«Cinque anelli per Rio. Una fiamma per i diritti umani» © Klaus Petrus
«Cinque anelli per Rio. Una fiamma per i diritti umani» © Klaus Petrus

Rinnovato aumento della violenza poliziesca prima delle Olimpiadi di Rio

Comunicato stampa, 27 aprile 2016, Rio de Janeiro/Lugano – Contatto media
Da inizio mese la polizia di Rio ha ucciso undici persone. Il nuovo aumento della violenza da parte della polizia che getta nella paura in particolare gli abitanti delle favelas. Questa la denuncia di Amnesty International a 100 giorni dall’apertura dei Giochi. La Sezione svizzera lancia quindi la campagna “Cinque anelli per Rio. Una fiamma per i diritti umani”, che ha come testimonial il calciatore Gelson Fernandes e l’attore Urs Althaus.

I residenti delle numerose favelas di Rio de Janeiro vivono nella paura dopo l’uccisione di almeno 11 persone in sparatorie con la polizia da inizio mese. Questo l’avvertimento lanciato da Amnesty International a 100 giorni dall’apertura dei Giochi Olimpici.

Nella sola città di Rio almeno 370 persone sono state uccise dalla polizia lo scorso anno, ovvero un omicidio su cinque. Si registra pure il fallimento da parte delle autorità nel tradurre davanti alla giustizia le persone responsabili e la linea dura applicata dalle autorità nei confronti delle proteste di strada, per lo più pacifiche.

“Nonostante la promessa dell’eredità di una città sicura in seguito alla Olimpiadi, a Rio gli omicidi da parte della polizia sono significativamente aumentati nel corso degli ultimi anni. Molte persone sono state ferite gravemente da proiettili di gomma, granate stordenti e perfino armi da fuoco usate dalle forze di polizia durante le proteste,” ha dichiarato Atila Roque, direttore di Amnesty International Brasile.

“Fino a oggi la maggior parte degli omicidi da parte della polizia non sono stati indagati, non sono state create direttive chiare sull’impiego delle armi non letali e non esiste un protocollo di formazione rigoroso; le autorità inoltre continuano a trattare i manifestanti come il “nemico pubblico””.

“Durante i prossimi 100 giorni rimane ancora molto che le autorità e gli enti implicati nell’organizzazione di Rio 2016 possono e devono fare per garantire che le operazioni di pubblica sicurezza non violino i diritti umani. Ci aspettiamo dalle forze di polizia di Rio che adottino un approccio alla sicurezza pubblica incentrato sulla prevenzione e la consultazione, invece di continuare con la loro strategia dello “spara prima, chiedi dopo””.

Negli ultimi anni si è registrato un aumento dell’uso eccessivo della forza da parte delle forze di polizia nello stato di Rio de Janeiro, e la maggiora parte delle vittime sono giovani uomini neri delle favelas e da aree marginalizzate.

Nel 2014, quando il Brasile ha ospitato la Coppa del mondo, nello stato la polizia ha ucciso 580 persone, il 40% in più rispetto al 2013. La cifra per il 2015 è ancor più alta, a 645.

Anche se non è possibile collegare direttamente questo aumento delle uccisioni da parte della polizia con la preparazione delle Olimpiadi, le statistiche mostrano chiaramente uno schema di uso eccessivo della forza, violenza e impunità che mette in cattiva luce l’operato delle istituzioni pubbliche di sicurezza. Molti di questi omicidi avvengono nello Stato di Rio de Janeiro che ospiterà i Giochi.

Nell’agosto 2015 Amnesty International ha lanciato il rapporto «You Killed My Son: Homicides Committed by Military Police in the City of Rio de Janeiro» (pdf, 47 p.), che mostra nel dettaglio le pratiche dal “grilletto facile” da parte della polizia nella favela di Acari dopo la Coppa del mondo del 2014. L’organizzazione ha rivelato come nella maggior parte delle uccisioni da parte della polizia militari avvenuti a Acari nel 2014 che ha potuto documentare ci siano indicazioni che portano a pensare si tratti di esecuzioni extragiudiziali. Nonostante la pressione da parte dell’opinione pubblica nessuno fino ad ora è stato tradotto in giustizia per questi omicidi.

Per quel che riguarda l’impunità questo ciclo di violenze e uccisioni da parte della polizia continuerà.

“È preoccupante vedere che omicidi da parte della polizia avvengono quotidianamente a Rio e in altre città brasiliane, ma la risposta da parte delle autorità continua ad essere molto insufficiente. Il prezzo da pagare in termini di dolore e perdita di vite ricade sui residente delle favelas e altre zone povere, in particolare giovani uomini neri,” ha dichiarato Atila Roque.

La repressione delle proteste da parte della polizia è un’altra preoccupazione in vista dei Giochi Olimpici.

Due anni dopo aver ospitato la Coppa del Mondo, quando Amnesty International ha inoltre denunciato casi di uso eccessivo e non necessario della forza da parte della polizia nel corso di proteste, incluso l’uso improprio di armi non letali, nessuna misura effettiva è stata messa in atto per prevenire ulteriori abusi da parte della polizia. Nei fatti l’unica legislazione relativa alla sicurezza pubblica in relazione alle Olimpiadi è una legge anti-terrorismo che in pratica può venir impiegata per diminuire e criminalizzare le proteste.

Lancio della campagna Rio in Svizzera

Il 23 aprile la Sezione svizzera di Amnesty International, nell’ambito dell’Assemblea generale tenutasi a Ginevra, ha lanciato la campagna „Cinque anelli per Rio. Una fiamma per i diritti umani.“ La campagna auspica la fine della violenza da parte della polizia, e mira a evitare nuove violazioni dei diritti umani nel contesto dei Giochi Olimpici. Gli ambasciatori svizzeri della campagna sono Gelson Fernandes, calciatore della nazionale svizzera, e Urs Althaus, attore e scrittore.

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