© Daily Chalkupy on Flickr, under a creative commons license
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Commutata la condanna di Chelsea Manning Una decisione attesa da tempo, passo importante per i diritti umani

18 gennaio 2017
Alla fine, tre giorni prima dell’uscita formale dalla Casa Bianca, la grazia del Presidente Obama è arrivata. Chelsea Manning, l’analista militare condannata nel 2013 a 35 anni di carcere per aver divulgato 700.000 documenti riservati, molti dei quali relativi all’operato dell’esercito statunitense in Iraq e in Afghanistan, tornerà in libertà il 17 maggio.

"Chelsea Manning ha permesso di portare alla luce gravi abusi, a per questo i suoi diritti sono stati violati dal governo statunitense, per anni," ha dichiarato Margaret Huang, direttrice di Amnesty International USA.

"Il Presidente Obama ha fatto la cosa giusta commutando la condanna, queste decisione però doveva avvenire molto prima. È terribile pensare che abbia trascorso anni in carcere mentre le persone implicate nelle informazioni che ha rivelato non sono ancora state chiamate a rendere conto dei propri atti davanti alla giustizia."

Arrestata nel maggio 2010, Manning è stata sottoposta a una durissima detenzione preventiva, tra cui 11 mesi di trattamento equivalente alla tortura, in una base militare in Iraq e poi in quella di Quantico, negli Usa.

Manning ha sempre sostenuto di aver agito nell’interesse pubblico, per generare un dibattito alla luce del sole sulla guerra, i suoi costi e le sue conseguenze. Alcuni dei documenti che ha reso noti riguardano possibili violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dell’esercito degli Usa su cui sarebbe necessario svolgere indagini approfondite e indipendenti.

Manning ha tentato due volte il suicidio, a luglio e a ottobre dello scorso anno. Dopo il primo tentativo, è stata punita con 14 giorni di isolamento.