali, e assicurare i colpevoli alla giustizia.

Il prossimo Segretario generale delle Nazioni Unite, che entrerà in funzione a inizio 2017, erediterà un’organizzazione che ha realizzato molto ma che necessita di un nuovo slancio. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani esorta gli Stati membri e il Consiglio di sicurezza dell’ONU a portare avanti una riflessione coraggiosa che permetta di portare avanti riforme, a cominciare dalla modalità di scelta del nuovo Segretario generale.

«Quest’anno gli Stati membri hanno l’opportunità storica di dare un nuovo slancio alle Nazioni Unite,» ha dichiarato Salil Shetty. «Devono sostenere la candidatura forte per il posto di Segretario, la candidatura di una persona che si saprà impegnare a fondo, e portare una visione forte, capace di far indietreggiare qualsiasi Stato che abbia la tentazione di interrogare l’importanza dei diritti umani sul proprio territorio nazionale e a livello internazionale.»

Per far sì che questo avvenga è necessario che il meccanismo elettorale sia equo e trasparente e che il punto di vista dei candidati.