Un bimbo va a cercare l'acqua a Sanaa, nel bel mezzo di una crisi di approvigionamento idrico, 22 ottobre 2015©MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images
Un bimbo va a cercare l'acqua a Sanaa, nel bel mezzo di una crisi di approvigionamento idrico, 22 ottobre 2015 ©MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images

Yemen "Nei negoziati di pace al primo posto gli aiuti alla disperata popolazione civile"

26 luglio 2016
Amnesty International ha denunciato che gli ostacoli alla fornitura di aiuti di prima necessità alla popolazione civile dello Yemen stanno acuendo la crisi umanitaria nel paese e mettendo in pericolo vite umane. L'organizzazione per i diritti umani ha sollecitato tutte le parti in conflitto a consentire pieno e libero accesso alle organizzazioni che cercano di consegnare forniture essenziali.

Nel maggio 2016 una delegazione di Amnesty International ha visitato alcune zone dello Yemen controllate dal gruppo armato huthi e ha incontrato 11 organizzazioni umanitarie locali e internazionali, che hanno evidenziato gli ostacoli alla consegna degli aiuti frapposti sia dagli huthi che dalla coalizione a guida saudita.

L'organizzazione per i diritti umani ha sollecitato i partecipanti ai negoziati di pace del Kuwait, la cui chiusura è prevista questa settimana, a dare massima priorità alla necessità che sia rimosso ogni ostacolo all'arrivo degli aiuti umanitari.

"Questi ostacoli, del tutto illegali, stanno causando indicibili sofferenze e privando i civili di beni fondamentali, nel mezzo di un conflitto ancora in corso. Diventa così assolutamente fondamentale che i negoziati diano priorità a questo aspetto e prevedano misure per garantire che gli aiuti arrivino a chi ne ha maggiore bisogno e che gli operatori umanitari non siano minacciati né presi a bersaglio" - ha dichiarato Lama Fakih, alta consulente per le crisi di Amnesty International.

"Tutte le parti in conflitto hanno l'obbligo di permettere e facilitare l'assistenza umanitaria imparziale alle popolazioni in bisogno. Bloccare gli aiuti è una violazione del diritto internazionale umanitario. Gli aiuti umanitari devono arrivare, senza ostacoli, a tutti gli yemeniti che hanno disperato bisogno di cibo, acqua e medicine. Gli operatori umanitari devono svolgere il loro lavoro senza interferenze né ostacoli" - ha proseguito Fakih.

Nella prima metà di luglio, tra la fine del mese di Ramadan e la ripresa dei negoziati il 15 luglio, gli attacchi aerei e di terra in varie parti dello Yemen si sono nuovamente intensificati, causando ulteriori sfollati e peggiorando una situazione che già vedeva la metà dei bambini cronicamente malnutriti e meno di uno su 10 di essi raggiungere l'età di cinque anni.

Gli operatori umanitari incontrati da Amnesty International hanno descritto all'unisono gli ostacoli che impediscono l'arrivo degli aiuti umanitari: come le procedure estenuanti e infinite imposte dalla coalizione a guida saudita alle organizzazioni umanitarie, come informare tutti gli stati membri della coalizione sui loro movimenti e fornire passo dopo passo le coordinate della loro posizione in modo da non essere bombardate.

Tra gli altri ostacoli, vi sono le minacce, le intimidazioni, il blocco delle attività, l'interferenza degli apparati di sicurezza huthi, la chiusura forzata dei programmi umanitari, le limitazioni eccessive e arbitrarie agli spostamenti di beni e persone e i tentativi di compromettere l'imparzialità degli aiuti.

La coalizione a guida saudita non protegge gli operatori umanitari e le loro attività
Nel tentativo di raggiungere i civili in stato di bisogno, gli operatori umanitari vanno incontro ogni giorno a numerosi rischi e minacce a causa del conflitto in corso e degli ordigni inesplosi. A ciò si aggiunge la mancanza di cooperazione da parte della coalizione a guida saudita, che produce costi aggiuntivi e perdite di tempo.

"Le organizzazioni umanitarie già devono affrontare condizioni di lavoro pericolose e una rete di infrastrutture distrutta. Di fronte a vite umane a rischio, è assurdo che la consegna degli aiuti debba anche dipendere dalle regole ad hoc disposte dalla coalizione a guida saudita" - ha commentato Fakih.
La coalizione a guida saudita pretende mappe eccessivamente dettagliate e informazioni sul personale e i veicoli impiegati nelle consegne degli aiuti. Queste richieste portano via tempo e risorse. In alcuni casi, le organizzazioni umanitarie non sanno o non vogliono fornire queste informazioni e finiscono per ritrovarsi in grave pericolo.

"Dovrebbe spettare alla coalizione a guida saudita l'onere di garantire che non saranno colpiti civili od obiettivi civili, compresi gli operatori umanitari e le forniture di aiuti. La coalizione a guida saudita e gli huthi dovrebbero facilitare l'arrivo di assistenza umanitaria imparziale, anziché renderla più difficile" - ha sottolineato Fakih.

Intimidazioni ai danni degli operatori umanitari da parte degli huthi
Le organizzazioni umanitarie denunciano minacce fisiche e verbali, arresti e interrogatori ad opera di svariati comitati di sicurezza degli huthi e di organismi ai loro comandi. In alcuni casi, dopo aver rifiutato di fornire i nomi delle persone beneficiarie degli aiuti, operatori umanitari sono stati arrestati o minacciati con le armi da fuoco e costretti a cessare le loro attività.

Ostacoli burocratici
Una lunga serie di procedure burocratiche imposte dai ministeri controllati dagli huthi allungano i tempi per l'autorizzazione alla fornitura degli aiuti. Ad esempio, organizzazioni umanitarie si sono viste chiedere i programmi di viaggio per i tre mesi successivi, una richiesta estremamente difficile da soddisfare in un conflitto armato nei quali i piani possono cambiare da un momento all'altro.

Le autorità di fatto huthi hanno inoltre imposto una serie di restrizioni agli operatori umanitari internazionali, arrestandone arbitrariamente alcuni, negando l'ingresso ad altri o ritardandone i movimenti attraverso visti o permessi necessari per spostarsi all'interno del paese. Quest'ultimo provvedimento riguarda anche lo staff locale.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nel febbraio 2016 il ministero dell'Interno ha rifiutato a tre diverse missioni delle Nazioni Unite l'autorizzazione a viaggiare dalla capitale Sana'a verso Ibb e Ta'iz: in quest'ultima città, la terza dello Yemen, il 79 per cento della popolazione ha bisogno di aiuti umanitari.

Interferenza con l'indipendenza delle operazioni umanitarie
In alcuni casi le autorità huthi, tra cui il ministero della Pianificazione, hanno sospeso e anche annullato le valutazioni sui bisogni umanitari e i programmi di monitoraggio relativi. Hanno anche tentato di esercitare influenza sui criteri di assunzione delle organizzazioni umanitarie o sulla scelta dei destinatari degli aiuti. Ciò è in contrasto con i principi che sono alla base dell'aiuto umanitario, ossia l'indipendenza e l'imparzialità, e con le migliori prassi condivise a livello internazionale. Queste interferenze impediscono concretamente le operazioni umanitarie, dalla loro preparazione alla consegna degli aiuti.

Il piano delle Nazioni Unite di risposta umanitaria per lo Yemen avrebbe bisogno di 1,8 miliardi di dollari Usa ma alla fine del giugno 2016 era stato finanziato solo per il 25 per cento del totale.

"In Yemen è in corso una disperata crisi umanitaria e i finanziamenti per le organizzazioni di aiuto è fondamentale. Così come è imperativo che le valutazioni per determinare l'effettivo livello di bisogno siano svolte senza interferenza" - ha affermato Fakih.

“Secondo il diritto internazionale umanitario, tutte le parti in conflitto devono garantire agli operatori umanitari libertà di movimento e protezione dagli attacchi, dalle intimidazioni e dagli arresti arbitrari. Esse devono inoltre assicurare la fornitura rapida e non ostacolata di aiuti umanitari imparziali a tutti coloro che ne necessitano" - ha concluso Fakih.