I lavoratori, in particolare quelli impegnati nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture della Coppa del mondo di calcio, sono esposti al pericolo di lavoro forzato.  © Amnesty International
I lavoratori, in particolare quelli impegnati nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture della Coppa del mondo di calcio, sono esposti al pericolo di lavoro forzato. © Amnesty International

Qatar Lavoratori migranti a rischio nonostante le riforme

Le modifiche alla legislazione sul lavoro in Qatar hanno apportato modifiche solo superficiali e continuano a lasciare i lavoratori migranti, compresi quelli impegnati nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture dei mondiali di calcio del 2022, in balia dello sfruttamento da parte dei datori di lavoro e a rischio di lavoro forzato.

Lo ha denunciato Amnesty International in una nuova ricerca intitolata “Nuovo nome, vecchio sistema? La nuova legislazione del Qatar in materia d’impiego e lo sfruttamento dei lavoratori migranti”.

Nella ricerca, Amnesty International valuta gli scarsi risultati raggiunti dalle riforme che il governo aveva annunciato come il superamento dei principali aspetti del sistema della “sponsorizzazione”. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, il rischio di subire lavoro forzato e altri abusi rimane alto per i lavoratori migranti, compresi quelli impegnati nella costruzione degli stadi, delle infrastrutture relative ai trasporti e di altri impianti essenziali come gli alberghi.

“La nuova legge può anche essersi sbarazzata della parola ‘sponsorizzazione’ ma il sistema è rimasto intatto. Sebbene sia positivo che il Qatar abbia riconosciuto che le sue leggi alimentano gli abusi, l’inadeguatezza dei cambiamenti apportati continuerà a lasciare i lavoratori in balia di datori di lavoro intenzionati a sfruttarli” – ha dichiarato James Lynch, vicedirettore del programma Temi globali di Amnesty International.

“Le cause fondamentali che producono lo sfruttamento restano intatte. In pratica, i datori di lavoro possono ancora impedire ai lavoratori di lasciare il paese. Rendendo più facile ai datori di lavoro la confisca del passaporto, per alcuni migranti la nuova legge può risultare persino peggiore di prima. La tragedia è che molti di essi pensano che la nuova legge porrà fine ai loro incubi” – ha spiegato Lynch.

“La Fifa, i suoi sponsor e i governi che vogliono avere rapporti economici col Qatar non possono e non devono usare questa riforma per giungere alla conclusione che il problema dello sfruttamento del lavoro migrante sia stato risolto. Se le riforme si fermeranno qui, in tutto il paese i lavoratori continueranno a rischiare di subire gravi abusi” – ha sottolineato Lynch.

La nuova legge incide appena superficialmente sul sistema di sfruttamento

Nel marzo 2017 l’Organizzazione internazionale del lavoro deciderà se il Qatar avrà fatto abbastanza per impedire il lavoro forzato. La ricerca di Amnesty International mette in evidenza che la Legge n. 21 sull’entrata, l’uscita e la residenza dei cittadini stranieri, in vigore da oggi, non apporterà cambiamenti significativi nella relazione tra datore di lavoro e lavoratore, basata sullo sfruttamento.

La nuova legge sostituisce quella del 2009 sulla sponsorizzazione, generalmente identificata come una delle principali cause dello sfruttamento dei lavoratori migranti. Tuttavia, tre aspetti della nuova legge presentano ancora rischi di sfruttamento e persino di lavoro forzato:

– per cambiare impiego nel corso di un contratto della durata tipica di cinque anni, i lavoratori avranno ancora bisogno del permesso del loro datore di lavoro, senza il quale rischieranno di essere accusati del reato penale di “latitanza”;

– per lasciare il paese, i lavoratori dovranno ancora chiedere il permesso del datore di lavoro, che potrà negarlo; in caso di ricorso, deciderà una commissione governativa;

– i datori di lavoro potranno trattenere i passaporti dei lavoratori, un’azione in precedenza illegale e che d’ora in poi potrà essere facilmente intrapresa dai datori di lavori per proseguire lo sfruttamento.

Inoltre, la nuova legge inoltre non cambia minimamente la situazione delle migliaia di lavoratrici e lavoratori domestici, esclusi dalle protezioni basilari dalla legislazione sul lavoro del Qatar.

Amnesty International chiede al Qatar di introdurre una riforma complessiva delle leggi sul lavoro che abolisca senza ambiguità l’obbligo del permesso per lasciare il paese, vieti del tutto la confisca dei passaporti ed esenti i lavoratori dalla richiesta di dover ottenere il permesso del datore di lavoro per cambiare impiego.

Le responsabilità della Fifa e del mondo del calcio

Nei prossimi due anni i lavori relativi agli impianti e alle infrastrutture dei mondiali di calcio del 2022 raggiungeranno il picco: si ritiene che verranno costruiti almeno otto stadi, oltre ad alberghi, sistemi di trasporto e altre infrastrutture.

Il 30 marzo 2016, un rapporto di Amnesty International aveva rivelato che oltre 230 lavoratori impiegati nella costruzione dello stadio internazionale Khalifa e nel complesso sportivo Aspire erano sottoposti a sfruttamento e in alcuni casi a lavoro forzato.

Nella visione strategica della Fifa presentata dal presidente Gianni Infantino nell’ottobre 2016, gli organi di governo del calcio devono usare la loro influenza per affrontare i rischi relativi ai diritti umani “con la stessa determinazione con cui perseguono i loro interessi commerciali”.

“A metà strada nella preparazione dei mondiali di calcio del 2022, le autorità del Qatar non hanno fatto abbastanza per porre rimedio a violazioni del diritti umani ampiamente documentate. La Fifa non può proseguire a rimanere vergognosamente ambigua sulla sofferenza dei lavoratori in Qatar” – ha detto Lynch.

“Lo sfruttamento continuerà a macchiare la reputazione della Fifa e dei suoi mondiali di calcio, se questa organizzazione non chiederà cambiamenti strutturali nella relazione tra datori di lavoro e lavoratori migranti” – ha sottolineato Lynch.

 “Le grandi squadre che si allenano e giocano in Qatar, contribuendo in questo modo a fare del paese un centro di élite per il calcio mondiale, non devono girarsi dall’altra parte ma devono esprimere a chi le ospita il desiderio di giocare in un ambiente favorevole ai diritti umani. I calciatori e le loro squadre non possono vivere in una bolla” – ha concluso Lynch.