La Gendarmeria tentati di impedire alla persone di entrare nel terminal Eurostar di Coquelles, 30 gigno 2015, Calais, Francia. Centinaia di migranti continuano a tentare di entrare nel tunnel sotto la Manica per salire su treni diretti in Inghilterra. © Rob Stothard/Getty Images
La Gendarmeria tentati di impedire alla persone di entrare nel terminal Eurostar di Coquelles, 30 gigno 2015, Calais, Francia. Centinaia di migranti continuano a tentare di entrare nel tunnel sotto la Manica per salire su treni diretti in Inghilterra. © Rob Stothard/Getty Images

Giungla di Calais Lo sgombero non rappresenta la soluzione

1 marzo 2016
Il 29 febbraio 2016, dopo l'autorizzazione del tribunale amministrativo allo sgombero della settimana precedente, è iniziata la demolizione di una parte della «Giungla», il campo informale dei migranti e dei rifugiati a Calais

Tra scene di violenza, circa 200 residenti sono stati sgomberati. Nel pomeriggio, le operazioni sono state interrotte. Ulteriori sgomberi sono previsti nelle prossime settimane, fino a quando il campo non sarà stato completamente demolito.

«Le autorità francesi devono garantire che non passeranno col bulldozer anche sui diritti dei migranti e dei rifugiati, molti dei quali con ogni probabilità sono in condizioni di estrema vulnerabilità» - ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

«La situazione a Calais non è evidentemente sostenibile, ma gli sgomberi non rappresentano alcuna soluzione a una crisi cui le autorità francesi e britanniche hanno voltato le spalle per anni. Occorre esaminare la situazione in chiave complessiva: non solo dai singoli aspetti del controllo delle frontiere, dell'alloggio e dell'igiene. A Calais ogni persona ha necessità e diritti che devono essere protetti» – ha proseguito Dalhuisen.

«Le autorità francesi devono assicurare che le persone di cui è previsto lo sgombero siano consultate in modo reale e che siano considerate tutte le opzioni a loro disposizione, tra cui facilitare l'accesso alla procedura d'asilo in Francia e fornire visti per il Regno Unito per i ricongiungimenti familiari o per altri buoni motivi che giustifichino l'ammissione. Sebbene vi sia il canale della Manica di mezzo, non è una questione di cui il governo di Londra si può lavare le mani» –  ha concluso Dalhuisen.